La lapide della contessa di Castiglione

La ricostruzione dell’incredibile vicenda della lastra di pietra rinvenuta in una discarica
Non c’è pace per la contessa di Castiglione. Solo dopo la sua sepoltura venne trovato un taccuino nel quale Virginia aveva segnato le ultime volontà. Diseredava tutti i parenti, indicandoli uno per uno, dai toscani ai piemontesi, dimenticando però di citare i Tribone di Genova, discendenti di una sorella del nonno materno, che ereditarono una fortuna stimata all’epoca in due milioni di lire. L’archivio, con lettere e documenti compromettenti per molti, fu distrutto subito dalla polizia francese, in collaborazione con l’ambasciata italiana a Parigi.

Quel che si salvò, battuto all’asta, andò disperso fra vari collezionisti e privati. La famosa camicia da notte di seta di Compiègne, con la quale Nicchia incontrò Napoleone III, da lei conservata come “una reliquia”, sarà in seguito acquistata da Adriano Olivetti che ne fece poi dono al Museo Cavouriano di Santena. Rifiutata dall’Italia, non sepolta a Spezia o sulle Alpi in un bianco mausoleo come avrebbe desiderato, la salma di Virginia fu inumata al cimitero parigino Père-Lachaise in un’anonima tomba la cui lapide ha affrontato un’odissea che merita di essere raccontata.

Tutto ha inizio nel 1999 quando, sostituita con una copia, la lapide, in pietra, corrosa e quasi illeggibile, giunge a Torino in occasione del centenario della morte di Virginia, portata da Giuliano Soria che si dichiara disposto a provvedere, a proprie spese, al restauro per poi destinarla al Castello di Costigliole. Implicato in gravi vicende giudiziarie Soria, che morirà nel 2019, non pensò certo più alla lapide della Castiglione che è stata rinvenuta solo il 21 gennaio scorso ad Alpignano (Torino), in via Almese, una stretta via di campagna che costeggia la Dora Riparia, nel zleposito di un’impresa edilizia non più in attività. Il rifrovamento si deve a una vera e propria indagine condotta con perizia dal direttore della “Fondazione Cavour”, Marco Fasano.

Fino al 2009 la pietra si trovava infatti nel cortile della sede del “Premio Grinzane”, in via Montebello a Torino. Quando però iniziarono i guai giudiziari tale sede venne smantellata e parte del materiale, ceduto a un geometra proprietario del terreno di Alpignano, li fu abbandonato, lapide compresa. Ora è in custodia a Santena, sistemata in un`area esterna del complesso cavouriano, in attesa di concordare la sua destinazione finale con il Ministero della Cultura francese, secondo quanto dice il presidente della Fondazione Marco Boglione.



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