Spettacolo da Mondiale. Esaltante vetrina per il nostro territorio

27 Maggio 2022

«Cavour sarebbe contento». Folla mai vista. Il marchio di Yates

Una folla mai vista, sia alla partenza da Santena, sia sulle colline tra Pino e Pecetto. La tappa di sabato non ha tradito le attese delle migliaia di persone che si sono riversate sulle strade del Chierese. Al calore e alla passione del pubblico, i corridori hanno risposto offrendo un grande spettacolo di sport che ha esaltato i presenti e tenuto incollati agli schermi milioni di italiani.

Su e giù più volte per le nostre colline, con scatti e controscatti dei grandi della classifica. Alla fine l’ha spuntata un ritrovato Simon Yates, che alla vigilia del Giro d`Italia era considerato uno dei grandi favoriti ma si era perso strada facendo, uscendo di classifica.

La Santena-Torino, di 147 km, si corre sotto un sole estivo e con una temperatura di oltre 30 gradi Ilvia viene dato alle 13 dal sindaco Ugo Baldi, tra la gente in festa. Ma nella città cavouriana la giornata comincia molte ore prima, con l’arrivo degli addetti ai lavori dalla mattina presto. Poi la zona del palco e il villaggio di partenza cominciano a riempirsi di colore, passione e curiosità.

Bar, ristoranti, gelaterie e panetterie lavorano senza sosta, mentre la gente torna finalmente a sorridere e a ritrovarsi dopo due anni di chiusure e limitazioni. Tante le persone anche da fuori regione e dall’estero. Spicca fra tutti il gruppo di parenti e amici dei ciclisti Carapaz e Narvaez, appena giunti dall’Ecuador. E i santenesi gonfiano il petto per il successo dell’evento, mostrando un pizzico di orgoglio. Il presidente della Fondazione Cavour, Marco Boglione, artefice della partenza di tappa da Santena insieme al consigliere regionale Davide Nicco, sorride e guarda avanti: «Cavour sarebbe contento di questa giornata. Visto che il nostro obiettivo è di valorizzare l’unità, chissà che per il 170° anniversario (nel 2031, n.d.r) il Giro non possa partire proprio da qui, dove si è fatta l’Italia».

E sottolinea: «Oggi milioni di italiani e di persone nel mondo sentono ripetere più volte il nome di Santena, vedono le immagini del castello e del parco, associano Santena a Cavour e all’unità d’Italia: per me è importantissimo. Dal punto di vista del brand, abbiamo dato un primo colpo e speriamo che nei prossimi 4-5 anni la città possa aver cambiato faccia». Dopo la partenza, la festa si trasferisce sulle strade, con migliaia di persone lungo lo spettacolare percorso. In tanti partecipano al momento di intrattenimento della carovana pubblicitaria in viale Fasano, a Chieri, e poi al fondo della Panoramica a Pino Torinese. Tantissimi si riversano fin dal mattino presto sulla salita Sassi-Superga e in via Alla son-strada della Vetta, a Pecetto. Qui è l’epicentro del tifo e del folclore: uno striscione con su scritto “Benvenuti all`inferno” accoglie i corridori nel tratto più duro, quello con pendenze oltre il 20%. Poi ci sono bandiere, gonfiabili` con lo squalo, cartelli inneggianti Nibali, cappelli colorati, applausi e tifo per ognuno dei protagonisti.

La gara garantisce spettacolo fin dai primi chilometri, con alcuni tentativi di fuga che vengono prontamente annullati. Il gruppo comincia a sgranarsi nella salita di Rivodora e poi a Revigliasco. Nella prima ascesa a Superga i grandi della classifica si muovono e creano selezione, rimanendo in dodici. In strada della Vetta, due ali di folla simili a quelle delle grandi salite alpine “spingono” i “big” su per le pendenze, ma loro si marcano a uomo e nessuno osa attaccare. Dopo il passaggio dal traguardo alla Gran Madre, la gara prosegue di nuovo verso Sassi per l’ultima salita a Superga.

Qui la corsa “scoppia”, con il grande favorito Richard Carapaz che attacca e scollina in solitaria. Al suo inseguimento Vincenzo Nibali, il più atteso dal pubblico, che lo acclama fin dall`inizio di tappa. In strada della Vetta Carapaz viene raggiunto dagli inseguitori Hindley, Nibali e Yates. Quest’ultimo riesce poi a staccare la concorrenza sull`ultimo, breve strappo del parco del Nobile, arrivando in solitaria a mani alzate alla Gran Madre.



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