Il Fischietto

 

Poco dopo l’armistizio di Salasco (09.08.1848), nasceva nella Tipografia di Giuseppe Cassone, a Torino in via San Francesco da Paola, «Il Fischietto», che dichiarò subito e senza equivoci che «avrebbe fischiato solennemente tutte le cose che non fossero andate, in qualsiasi campo». Ed aggiungeva: «metterò in derisione Metternich, i suoi cagnotti, Cavaignac, Niccolò, repubblicani, assolutisti, comunisti e proprietari. Non appartiene a colore politico poiché la fede politica nei giornali è veridica come il progresso dell’aristocrazia». Da queste parole si intuiva quanto gli sarebbe stata difficile la circolazione oltre il Ticino per cui avrebbe fallito al compito segreto dei Liberali, tra cui Cavour, che lo avevano fondato o ispirato. Era sorto per iniziativa dell’anticlericale avv. Nicolò Vineis e del caricaturista Pedrone, che fu il primo illustratore. Nel 1849, migliorata l’incisione e la stampa, comparvero le prime caricature di Redenti, che si rivelò tuttavia efficacissimo polemista e disegnatore e fu il primo ed il più fertile caricaturista di Cavour. Vennero quindi Virginio, Giulio (Platter), Puff (Casimiro Deja), Camillo (Marietti). I disegni erano sovente mordaci e feroci, per cui grandinavano sequestri e processi, tantochè il Fischietto sfiorò il primato detenuto da Philipon con 54 processi in un anno per le sue caricature. Vittime predilette erano il papa ed il clero conservatore e settario, Radetzsky e gli austriacanti d’ogni razza. A causa del programma, l’I.R. Procura Austriaca interdisse con un severissimo editto, e sin dal primo numero, la circolazione del giornale in Austria. L’Austria cominciava allora al Ticino, l’Italia divenne Una, stipulò Triplice ed Alleanze; ma l’editto rimase sempre in vigore sino all’ultimo numero di Fischietto che si spense nel 1915. (Gec, Cavour nella caricatura dell’ottocento, Torino 1957).


Soprannome: Fischietto


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