Sulla condizione finanziera della Francia

«Il Risorgimento», Anno I, numero 29 del 1° febbraio 1848

Nella tornata del 25 gennaio, il sig. Thiers prese ad esaminare la condizione finanziera della Francia, e ne tolse argomento, per muovere gravi accuse contro la condotta del Ministero, che tacciò d’improvida e temeraria.

Le parole del sig. Thiers hanno, negli argomenti di finanza, una grande e meritata autorità. Egli ottenne i suoi primi gran trionfi parlamentari nelle discussioni che versavano intorno a queste difficili materie, e quando sosteneva i progetti del signor Lafitte, sotto-segretario di Stato, e quando, relatore del bilancio, per la prima volta spandeva una luce inusitata in quei labirinti di cifre che ogni anno il Ministero sottopone all’approvazione delle Camere. E di ciò non potrà maravigliare chiunque abbia letto quella stupenda Storia della rivoluzione francese, ch’egli dettava nella sua giovanile età. In essa ei cominciava a dar prove della mirabile sua attitudine agli studi finanzieri, esponendo in modo chiaro ed esatto quel colossale sistema amministrativo della Convenzione, che prima di lui si tenne sempre quale oscuro e disordinato viluppo di provvedimenti rivoluzionari ed iniqui.

L’autorità adunque del sig. Thiers, sia come capo dell’opposizione, e più ancora come uno dei primi uomini di finanza del secolo, dà somma importanza alle discussioni ch’egli promosse col Ministero, rappresentato dal suo primo economista, il sig. Duchatel.

Lasciando da un lato ogni critica sui punti secondari, siccome si addice ad un grande statista, si restrinse a porre in luce i fatti essenziali che riassumono la vera condizione della finanza francese, e che, a suo giudizio, sono argomenti di gravi accuse pel Ministero.

A dispetto delle difficoltà che s’incontrano in materie così ardue, del gran numero di questioni speciali cui è forza accennare con qualche indispensabile schiarimento, malgrado il poco spazio che si può consacrar loro in un foglio periodico, e la pochezza dei nostri mezzi, cercheremo di dare ai nostri lettori un’idea, benché imperfetta, di questa rilevantissima discussione.

Gli evenimenti del 1840 ebbero per le finanze della Francia due conseguenze gravissime. Primo, necessitarono un aumento permanente nell’esercito, nella marineria e negli armamenti militari d’ogni maniera; quindi un notevole aumento nei bilanci ordinari. In secondo luogo, essi dimostrarono chiaramente non essere la Francia bastantemente apparecchiata al grave pericolo di una guerra europea ond’era stata minacciata. Il Ministero che succedette a quello del sig. Thiers, il Ministero attuale, per ovviare ad un tale pericolo, non solo compié i suddetti aumenti, ma volle provvedere alla difesa delle frontiere, delle spiagge marittime della Francia ed ai bisogni di un poderoso esercito; fece quindi dalle Camere stanziare un bilancio straordinario pei ministeri della Guerra e della Marina.

Queste determinazioni costituivano già un forte aggravio per il pubblico erario. Ma gli anni 1841 e 1842 essendo stati anni di prosperità, il Governo e le Camere deliberarono di dare alle opere pubbliche un impulso immenso, primo coll’ultimare prontamente quelle in corso d’esecuzione, secondo coll’intraprenderne molte altre di grande importanza.

Nel 1841, 1842 principalmente, e negli anni successivi si decretarono un intero sistema di strade ferrate, nuovi canali, nuove strade ordinarie, nuovi porti marittimi, ed oltre a ciò l’ultimazione od il perfezionamento delle strade, dei canali e dei porti già esistenti.

Le spese necessarie a tante e diverse imprese militari e civili salgono ad una cifra spaventosa, difficile a stabilire sin d’ora esattamente, stante che molte opere sono ancora incompiute; ma che senza esagerare si può col sig. Thiers portare ad 1.500.000.000.

Mercé adunque di queste determinazioni, la Francia dopo il ’40 si trovò ad avere un bilancio ordinario, nel quale le spese superavano di molto le entrate; ed un bilancio straordinario, che si può valutare dai 130 ai 180 milioni annui.

