Dai quadri parlanti ai video il memoriale Cavour 4.0 apre al futuro e ai visitatori

Santena, finiti i lavori nel castello della famiglia Benso. Da lunedì ingresso su prenotazione

Dialogare con il mondo contemporaneo, pur rimanendo nell’anima una realtà ottocentesca. Una sfida lanciata dalla presidenza del Consiglio dei ministri con un investimento di 3 milioni che Santena ha pienamente colto grazie al lavoro del comitato storico della Fondazione intitolata allo statista che ha fatto l’Italia. A valorizzare uno dei patrimoni storici più importanti del Paese entrano prepotentemente la multimedialità e le nuove tecnologie. Chiamatelo pure “Cavour 4.0”.

Dopo quattro anni di complessi lavori e accurati restauri il castello della famiglia Benso, alle porte di Torino, custode dei ricordi (da oggi non più polverosi) della personalità più affascinante del processo di unificazione italiana, torna alla completa fruizione degli italiani, più bello e più contemporaneo di prima. E lo fa presentandosi con un nuovo nome: “Memoriale Cavour”. Che lo unisce alle altre tre istituzioni sul territorio nazionale che ricordano i rispettivi protagonisti del Risorgimento: a Roma, per Vittorio Emanuele II; a Caprera, per Garibaldi; a Pisa, per Mazzini.

La riapertura del cancello avverrà già lunedì (sempre che non intervengano nuove regole) per i primi visitatori (sei per volta, esclusivamente su prenotazione al sito www.fondazionecavour.it). Un evento rimandato di 13mesi a causa del primo lockdown e che in questo caso anticipa l’anniversario della morte dello statista, avvenuta il 6 giugno 1861 (in ogni caso nell’ambito del 160° dell’Unità d’Italia).

Superato il pesante cancello che divide il Memoriale dall’abitato di Santena, e oltrepassato il gigantesco ginkgo biloba, che già ombreggiava il cammino del giovane Camillo, si accede a una serie di sale disposte sui tre piani del palazzo. Un nobile edificio già esistente nel Medioevo, ma rivisto completamente ai primi del ‘700 in forme barocche dall’architetto piemontese Francesco Gallo. Immediatamente ci si immerge nella multimedialità: video proiezioni, pannelli, quadri “parlanti” e suoni. Addirittura un piccolo teatro che illustra le guerre d’Indipendenza (dove perde la vita l’amatissimo nipote Augusto, ricordato in maniera quasi sacrale tra i ricordi del conte). Il visitatore è condotto per mano attraverso una visita storica ed esperienziale. Si entra nell’unicum rappresentato dal castello: le memorie, i ricchi arredi, gli archivi e la biblioteca. Tutto materiale raccolto dalla nipote di Cavour Giuseppina Benso nel 1885 e donato alla Città di Torino insieme al castello nel 1947 da Giovanni Visconti Venosta.

«Siamo emozionati di poter aprire al pubblico – spiega entusiasta l’imprenditore Marco Boglione, da un anno presidente della Fondazione Cavour – e di mostrare in questa anteprima la visita al nostro Memoriale: è un primo passo per tornare a illustrare la storia d’Italia agli italiani».

Camillo Benso aveva una visione verso la modernità e il futuro che il mondo politico successivo ha avuto con poche eccezioni. Forse con Giolitti e con De Gasperi. Cavour guardava all’Inghilterra per migliorare l’agricoltura del Regno di Sardegna. Progettava le ferrovie per unire Torino e Genova, la capitale al porto. Guardava all’Europa con l’immaginifico traforo ferroviario del Frejus (realizzato 10 anni dopo la sua morte) e gli strategici collegamenti commerciali transalpini. «Oggi il suo Memoriale sposa la contemporaneità comunicativa – spiega il direttore della Fondazione, Marco Fasano – anche se lo presentiamo con un po’ di ritardo a causa del Covid». —



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *