Prodi “scagiona” il Cav: “La perizia psichiatrica ennesima follia italiana”

L'ex premier interviene in favore di Berlusconi. E chiude all'ipotesi Colle: "Sarei un incosciente"

Rivalità e ruggini sono sepolte. Ora Romano Prodi sembra riconoscere che con Silvio Berlusconi si è superato il segno. Almeno in quest'ultima incredibile tornata giudiziaria. «La perizia psichiatrica è una delle ennesime follie dell'Italia», afferma l'ex premier che fu il leader dell'Ulivo e forse il più tenace avversario del Cavaliere. Siamo al Castello di Santena, in provincia di Torino, e per l'occasione Prodi riceve il Premio Cavour 2021. Giovanni Minoli pone le domande e naturalmente non si lascia sfuggire la ghiotta opportunità. Così gli chiede di quella richiesta di perizia avanzata dai giudici del Ruby Ter che ha provocato l'ira del Cavaliere; l'ex numero uno della Commissione europea ha ormai sotterrato l'ascia di guerra e deve essere entrato in un'altra dimensione: ha appena pubblicato le memorie di un ottuagenario, Strana vita, la mia e scruta orizzonti più rarefatti.

Minoli lo stuzzica, lui risponde senza acrimonia, prendendo implicitamente le difese del Cavaliere. La perizia psichiatrica, chiesta dal tribunale di Milano, è una follia. Appartiene al catalogo delle bizzarrie italiane. La storia è nota: il tribunale ha disposto l'esame, uno sfregio personale ma anche per il Paese, e Berlusconi ha risposto per le rime: i giudici vadano pure avanti, lui non si sottoporrà ad alcun test, considerato a dir poco umiliante. La corte a questo punto ha annullato la perizia ormai inutile, ma il danno era fatto.

E Prodi, avversario per una vita, stigmatizza un gesto che deve essergli apparso insensato. Un oltraggio ad uno dei grandi protagonisti della storia patria del Dopoguerra. Per la verità, Prodi non si ferma qua e va oltre, osservando con compiacimento l'evoluzione di Forza Italia: l'ingresso degli azzurri nel Ppe «ha avuto l'esito di spostare Forza Italia verso una linea europea». Dunque, il prossimo anno – butta lì Minoli – il Cavaliere potrebbe ricevere il Premio Santena. «Questo – replica lui – dipende dalla giuria, non da me».

Certo, nella biografia, Prodi ricostruisce un incontro illuminante con Helmut Kohl, allora stella polare dei Popolari. Lo statista tedesco dava in privato giudizi taglienti su Berlusconi, ma aveva deciso di accoglierlo nella famiglia dei Popolari europei. Prodi, scandalizzato e disorientato, gli chiede in quel meeting: «Ma che stai facendo?», l'altro gli fa capire che quella è la strada da seguire. «Aveva ragione lui – ammette ora il professore bolognese – Forza Italia è oggi una forza europeista. Quello è stato il capolavoro di Kohl».

Insomma, il gioco dei ricordi, sollecitati anche da Minoli, porta Prodi a schierarsi due volte con Berlusconi. Mai visto prima. Così la chiacchierata con Minoli si fa sorprendente e sfratta vecchi luoghi comuni; contemporaneamente arriva l'ennesimo disimpegno rispetto al Quirinale: «Ho 82 anni, affrontare un settennato sarebbe da incoscienti». E alla salita al Quirinale, scrive nelle confessioni, preferisce la salita allo Stelvio. «Almeno finché mi è possibile. Resta l'amarezza per i 101 franchi tiratori che lo impallinarono nel 2013, in realtà molti di più, 118 o 120, ma quella è ormai una storia archiviata. Anche se quella congiura resta un mistero di palazzo ben custodito.

Su Berlusconi, invece, il giudizio è ora quasi benevolo e quella condanna della perizia, forse una svista più che un colpo a freddo, è un attestato di solidarietà dopo le infinite liti e punture di spillo del passato. A 82 anni, anche Prodi critica una magistratura sempre più in crisi.



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