Per sopperire a questi due bilanci si deliberò d’impiegare i tre mezzi seguenti:

  • 1° Il prestito.
  • 2° Le riserve della Cassa d’ammortimento.
  • 3° Il debito fluttuante.

Al prestito si ebbe ricorso nel 1844 ed or son pochi mesi. Il debito contratto in questi casi fece o farà entrare nel Tesoro 800.000.000.

Le riserve della Cassa d’ammortimento debbono produrre eguali risorse al Governo. Ma prima di proseguire è indispensabile dare alcune spiegazioni intorno a quest’elemento essenzialissimo dell’edifizio finanziere della Francia. Ogniqualvolta si contrae in Francia un nuovo imprestito, un annuo fondo, proporzionato alla somma mutuata, vien destinato ad estinguere il debito coll’accrescersi ogni anno del prodotto delle rendite che si vanno via via acquistando, sotto l’espressa condizione però, che, ove il valor corrente delle rendite superi il pari, l’azione della Cassa d’ammortimento abbia a cessare, e si faccia riserva dei fondi che le sono attribuiti per essere impiegati quando la rendita ricada al di sotto del pari.

Ora, siccome il prestito al 5 per cento e quello al 4 1/2 sono da molti anni al di sopra del pari, ne consegue che il fondo d’ammortimento destinato a questi imprestiti è rimasto senza impiego. Onde nacquero le così dette riserve dell’ammortimento, le quali costituiscono una somma disponibile crescente, che giunge ora a quasi 80 milioni annui.

Oltre a questa riserva disponibile, abbiamo accennato un altro mezzo di supplire alle spese straordinarie, il debito fluttuante.

Debito fluttuante si dice quello il cui rimborso può essere legalmente richiesto con breve mora.

Esso si compone:

  1. Delle anticipazioni degli agenti contabili, dei ricevitori generali in ispecie.
  2. Dei fondi lasciati nelle mani del Governo dai dipartimenti e dai comuni.
  3. Dei fondi delle casse di risparmio, versati nel Tesoro pubblico dalla cassa dei depositi e consegne.
  4. Dei fondi dei reggimenti, della marineria e di altre pubbliche istituzioni.
  5. Delle somme prodotte dalle negoziazioni di carte di credito, pagabili dal Tesoro entro sei mesi, carte dette «bons du Trèsor», pagherò dell’erario.

Determinati così i tre fondi che dovevano sopperire ai bisogni dello Stato, diremo che il Parlamento aveva stabilito che alle annue deficienze si provvedesse colle riserve dell’ammortimento, e che alle spese straordinarie si sovvenisse coi prestiti decretati, secondariamente col debito fluttuante, e finalmente colla riserva dell’ammortimento, quando l’equilibrio nei bilanci ordinari ne avesse lasciata la libera disponibilità per le spese straordinarie.

Credevasi nel 1841 e 1842, tempo in cui questo gran sistema di finanza fu adottato, che le riserve dell’ammortimento avrebbero bastato a coprire ogni deficienza nei bilanci sino all’anno 1845, e che quindi l’equilibrio si sarebbe mantenuto fra le spese e le entrate ordinarie. E tale speranza parve confermarsi, dacché i bilanci del 1844 e 1845 saldaronsi senza deficienze di rilievo. Ma le inondazioni del 1845, le crescenti spese dell’Algeria, e, più d’ogni altra causa, la carestia del 1846 e 1847 costrinsero il Governo a straordinari sacrifizi, che recarono nuove e gravissime perturbazioni nelle finanze dello Stato. Nel 1846 il disavanzo delle spese fu di 48 milioni; nel 1847 di 128 milioni, e si calcola pel 1848 a 48 milioni.

Ecco dunque le riserve dell’ammortimento nuovamente impegnate per sopperire a le spese ordinarie di tutto l’anno presente e forse, come è opinione del sig. Thiers, dell’anno venturo.

