17 marzo 2022: 161° Anniversario dell’Unità d’Italia – Intervento di Raffaele Ruberto

17 Marzo 2022

Raffaele Ruberto, Prefetto di Torino, in rappresentanza ufficiale del Governo italiano

Grazie Sindaco, grazie per le parole, grazie per l’accoglienza e un grazie davvero a tutti voi che mi state ascoltando. Come il Sindaco ha precisato, il Prefetto – lasciamo stare la mia persona – il Prefetto come istituzione rappresenta il Governo e lo Stato sul territorio, in linea generale, ma come ho spiegato rispondendo alla nostra giornalista, sono delegato dal Governo oggi a rappresentarlo in questa specifica cerimonia e allora naturalmente consapevole, conscio di questo importante ruolo, dell’importanza della manifestazione, i miei collaboratori che sono molto bravi e sanno interpretare bene il mio pensiero mi avevano preparato un bel discorso che io, nel momento in cui arrivo e vedo tutti questi ragazzi che sono la parte più importante della manifestazione – e poi vi dico perché – decido di ripiegare e rimettere in tasca. Questo discorso era preparato per un pubblico adulto, per un pubblico delle istituzioni, ma io voglio parlare ai ragazzi che dicevo sono la cosa più importante la componente più importante oggi, perché? Perché rappresentano il futuro e noi dobbiamo guardare sempre avanti. Ai ragazzi e giovani di oggi noi passeremo il testimone, quella che oggi è la classe dirigente, la società adulta e quindi noi dobbiamo cercare di lavorare tutti insieme per trasmettere e passare il testimone alle nuove generazioni. Allora, io voglio dire a voi ragazzi perché siamo oggi qui. Voi che abitate a Santena siete fortunati, siete fortunati perché Santena è il luogo dove riposano le spoglie di questo grande uomo che ha fatto la Patria. Sì, la Patria l’hanno fatta tutti gli italiani sicuramente, ma la visione generale di Camillo Benso Conte di Cavour, ha detto anche il presidente della Fondazione Cavour, era un visionario, un visionario pragmatico ed è importante questa cosa, essere visionari ed essere pragmatici. Essere visionari perché senza sogni non si va da nessuna parte ma essere pragmatici perché bisogna avere la capacità di realizzare, di concretizzare i sogni quindi rendersi conto di dover costruire per poter raggiungere un obiettivo, un risultato.
Qual è la grandezza di Cavour? Cerchiamo di capirci ragazzi, la grandezza di Cavour è che ha fatto l’Italia insieme con tutti gli altri ma ha realizzato le istituzioni. Cosa sono le istituzioni? Sono quegli enti come il Comune, la Città Metropolitana, la Prefettura, la scuola, gli ospedali, sono quegli enti che rappresentano l’ossatura di questa nostra società, che offrono anche i servizi per tutti i cittadini, essenza delle istituzioni. Le istituzioni hanno la loro importanza, un’importanza che va al di là delle persone che la rappresentano. Non è importante – con tutto il rispetto – il Sindaco persona ma lo è il Sindaco istituzione e noi dobbiamo perpetuare le istituzioni. Questa è la visione di Cavour, ha realizzato l’Italia delle istituzioni.
Cavour, Cavour e Santena. Immaginate l’Italia quando c’è stata l’unità del 17 marzo del 1861, un’Italia in cui si parlavano varie lingue e dialetti, in cui c’erano abitudini diverse, in cui u probabilmente se si fossero incontrati un piemontese e un siciliano non si sarebbero capiti eppure l’Italia è stata fatta. Nella visione di Cavour, l’Italia è stata fatta da due istituzioni in particolare: i Prefetti e la scuola. I Prefetti perché hanno realizzato la tessitura istituzionale su tutto il Paese. Immaginate che non c’era il suffragio universale, significa che le persone non andavano a votare, andiamo a votare solo un gruppo ristretto di notabili e quindi il prefetto veniva mandato non so, per dire, in Puglia e nominava i sindaci. I sindaci non venivano eletti, il prefetto nominava i sindaci che poi organizzavano l’amministrazione sul territorio e quindi si è creato il modello italiano perché lo Stato Unitario immediatamente ha istituito i Prefetti pensando che potessero, appunto, perpetuare e, diciamo, articolare sul territorio la macchina dello Stato. E poi l’Italia l’ha fatta la scuola. Perché le insegnanti, le maestre hanno insegnato ai bambini l’italiano, la lingua comune. Oggi noi parliamo la stessa lingua, dalle Alpi fino al canale di Sicilia e tutti ci capiamo e ci sentiamo un popolo unico, unito. Ecco il concetto dell’Unità molto importante. Da che cosa è rappresentata un’unità oltre che dalle istituzioni? È rappresentata simbolicamente dall’inno e dalla bandiera. Ecco perché noi dobbiamo voler bene al nostro inno e alla bandiera. È stato detto dai ragazzi prima, quelli della quarta elementare, è stato citato Goffredo Mameli. Goffredo Mameli è stato un finissimo, un raffinatissimo politico ma non è passato alla storia per la sua arguzia e la sua capacità di elaborazione concettuale politica. No, è passato alla storia per aver scritto le parole del canto degli italiani che noi chiamiamo Fratelli d’Italia ma si chiama Canto degli Italiani perché con quella capacità di esprimere quei concetti in maniera forte, riesce a coinvolgere; e così la nostra bandiera che nasce già nel 1797 a Reggio Emilia come vessillo della Repubblica cispadana soltanto che era strisce orizzontali invece che verticali. Allora, quando si è fatta l’Italia, si è voluta sposare quella bandiera, noi abbiamo sposato la bandiera. Ecco perché noi dobbiamo essere orgogliosi del nostro inno, della nostra bandiera e quindi anche della nostra istituzione. È il messaggio che, così molto modestamente ma diciamo consapevole della responsabilità che mi è stata affidata oggi, voglio trasmettere a voi, con la speranza che questa nostra Italia possa essere sempre più unita e migliore, per voi più che per noi. Grazie.



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