Dalle lodi a Cavour fino al Punt e Mes, così la regina Elisabetta conquistò Torino

9 Settembre 2022

Era il 9 maggio 1961 quando la sovrana trascorse alcune ore sotto la Mole. Tra i tanti impegni anche il tempo per una chiacchierata con il bianconero Charles e una visita alla Mandria

Il bacio fra Elizabeth e Torino si consuma in poche ore fra il pomeriggio e la sera di martedì 9 maggio 1961. La città è da mesi in fermento per Italia ’61 e per un giorno ritrova l’orgoglio di chi è stata capitale di un regno. Il Grand Tour regale aveva già toccato Cagliari, Napoli, Roma e Firenze. Un breve volo fino a Milano e di lì, con il treno presidenziale messo a disposizione da Giovanni Gronchi, sbarca alle 15.50 a Porta Nuova. Al binario la attendono il ministro Giuseppe Pella, presidente del Comitato Italia ’61, e i fiori offerti dalle figlie del console britannico a Torino vestite coi colori dell’Union Jack. In centro zona rossa, divieti di parcheggio, 700 civich mobilitati. Il corteo delle autorità si snoda per via Roma fino a Palazzo Madama. Nella quinta auto, una Rolls Royce, lei e il principe Filippo di Edimburgo. Elegantissima, bellissima. Abito giallo cromo, spolverino tre quarti stessa tinta con ampie maniche in gros-grain, calottina intessuta di finte mimose, scarpe intonate, tre giri di pelle al collo e al petto una broche di perle e diamanti. Da ore una moltitudine la aspetta schiacciata alle transenne sotto un sole già estivo. Ressa, gente fin sulle pensiline. Una donna sviene. Ma quando appare è tutto un “Betty! Betty!”.

Palazzo Madama. Sala del Senato Subalpino. Per lei un tronetto su red carpet. Speech ufficiali, il benvenuto del sindaco Amedeo Peyron, una medaglia coniata apposta e il leggendario comandante partigiano Enrico Martini “Mauri” che ricorda l’eroismo degli abitanti di Castiglione Torinese che avevano sfidato i fascisti per salvare 126 soldati inglesi. Il discorso della regina non è banale. Va dritto al cuore della città. Industria, Risorgimento. «I nomi di Vittorio Emanuele, di Cavour, di Mazzini e di Garibaldi occuperanno sempre un posto speciale nella nostra considerazione. Qui in Piemonte, nella culla dell’Unità italiana, Cavour studiò le forme della democrazia britannica e noi siamo orgogliosi di ricordare che due volte nella sua vita Mazzini trovò rifugio nel nostro paese. E siamo non meno orgogliosi di quel piccolo gruppo di inglesi che combatté sul campo a fianco dello stesso Garibaldi».

Fra i 300 sudditi in sala c’è il gallese John Charles, l’imponente centravanti della Juve. Uno e novanta lui, 25 centimetri in meno lei. Raccontano le cronache: «Il “gigante buono”, che sovrastava la Regina di tutta la testa, si è fatto umile, umile, ma non appariva confuso. La Regina, dopo avergli domandato come si trovava in Italia e quanti gol aveva segnato in questa stagione, gli ha detto: “Mi risulta che presto altri giocatori inglesi verranno in Italia”». Sopraggiunge Filippo che lo riconosce subito e attacca di calciomercato come vecchi amici in un pub: «So di sicuro che Greaves del Chelsea verrà a giocare per una squadra italiana nella prossima stagione. Però non credo che ci verrà anche la mezzala sinistra Haynes: mi risulta che la sua squadra, il Fulham, gli ha aumentato lo stipendio». Al che Betty, spazientita, va a recuperare Filippo come una Flo qualsiasi con il suo Andy Capp. Charles è ancora basito: «Se non fossi venuto a giocare in Italia, mai e poi mai avrei avuto l’onore di discorrere con la mia Regina». E giù un Punt e Mes.

Il cerimoniale ha ritmi da MrBean. Ore 16.25, Palazzo Carignano: visita a quattro sale della Mostra Storica sul Risorgimento Italiano e all’Aula del Parlamento subalpino con lo scranno di Cavour. Ore 17.40, Expo Italia ’61 e viaggio in monorotaia. A fare da guida il milieu della diplomazia parallela. La nostra Casa Reale con l’Avvocato in perfetto gessato, Vittorio Valletta, Pinin Farina, il professor Achille Mario Dogliotti: il soft power discreto che ha tessuto i fili e la regìa dell’intero evento. Sfrecciando per corso Vittorio – ancora chiuso in piazza Adriano dallo chalet della Birreria Boringhieri – e corso Svizzera, il corteo raggiunge la Mandria. La coppia reale è ospite del marchese Luigi Medici del Vascello e della marchesa Mariella, amici di vecchia data. Con loro per il tè l’ammiraglio sir Stuart Bonham Carter, aiutante di campo di Filippo, l’Infanta di Spagna Cristina Marone Cinzano e altra nobiltà. Un cappottino grigio prende il posto dello spolverino giallo. Non è dato sapere se abbia infilato gli stivali di gomma. Fatto è che The Queen salta su una Fiat Campagnola, e via per le rotte dei boschi che il principe conosce bene. C’era già stato l’autunno precedente per alcune battute di caccia al fagiano.

Il flirt con Torino ha il suo congedo a Caselle. Sulla pista li attendono autorità, bande musicali e soprattutto un modernissimo jet De Havilland Comet 4B arrivato da Londra il giorno prima. Il comandante Baille ha pure battuto in volo un record: Londra-Torino in appena un’ora e sette minuti alla media di 960 chilometri l’ora. «Arrivederci, torneremo», il saluto sulla scaletta. Un pezzo di capitale sabauda li segue pure sulle nuvole. Dopo l’aragosta di Sardegna, il menu di bordo offre un’anatra di Torino all’arancia. Come dessert un enigmatico “Piemontese cream-cake” (un bonet?). E per chiudere, un torinesissimo espresso.



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