Cavour politico e intimo nel Memoriale di Santena

Riaperto il Museo dopo 4 anni di restauri

La maestosa coppa in porcellana di Sèvres con decori neoclassici bianca e azzurra dono di Napoleone III dopo il Congresso di Parigi del 1856 ne testimonia i successi di statista; i ritratti a olio della Contessa di Castiglione tra il sognante e lo stralunato davanti allo specchio e di Costantino Nigra ne evocano l’abilità di fine diplomatico, ma la divisa e la pallottola mortale che gli portò via l’adorato nipote Augusto nel 1848 a Goito a soli 20 anni raccontano il Camillo Benso degli affetti più intimi. Sono alcuni dei memorabilia che a 160 dalla morte parlano di Cavour nel rinnovato allestimento del Memoriale del Castello di Santena, che riapre al pubblico dopo quattro anni di lavori realizzati grazie all’importante contributo della Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un percorso di visita che si snoda su tre livelli: al piano terreno si raccontano la famiglia e le origini, al primo piano la nascita, la giovinezza e i primi viaggi, al secondo piano le strategie dell’uomo politico ma anche le intuizioni lungimiranti in tema di agricoltura, trasporti, organizzazione dello Stato.

«La Fondazione Cavour ha lavorato per rendere più fruibile il percorso, inserendo elementi multimediali per cercare di restituire i tanti volti di questa figura cardine del nostro Risorgimento – dice il direttore del Memoriale Marco Fasano. – Il filo conduttore della visita è la figura di William de la Rive, cugino e primo biografo del Conte, impersonato da un attore, che guida il visitatore attraverso le varie sale di quello che il nostro presidente Marco Boglione definisce un museo boutique».

Già perché il Memoriale, grazie alla nuova conduzione imprenditoriale, vuole uscire dalla staticità dei ricordi e diventare un luogo da vivere anche in futuro grazie ad eventi e a manifestazioni che si compenetrino con i fasti del passato.

Quel passato racconta di un casato vicino ai francesi (quando Camillo nacque nel 1810 Torino era sotto dominio napoleonico), con la nonna dama d’onore di Paolina Bonaparte, ma che dai Savoia nel 1649 aveva ottenuto il titolo nobiliare grazie all’ingente prestito di denaro fatto al sovrano e mai restituito. Già perché i Benso sono nati commercianti. All’incirca dopo l’anno mille gli antenati, fra i quali Hubertus de Domina Bencia, faceva tingere di blu la tela di fustagno prodotta a Chieri con l’Isatis Tinctoria, detta anche guado o gualdo, e la spediva poi a Genova per portarla in tutto il mondo (il famoso Blu de Gênes). Poi sono diventati guerrieri: fra Alfonso Benso nel 1589 morì giovane combattendo contro i turchi e il fratello Chiaffredo tenne strenuamente la fortezza di Montmélian contro i francesi di Luigi XIII.

La grande storia di famiglia passa attraverso gli oggetti della quotidianità: il telescopio a decori cinesi del nonno Giuseppe Filippo che sposò la savoiarda Filippina di Sales, imparentata con il santo di cui si conserva in museo una lettera; il servizio di bicchieri in cristallo con lo stemma dei Benso, nel quale spiccano le coquilles de Saint Jacques; il piccolo tavolo di Piffetti. E poi i famosi occhialini dorati, i diari, i notes con gli appunti scritti a grafia minuta e ordinatissima. E ancora i ritratti di Camillo bambino con il fratello e sullo sfondo della maestosa villa di Santena. La camicia che indossava sul letto di morte. Ecco, la visita non può dimenticare la tomba dove Cavour riposa. Si racconta che, al momento della sepoltura, la bara non entrasse nel loculo. Venne subito chiamato il muratore del paese e di Casa Cavour per rimediare all’increscioso inconveniente. Si chiamava Francesco Rey, era il nonno del bisnonno di Marco Boglione. Tutto si tiene.

Il museo di piazza Visconti Venosta 2 a Santena è visitabile su prenotazione e con visite guidate, tel. 011/597373.



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