Il parco

Una realizzazione di Xavier Kurten

Il parco su cui si affaccia il Memoriale Cavour ha un’estensione di 16 ettari: il suo nucleo originario risale ai primi del ‘700, quando venne edificato l’attuale castello.

All’epoca, la proprietà dei Benso comprendeva alcuni rustici: la cappella della Madonna delle Nevi (poi spostata in luogo limitrofo), la cascina la “Margheria”, con annessa vigna, e – di fronte al castello – un giardino organizzato in quattro parterre delimitati da siepi e bordure fiorite. Tra il giardino e la vigna correva un ramo del torrente Banna, il rio “Santena Vecchia” o “Santenassa“.

In una mappa del 1765, invece, l’area del giardino si vede trasformata in prato, delimitato da filari di alberi disposti perpendicolarmente alla villa: probabilmente platani, di cui restano ancora oggi imponenti esemplari. La mappa del 1765 è confermata dalla planimetria del 1797.

Un dipinto di fine ‘700, attribuito all’abate Borson, conferma un’ulteriore trasformazione e mostra il giardino davanti alla villa, delimitato da due filari di alberi: l’area è chiaramente destinata a uso agricolo.

Nel 1795 i nonni di Camillo Cavour, Giuseppe Filippo Benso e Philippine de Sales, fecero erigere l’argine del torrente Banna per limitare le frequenti esondazioni e consolidarono la proprietà agricola, costruendo la cosiddetta “Cascina Nuova” e affidando all’architetto Lorenzo Lombardi, già incaricato per il piano regolatore napoleonico di Torino nel 1797, il progetto di sistemazione del giardino, che sembra essere il primo completo progetto sull’intera area dell’attuale parco.

All’inizio del secolo XIX sappiamo che il giardino fu concretamente realizzato e raggiunse la forma e le dimensioni attuali. Probabilmente abbandonato o superato il progetto del Lombardi, nel 1800 Giuseppe Filippo Benso si rivolse per la sistemazione del giardino all’Abate d’Arvillars.

Verso il 1830 Michele Benso affidò al prussiano Xavier Kurten (Brühl, 28 dicembre 1769 – Racconigi, 8 dicembre 1840), direttore del parco di Racconigi, la sistemazione definitiva del parco, secondo la moda del giardino pittoresco. Il Kurten dispose gli alberi, isolati o a gruppi, nella fascia attorno al prato centrale e lungo il perimetro esterno, nascondendo i muri di confine con folti boschetti, solo apparentemente spontanei; mantenne lo stagno per la sua funzione paesaggistica e predispose sentieri sinuosi per consentire molteplici visuali del castello. Il parco venne ancora ampliato e tutta l’area fu adibita a passeggio e riposo per la famiglia e per gli ospiti.

Un altro quadro del 1827-1830 testimonia la trasformazione del giardino in parco all’inglese: i filari arborei sono scomparsi e il prato è occupato da gruppi d’alberi e boschetti sparsi.

Negli anni successivi non risultano altri interventi.

La villa settecentesca di Santena mantiene la funzione di rappresentanza e di villeggiatura stagionale, per la sua vicinanza a Torino, e a questa proprietà i Benso aggiungono altre tenute, dove Cavour applicò tecniche agrarie innovative e sperimentò nuove colture e nuovi concimi: si tratta di Grinzane, presa in affitto dal duca Clermont Tonnerre, e di Leri, nel Vercellese, acquistata in seguito alla liquidazione dei beni di Camillo Borghese.

L’interesse per la proprietà di Santena rinasce solo dopo il 1876, quando Giuseppina Benso ne entra in possesso, alla morte del fratello Aynardo. La marchesa dà il via a importanti lavori di restauro e fa sistemare il parco, sostituendo e integrando gli alberi esistenti, pur senza modificare la forma e lo stile del progetto del Kurten.

Nella prima metà del ‘900 il parco viene utilizzato come fondo agricolo, annesso alla Cascina Nuova, e non risultano particolari trasformazioni, ma solo interventi di conservazione e di manutenzione, probabilmente per i danni causati dalle piene del Banna (le due maggiori sono del 1901 e del 1951).

I nuovi proprietari dopo la morte del marchese Giovanni Visconti Venosta, la Città di Torino e l’usufruttuaria marchesa Margherita Pallavicino Mossi, nel 1955 concessero al Comune di Santena un lotto di terreno lungo via Cavour, per realizzare uno spazio verde a uso pubblico e la discesa alla sponda del Banna. L’opera comportò la demolizione e l’arretramento di un tratto della cinta muraria e l’abbattimento di alcuni alberi ad alto fusto.