[Dopo il proclama di Moncalieri]

«Il Risorgimento», Anno II, numero 593 del 28 novembre 1849

Un’assenza di parecchi giorni da Torino, durante i quali fui privo del piacere di leggere la Concordia, fece sì che solo ieri ebbi conoscenza di un’interpellanza che quel foglio, per me tanto benevolo, mi diresse nel numero di venerdì scorso, onde sapere se io fossi tuttora direttore principale del Risorgimento, e quindi conoscere la mia opinione sugli ultimi atti del Ministero.

Quantunque io sia poco amico del sistema delle interpellanze, di cui i fautori della Concordia fecero nell’ultima tornata del Parlamento sì deplorevole abuso, tuttavia non dissento dall’appagare la curiosità di questo giornale, onde nelle attuali circostanze, in cui il paese fu chiamato a portare solenne giudizio sugli uomini tutti che sostennero una parte sulla scena politica, non possa rimanere alcun dubbio sulle opinioni ch’io professo ed i sentimenti che mi animano.

In quanto alla prima interpellanza, debbo riconoscere che la necessità di attendere ai gravi doveri di deputato, non che a quelli di parecchi altri uffizi che mi vennero affidati dal libero voto dei miei concittadini, mi costrinsero or sono alcuni mesi a deporre la direzione principale del Risorgimento in mani sicure ed amiche senza però cessare dal cooperare, per quanto le mie particolari circostanze lo comportassero, alla redazione di quel foglio; e se la mia opera attiva si ridusse da quell’epoca a poca cosa, nullameno non ho tralasciato di partecipare a tutte le deliberazioni sopra argomenti di qualche momento.

Dopo una tale dichiarazione rimane soverchio l’aggiungere che il contegno assunto dal Risorgimento nelle attuali gravissime contingenze ebbe la piena mia approvazione.

Risponderò colla medesima schiettezza alla seconda interpellanza della Concordia.

Dal punto in cui si aprì l’ultima sessione del Parlamento sino alla discussione del trattato di pace, ho desiderato di continuo, e talvolta sperato una conciliazione fra le varie parti della Camera meno fra esse discordi, atta ad assicurare il regolare andamento del Governo. Ho fatto quel poco che stava in me per promuovere questo accordo; ed in ciò non feci che porre in pratica i consigli ed i precetti che il Risorgimento andava ognor ripetendo.

Ma quando ripetute prove mi ebbero dimostrato la vanità di questi tentativi di conciliazione; quando vidi senza motivi protratta per settimane e mesi la discussione del trattato da tutti riconosciuto qual fatale necessità; quando con sommo mio stupore ebbi a vedere respinta la proposta del deputato Buffa, da gran parte di coloro che l’avevano posta in campo come mezzo di transazione; quando vidi sorgere in sua vece l’inaspettata proposta del deputato Mellana e quindi, dal seno stesso del partito riputato conciliatore, la proposta del deputato Cadorna, la più ostile che immaginar si potesse pel Ministero ed i suoi amici politici; dopo di avere udito il minaccioso ultimatum del deputato Moja, vera dichiarazione di guerra, allora mi fu forza il riconoscere che la desiderata e sognata conciliazione era una utopia impraticabile, che il tempo delle transazioni era trascorso, che una crisi si era fatta inevitabile.

Animato da tale convinzione, non poteva a meno di approvare l’atto energico col quale il Ministero rispondeva alle provocazioni della Camera, e dare il pieno mio assenso al decreto di scioglimento.

Nella condizione fatale in cui i partiti hanno ridotto il Piemonte, la sola politica che possa ridurci in salvo, mantenere illesa la libertà, l’indipendenza e la dignità nazionale, è una politica leale e franca bensì, ma ad un tempo energica ed ardimentosa. Se il Ministero, fedele alle sue promesse, consentaneo agli ultimi suoi atti, saprà attuare una tale politica, esso continuerà ad avere le lodi del Risorgimento e l’appoggio degli uomini che sono raccolti attorno alla sua bandiera. S’egli fallisse la prova, se i suoi atti non corrispondessero alle sue parole, s’egli retrocedesse davanti alle minaccie rivoluzionarie, o si piegasse alle insidie, reazionarie, in allora le lodi del Risorgimento si muterebbero in biasimo; e quegli stessi che lo sostengono apertamente, non dubiterebbero di combatterlo con eguale schiettezza.

Io mi lusingo di avere appagata pienamente la curiosità della Concordia; ma ove ella desiderasse maggiori schiarimenti o più esplicite dichiarazioni, sono pronto a rispondere alle nuove interpellanze, purché non mi ritiri quella benevolenza, per me tanto preziosa, di cui mi diede per lo passato sì ripetute prove.

C. Cavour


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