Una questione vitale

«Il Risorgimento», Anno III, numero 707 del 11 aprile 1850

Passate le preoccupazioni delle leggi sulle immunità ecclesiastiche e risolta la questione in quel senso che richiedevano i tempi, la giustizia e la dignità nazionale, sembrerà forse a taluno che ci sia lecito riposarci su quel cammino dal quale si è tolto uno di quegli ostacoli che più difficili si presentavano a superarsi.

Ma purtroppo che così non è, e sia che volgiamo l’occhio dintorno a noi, sia che lo spingiamo oltre i confini del nostro paese, tutto ci è prova che con lena rinfrancata dobbiamo accingerci a percorrere quella via, che ora seminata di triboli e di spine, ora fiancheggiata di precipizi, sola però può condurci a quella meta cui aspira ogni popolo libero e civile.

In politica vinta una difficoltà, ottenuto un successo, questo può chiamarsi un fatto compiuto; ma chi credesse che il partito che dovette cedere il campo si desse vinto per ciò, s’ingannerebbe, e tanto più quando la lotta succede in un paese, in cui la libertà copre ogni opinione del suo scudo, e quando gli uomini che si combattono contano a giorni le sconfitte e ad anni, per non dir secoli, il predominio della loro parte. Né speri da un altro lato il Governo di vedere attuati dagli sforzi per esso fatti in questa legge, i suoi oppositori radicali: il passato non conta per questo partito; l’ottenuto è titolo per nuove domande, quando non diventa ragione di nuove accuse. Fermezza e moderazione ci hanno condotti fino a questo punto, e con maggior fermezza ed egual moderazione noi dobbiamo procedere.

Fin qui le difficoltà ci vennero or da quelle straordinarie vicende alle quali con tutti i popoli europei avemmo a sottostare, ora da quelle circostanze che imperiose sorgevano dalle relazioni in cui trovassi il Piemonte col resto della Penisola, ora dai partiti che esaltati o trascinati dal complesso di questi avvenimenti, miravano ciascuno al proprio fine. Non diremo certo di averle superate queste difficoltà, e la tregua presente sarà forse più apparente che reale; ma diremo, che se di questa tregua non sapremo intanto giovarci per fermare ogni nostro pensiero sulla questione finanziaria, noi non saremo usciti da un pericolo che per cadere in un altro.

In una questione finanziaria noi troviamo l’origine della prima rivoluzione francese: in una crisi finanziaria noi vediamo prossime a ridursi tutte le questioni germaniche, e più di ogni altra l’austriaca; ed il gran fantasma del socialismo non è che l’ultimo estremo cui questa fatal questione sarà spinta dalla necessità delle cose o dal delirio della natura umana.

Non sia però chi dica che noi vogliamo esagerare le cose; certo che le condizioni nostre economiche non si presentano sotto sì tristo aspetto, ma non sarà mai troppo il dire che la piaga anche per noi è profonda, e che se non la trattiamo con mano ferma e sicura, se non si strappano le bende che la coprono, noi corriamo grave pericolo di svegliarci un giorno in cui la salute non si potrà più avere che con quei rimedi che salvano la vita di una nazione, come il ferro ed il fuoco salvano la vita dell’uomo.

Le questioni, le crisi politiche che possono presentarsi e scoppiare da un giorno all’altro in Europa, e per contraccolpo involgervi il Piemonte, sono tante quante possono immaginarsi dal trionfo del socialismo, o del legittimismo in Francia, del radicalismo o dell’assolutismo russo in Germania; e le eventualità future sono così incerte che niuno oserebbe decidere o prenunziare da qual lato possa pendere la bilancia nel futuro. Ma qualunque sia l’avvenire nostro, la questione finanziaria sarà sempre la stessa: da ogni complicazione politica sarà aggravata, non mai semplificata o allontanata. Il disavanzo di 25 milioni tra l’entrata e l’uscita nel bilancio dello Stato è tal cifra che Governo e Parlamento non avrebbero mai dovuto perdere di vista, e che deve d’or innanzi assorbire ogni loro pensiero e servire di mira ad ogni proposta, provvedimento od atto che si inizi o si decida dai rappresentanti della nazione.

Sappiamo che il Governo tiene in pronto varie leggi per sopperire con sovraimposte a tale enorme disavanzo, ed equilibrare per quanto si possa le riscossioni e le spese; crediamo che avrà coordinato queste leggi ad un sistema maturato e prescelto a norma di que’ principi che informano (se non vogliamo dire che dominano) a’ giorni nostri tutte le questioni economiche, e facciam voti sinceri onde egli possa vincere questa prova per avventura la più solenne e pericolosa.

Forse crederanno alcuni che la gravità e la natura stessa di queste leggi finanziarie allontanino le idee di opposizione, di partito, e siano per soffocare gli istinti della passione politica: ma non saremo noi che ci illuderemo in tale speranza. La questione finanziaria è tal nodo che spesso più s’intreccia e s’avviluppa quando manchi all’opera una mano ferma, paziente e sicura; una discussione poi, agitata sotto l’influenza di quelle idee socialistiche che s’insinuano nelle menti e nei calcoli degli uomini i più cauti e severi, è tale lotta che richiede la concentrazione di tutte le forze intellettuali degli uomini che stanno al Governo.

Con queste parole noi non intendiamo che chiamare la seria attenzione del Ministero su queste leggi; abbiamo taciuto durante la discussione delle leggi ecclesiastiche, e fu per noi tempo di aspettazione, come lo fu per altri di tregua: crederemmo di fallire ora al Ministero e più al paese se non proclamassimo altamente che l’avvenire dell’uno e dell’altro dipende essenzialmente da quelle leggi finanziarie che devono essere la base del credito pubblico, che è misura infallibile della vita e della forza delle nazioni.


Allegati:
Versione pdf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *