L’Italia festeggia 160 anni al Museo del Risorgimento

Il 160° anniversario dell’Unità d’Italia sarà celebrato mercoledì mattina al Museo del Risorgimento con un evento a cui parteciperà da remoto il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Il titolare del Mibact per l’occasione era stato invitato e avrebbe dovuto essere a Torino, ma l’aggravarsi della pandemia costringerà lui e le altre autorità a collegarsi in streaming. A fare gli onori di casa, con i vertici del museo Mauro Caliendo e Ferruccio Martinotti, il presidente della Regione Alberto Cirio, la sindaca Chiara Appendino, l’arcivescovo Cesare Nosiglia, i numeri uno di Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo Giovanni Quaglia e Francesco Profumo. Durante la cerimonia, organizzata con Consiglio regionale del Piemonte e Ied, sarà presentata la nuova identità visiva del museo, come leit motiv lo slogan “Oggi è già storia!”.

Non sarà questo l’unico appuntamento per il 17 marzo, ricorrenza che non avrà certo lo stesso impatto sulla città di dieci anni fa, quando, per il 150°, era giunto sotto la Mole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per tagliare nastri, tra l’altro anche al Museo del Risorgimento che riapriva del tutto rinnovato. Dal Quirinale è arrivata venerdì solo una carrozza modello Mylord, quella che il re Vittorio Emanuele II usava per girare per Roma: già esposta nella Rotonda dell’Armeria Reale, la si potrà vedere per ora solo on line, in attesa che i musei riaprano. E a proposito di musei, ancora mercoledì, dopo un decennio di progetti e lavori, apre a Santena il Memoriale Cavour: a causa dell’emergenza sanitaria, l’inaugurazione vera e propria è stata rimandata al 6 giugno, anniversario ancora di 160 anni, ma dalla morte dello statista: un assaggio virtuale sarà però già fruibile tra tre giorni sul canale YouTube di Fondazione Cavour. «È un museo boutique, con una finzione didattica, l’unico in Italia dedicato al conte Benso — dice il presidente Marco Boglione — Abbiamo ricostruito con un importante restauro la residenza antica, dove si possono ammirare le opere di tutta la vita del grande statista».

Il percorso si apre con la voce del cugino di Cavour William de La Rive, suo primo biografo, e prosegue nei tre piani di visita, di cui si potranno avere anticipazioni in pillole sul web. Come spiega il direttore Marco Fasano, «non si trovano sciabole o reperti particolari, ci sono però, oltre alla stanza dove Cavour è morto, oggetti a lui appartenuti, per esempio la coppa in porcellana di Sévres donata da Napoleone III per il Congresso di Vienna o la collezione della Santissima Annunziata avuta da Vittorio Emanuele II».

Anche la Direzione regionale Musei ricorda la data del 17 marzo con una serie di iniziative on line, per ricordare personaggi e fatti legati alle proprie collezioni. Mercoledì alle 16.30 ci sarà in particolare la conferenza in streaming “Da principi di Carignano a re d’Italia: storia e ascesa di un ramo cadetto”, introdotta dalla direttrice Elena De Filippis e dalla responsabile di Palazzo Carignano Chiara Teolato: a conversare tra loro gli storici Andrea Merlotti, direttore del Centro studi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, e Pierangelo Gentile, ricercatore in storia contemporanea all’Università di Torino. Racconteranno che per due secoli i principi di Carignano furono il principale ramo cadetto di Casa Savoia, svolgendo un ruolo importante nella storia europea, per poi divenire meno influenti: tuttavia la morte, senza discendenza maschile, dei figli di Vittorio Amedeo III rese nel 1831 Carlo Alberto prima erede al trono e poi re di Sardegna. Trent’anni dopo suo figlio Vittorio Emanuele II faceva dei Carignano la dinastia reale d’Italia.

Anche la Rai partecipa ai festeggiamenti. Ieri sera è andato in onda per Tg 2 Dossier il programma “Italia Unita. L’impresa di 160 anni fa”, che sarà replicato stamane alle 10.10 sullo stesso canale: abbondanti le riprese torinesi, tra gli esterni dei palazzi Reale e Madama, l’Aula del Parlamento del Museo del Risorgimento e il ristorante del Cambio.

Tra i protagonisti, gli storici Silvia Cavicchioli, Silvano Montaldo e ancora Pierangelo Gentile, esperti militari e discendenti di Garibaldi e Cavour, mentre fanno da guide in alcuni punti della città gli “historytellers” torinesi Michele Ferraro e Nicola Piovano.



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