I calcoli, sui quali poggiava l’edificio della finanza francese fondato nel 1841 e 1842, essendo stati sovvertiti dai disastri sovra accennati, il Governo dovette provvedere alle spese straordinarie già ordinate, mercé d’un nuovo imprestito, il quale, consentito dalle Camere nell’ultima l’oro sessione, venne negoziato nel mese di dicembre, e dee ricondurre nelle casse pubbliche 350 milioni. Ma questa somma dovendo essere pagata ripartitamente entro due anni, il ministro delle Finanze fu costretto ad aumentare il debito fluttuante, che giungeva nel primo scorso gennaio, alla somma di 628 milioni e dovrà, al dire del sig. Thiers, accrescersi entro l’anno di oltre 100 milioni.

Se a questi dati si aggiunge il prospetto del bilancio delle spese per l’anno 1849, le quali sommano all’ingente somma di 1.382 milioni, si avrà un quadro esatto delle condizioni della finanza francese, quale venne maestrevolmente tracciato dal sig. Thiers nell’applaudito suo discorso.

Dopo questa luminosa esposizione, il sig. Thiers mosse contro il Ministero le seguenti accuse:

  1. Di avere, con promuovere tante e sì gravi imprese pubbliche, imposto all’erario un peso fuor d’ogni ragionevole proporzione coi mezzi dello Stato; e ciò con tanto maggior danno, che nello stesso tempo esso aveva eccitato molte compagnie private a dar mano ad opere gigantesche.
  2. Di aver aumentato e di aumentare tuttora il debito fluttuante, in modo da far correre al pubblico credito non lievi pericoli.
  3. Di avere adottato, e ciò per non retti fini, un pessimo sistema nel mandare ad effetto le divisate imprese.

Per avvalorare la prima accusa, il sig. Thiers asserisce non poter la Francia provvedere i 150 milioni richiesti annualmente dalle imprese straordinarie del Governo ed i 150 milioni necessari alle opere delle compagnie, senza che ne consegua nel paese una scarsezza di capitali, e quindi venga cagionata una gravissima perturbazione in tutti i rami del commercio e dell’industria. Quest’argomento si riduce a dire che le economie della Francia non giungono a 300 milioni ogni anno.

Infatti, è cosa evidente che i capitali, non potendo essere altramente creati che dai risparmi, ove questi non giungessero a 300 milioni, sarebbe impossibile il sovvenire alle sovraccennate spese straordinarie d’ogni specie, senza distogliere un certo numero di capitali dal solito loro impiego nell’agricoltura, nell’industria e nel commercio, e produr quindi quei pessimi effetti economici lamentati dal Sig. Thiers.

Il Ministero non combatté gli argomenti del suo opponente, ma negò le premesse, dichiarando essere convinto che gli annuali risparmi della Francia superano la somma di 300 milioni.

Su di che sia lecito a noi dichiarare, che, a parer nostro, la ragione è tutta dal lato del Ministero. Per dimostrare in modo incontrastabile la verità di quest’asserzione, si richiederebbe assai più spazio di quanto possiamo disporre, e dovrebbesi oltracciò raccogliere molte più prove e fatti che non ci vengono dal Sig. Duchatel somministrati. Ci ristringeremo ad una sola prova; bastevole, se non a togliere ogni dubbio, almeno a rendere plausibile il nostro assunto.

Tranne l’anno calamitoso 1846, durante il quale il grano salì a prezzi eccessivi, e si dovette impiegare ingenti somme nell’acquisto di grani esteri; tranne, dico, quel malaugurato periodo di tempo, si manifestò durante i quindici anni un progressivo e quasi regolare aumento nel prodotto dei dazi indiretti, che può a ragione media valutarsi a 25 milioni annui.

È manifesto che l’aumento prodotto per i dazi indiretti è cagionato da un aumento di redditi della nazione, e che quindi l’uno non può stare senza l’altro. È forse impossibile lo stabilire la ragione di questi due aumenti; ma, supponendo che quello, dei redditi nazionali debba essere cinque volte maggiore di quello dei dazi, si è certi di errare in meno e non in più. Onde se il prodotto del dazio cresce di 25 milioni all’anno, la somma di tutti i redditi nazionali debb’essere aumentata di 125 milioni, il che suppone un aumento di capitale oltre un bilione.

