A casa di Boglione: «Vivo tra galline e tecnologia»

1 Marzo 2022

Tra Aurora e Regio Parco, Marco Boglione, già nel '94, ha fatto rinascere, aggiudicandoselo all'asta fallimentare, il Maglificio Calzificio Torinese di Maurizio Vitale e lo ha trasformato nella BasicNet. Lì dentro c'è anche casa sua. PRIMA PAGINA

«La mia casa tra galline e tecnologia»
In una zona, tra Aurora e Regio Parco, ieri abitata dalle grandi cattedrali del lavoro, con tanto di ciminiere-campanili e case-dormitorio, fabbriche, officine, bòite; oggi ospite di artisti, architetti, tenuta d'occhio dalle avanguardie. In quella borgata, Marco Boglione, già nel '94, ha fatto rinascere, aggiudicandoselo all'asta fallimentare, il Maglificio Calzificio Torinese di Maurizio Vitale e lo ha trasformato nella BasicNet, rilevando storici marchi torinesi come Robe di Kappa, K-Way, Superga e molti altri.

È tra quelle mura industriali che il dominus di BasicNet ha ricavato la sua abitazione e ha aperto le sue porte al Corriere Torino. È lì che vive, pensa, lavora e sogna in assoluta coerenza con la sua filosofia: «la semplicità come l'ultima delle sofisticazioni, tutto quello che puoi, ma senza fronzoli». In un perpetuo interscambio tra vita privata e lavoro.

Si entra dal corridoio dell'azienda, attraverso una porta che non è distinguibile dalle altre. Un segno di continuità, un passaggio che si apre su un loft, la luce non penetra dalle enormi vetrate, è la casa a essere sospesa nella luce, nel vuoto. Non si vedono mobili, solo, un immenso pavimento di legno a perdita d'occhio.

Qui, negli anni dello sviluppo concitato dell'azienda, Marco Boglione invitava amici e dipendenti a giocare a hockey, pallavolo, basket per fare squadra. I bordi del pavimento si alzavano per definire Io spazio di gioco e a un cenno ritornavano svelti all'usato mestiere di suolo, per trasformare il gioco in lavoro, in realtà, in stanza, dall'apparente quasi normalità di un appartamento underground.

Una cucina industriale, semplice, a vista, tutto traspare nella sua funzione, tubi, ghiere, impianti. Uno scaffale conserva sott'olio, in una burnìa (prezioso cimelio tassidermico), memento di grandezza, di gesta, di visione, il libro, Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, che gli ha segnato la vita. Sospesa su un grande soppalco la sala da pranzo, iper attrezzata con microfoni, televisore, sedie foderate in pelle e telefono, si trasforma alla necessità, in sala riunioni. La camera da letto è appoggiata nel salone, chiusa in un hangar di acciaio zincato, celata come un cottage in casa.

Qui il pavimento è in terra battuta, icona della semplicità, ma compattata con un materiale innovativo, preziosissimo: altro ossimoro del lusso basic. Il letto è a quattro piazze, per ospitare i bambini, non ci sono armadi, ancora una volta tutto è a portata, riposto in perfetto ordine: gli abiti, le scarpe, i maglioni.

A fianco, una serra contiene la stanza da bagno. Due vasche sistemate come gli antichi vis à vis, i confidentiels, quei divanetti da giardino che permettevano agli ospiti di conversare, guardandosi negli occhi in una elegante posa incrociata. Due poltrone foderate da un tessuto spugnoso consentono di asciugarsi, rinunciando all`accappatoio, continuando conversazioni e pensieri termali. Piante verdi scendono ovunque e adornano la salle de bain come un`umida riecheggiante foresta.

Oltre venti televisori sono sparsi in tutta la casa, così da poter seguire ciò che lo interessa, mentre si muove, mentre deambula, mentre tenta nuove soluzioni. «Oggi le televisioni sono oggetti vintage, siamo tutti attaccati al telefonino. Ma è una casa ancora attuale: tanta tecnologia, tanta rete, tutta domotica e digital».

Qui, le opere di collezionismo sono dedicate alla tecnologia. «In realtà non sono un collezionista, ma uno studioso della rivoluzione informatica, l'ho vissuta sulla mia pelle. Dal '75 all'85 ho iniziato a raccogliere i pezzi storici, in quegli anni c'è stata una vera rivoluzione culturale. Ho cominciato a comprare oggetti che servissero a raccontare quei dieci anni: le primissime macchine, i giornali che di quelle macchine parlavano. A scopo documentale».

La collezione Boglione raccoglie oltre 300 pezzi iconici, tra cui uno dei 50 esemplari rimasti dell'Apple I e un Altair 8800 del `75, considerato il primo personal al mondo, una cassetta a nastro con il primo sistema operativo della Apple scritto in Basic e la rivista Popular Electronics.

Il controcanto di tanta tecnologia sta sul tetto della casa, qui regnano le galline, le api e gli orti biologici della moglie Stella.

Si cammina scalzi, io ho i tacchi, che sono banditi da questa casa dalle scale industriali, antincendio, maliziosamente traforate, impraticabili da donne con i fronzoli. Anche questa scelta è guidata dalla ricerca dell'essenziale.

Eppure in questo purismo claustrale c'è tutta una filosofia, un sottilmente voluto. Torniamo dall`altra parte dello specchio con il senso di aver partecipato a un geniale gioco di prestigio.

Chi è
Marco Boglione, classe '56, 4 figli, Lorenzo e Alessandro dalla prima moglie e Maria e Rocco dalla seconda moglie. Fondatore e presidente del gruppo BasicNet. Tra i molti incarichi è presidente della Fondazione Cavour.



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