Dopodomani sono 160 anni dalla morte di Cavour – Oliva: «A scuola di politica con Cavour»

Ancora oggi, Cavour è considerato un simbolo della buona politica al quale si guarda con nostalgia, soprattutto a pochi giorni da un importante anniversario: domenica 6 giugno cadrà il 160esimo dalla sua morte. Lo storico Gianni Oliva lo ricorda: «Oggi c’è un grande deficit di qualità della politica, viene a mancare quella figura dello statista che sapeva ragionare sui bisogni del domani e non sui sondaggi elettorali di oggi. Oggi? Siamo in una fase di transizione, succede quando butti via una classe dirigente senza avere un ricambio, manca la politica che sa fare progetti». PRIMA PAGINA

«La scuola di politica nel nome di Cavour»
Lo storico Oliva parla della figura di Camillo Benso a 160 anni dalla morte: «Un esempio di lungimiranza in questa fase di transizione in cui non si sanno fare progetti»

C’è un episodio che aiuta a delineare lo spessore politico di Camillo Benso di Cavour, quello della «trota del demanio». A raccontarlo è lo storico Gianni Oliva, ex assessore regionale alla Cultura ed ex preside. Nel 1854, all’allora Primo ministro del Regno si Sardegna fu regalata una trota pescata fra i canali artificiali, si pose un dilemma: se era cresciuta tra le infrastrutture dello Stato, era a sua volta del demanio e quindi un bene pubblico? Non avrebbe potuto accettarla e la condivise con i propri avversari politici. Un piccolo episodio, avvenuto a Santena, emblematico del concetto di morale a quei tempi. Del resto, ancora oggi, Cavour è considerato un simbolo della buona politica al quale si guarda con nostalgia, soprattutto a pochi giorni da un importante anniversario: domenica 6 giugno cadrà il 160esimo dalla sua morte.

Oliva, perché la figura di Cavour ancora affascina?
«Quando io studiavo a scuola era Garibaldi il mito, perché erano gli anni Settanta e c’erano lotta e anticonformismo, quindi Garibaldi corrispondeva a quel modello. Oggi c`è un grande deficit di qualità della politica, viene a mancare quella figura dello statista che sapeva ragionare sui bisogni del domani e non sui sondaggi elettorali di oggi. Cavour è stato lungimirante sul piano politico, senza di lui l’Unità d’Italia non ci sarebbe stata. Non in quel momento».

Da dove arriva un personaggio del genere?
«Possiamo spiegare da dove nasce il suo orientamento politico. Nel 1840, ad esempio, uno che produceva tela a Lione e voleva venderla altrove poteva andare a Bordeaux o a Lille. Uno che faceva lo stesso mestiere a Chieti e voleva andare a Bari doveva attraversare sei frontiere, con sei dazi e altrettanti cambi monete. Un’economia industriale non poteva svilupparsi in un Paese così frammentato. Era un’esigenza sentita dalla classe borghese che immagina di produrre in modo industriale, come lo stesso Cavour aveva dimostrato nelle sue tenute. Serviva però una garanzia dinastica, la borghesia non voleva un Risorgimento dalle piazze: c’erano i Savoia e i Borbone, peraltro la famiglia più in vista».

Perché si partì da Torino?
«Le cose cambiarono nel 1848, quando le piazze chiesero le Costituzioni, concesse e poi ritirate, tranne a Torino, dove rimase. Carlo Alberto abdicò subito e Vittorio Emanuele II si trovò una classe dirigente fatta di Cavour, Lamarmora e D`Azeglio, non ebbe la forza politica di imporre l`assolutismo. In quegli anni Torino attrasse uomini illustri che non avevano più prospettive nei loro Paesi: De Sanctis da Napoli, Fanti da Modena, Tommaseo da Venezia, Pilo e Crispi dalla Sicilia. Cavour era espressione di questo fermento».

Come fece Cavour a sfruttare quel periodo?
«Nel 1855 coinvolse il Piemonte nella guerra di Crimea, servì per partecipare al Congresso di Parigi del 1856, che equivaleva a un G8 di oggi. Così il Piemonte fu legittimato a guidare il processo di cambiamento dell`Italia. Fece leva sulle contraddizioni, dato che Napoleone III voleva allontanare l’Austria dalla Pianura Padana. Oggi? Siamo in una fase di transizione, succede quando butti via una classe E esemplare l`aneddoto della trota del demanio ricevuta in dono dal primo ministro che volle condividerla perché “bene pubblico” dirigente senza avere un ricambio, manca la politica che sa fare progetti».

Cosa pensa del Memoriale?
Ne sono molto orgoglioso. Il luogo aveva bisogno di un intervento deciso. Con la presidenza di Nello Nesi è nato il Premio Occhiali di Cavour che ha portato personaggi importanti. Ora c’è Marco Boglione, un manager che riuscirà a utilizzare le sue qualità. In quegli spazi sarebbe bello avere una scuola di alta formazione per amministratori pubblici. Il parco? Da utilizzare per spettacoli estivi. Come un Punto verde regionale».



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