Se questo ragionamento è irrefragabile, convien dire che la Francia può impiegare ogni anno 300 milioni in opere pubbliche straordinarie, senza che l’industria ed il commercio ne vengano incagliati.

Le opere pubbliche inglesi hanno assorbito un annuo capitale molto maggiore di questo; eppure, prima della crisi delle derrate, non si aveva colà difetto di capitali. Ma basta l’esempio della Francia a confermare questa nostra asserzione. In fatti vi si spese in opere pubbliche, negli anni che seguirono il 1840, somme maggiori che non in questi ultimi due anni; eppure, prima che una carestia, che da lungo tempo, non ebbe pari, venisse ad arrestare il progresso della ricchezza nazionale, i capitali non erano mancati né all’industria, né al commercio, né all’agricoltura.

Il Sig. Thiers confonde gli effetti disastrosi di un anno infelice con quelli delle spese pubbliche straordinarie, ed in ciò commette, a parer nostro, un grave errore, che potrebbe produrre funeste conseguenze se, il potere tornando nelle sue mani, pensasse rallentare il compimento di quelle grandi imprese che la Francia aspetta con tanta impazienza, e che debbono pur tanto contribuire a dare saldi fondamenti alla pubblica prosperità.

La seconda imputazione fatta dal sig. Thiers al Ministero è assai più fondata. Non v’ha dubbio che un debito fluttuante di parecchie centinaia di milioni, cui lo Stato può essere costretto a rimborsare, è un inconveniente grave, è una causa di debolezza perenne per un Governo. Ondeché non esitiamo a dichiarare che, quand’anche questo debito non dovesse giungere a 750 milioni, ma rimanesse entro i limiti voluti dal Ministero, cioè dai 600 ai 650 milioni, il dovremmo tuttavia riputare come una grande anomalia finanziera, cui fa d’uopo recare un pronto rimedio.

Né vale il dire che oltre la metà di questo debito consiste nei crediti dei pubblici contabili, dei comuni, delle provincie, delle casse di risparmio; giacché, se i tempi si facessero difficili, i contabili, i comuni, le provincie, le casse di risparmio sarebbero costrette anche, loro malgrado, a ritirare i fondi che tengono presso, il Governo.

Il debito fluttuante contenuto fra certi limiti porge un facile ed utile impiego ai capitali che sono momentaneamente infruttiferi, e procura fondi al Governo mercé di una tenue, usura. Ma questi vantaggi sono poca cosa rispetto agli inconvenienti che potrebbero derivare da un debito fluttuante, da porre il Governo nella dolorosa circostanza di non potere, nei casi difficili, soddisfare alle sue obbligazioni senza sottostare a gravi pesi.

Più fondata ancora è la terza accusa del sig. Thiers. Ogni uomo ragionevole non può non consentire nella sentenza da lui proferta, che sarebbe stato molto più vantaggioso pel paese, se tutte le risorse dello Stato si fossero concentrate nella gran linea politica, strategica ed economica che unir dee l’Oceano al Mediterraneo, attraversando da capo a fondo la Francia. Quell’aver incominciato ad un tempo tante strade di ben diversa importanza, quell’avere ripartito i fondi disponibili sopra una quantità d’imprese, molte fra le quali non erano di primaria importanza, fu un tributo vergognoso pagato alle esigenze parlamentarie, fu mezzo poco, lodevole per ottenere la maggiorità nelle Camere, sacrificando i veri interessi del paese.

Quando il sig. Thiers paragona i vantaggi che ridonderebbero da quella strada, appena cominciata, che dee ricongiungere Parigi con le primarie città della Francia, con Lione e Marsiglia, e quei tronchi che fanno capo a poche importanti città, Tours, Vierzon, Chartres e Bourg, le sue ragioni superano, in bontà quelle del Ministero, come l’uomo di Stato supera in vera scienza i semplici trafficanti di maggiorità parlamentari.

Questo sunto imperfetto della discussione del 25 gennaio può dare una prima idea della condizione della Francia. La quale avremo campo di esaminare più minutamente quando le Camere discuteranno l’annuo loro bilancio.

C. Cavour


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