[Sul contegno del pubblico in Parlamento]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 273 del 15 novembre 1848

Un antico presidente della Camera de’ Comuni ci ha favorita la nota che diamo qui tradotta dall’autografo inglese che riteniamo in uffizio, sul contegno che si esige dagli estranei ammessi ad assistere alle sedute del Parlamento, la quale è consentanea a quanto sullo stesso argomento già molti anni or sono scriveva Geremia Bentham.

“La Camera deve ritenere nulla essere più importante per assicurare l’influenza e l’autorità delle sue decisioni, che il prendere buone misure per escludere ogni pericolo che possa su di esse agire l’espressione dell’opinione di quella parte del pubblico che è ammessa nelle sue adunanze.

“La Camera inglese dei comuni non tollererebbe alcuna interruzione od alcuna espressione di opinioni per parte degli estranei che potessero essere presenti nella Camera. Per ordine della Camera, gli estranei sono esclusi, ed il sergente d’armi deve arrestare quelli che vi s’introducessero. Ma il sergente non suole far eseguire quest’ordine, se non quando ne è espressamente richiesto: ogni membro può far osservare che nella Camera vi sono degli estranei; e questa sola osservazione serve d’ordine per farla subito evacuare, secondo è la legge.

“Dunque le cose sono a questi termini: la Camera non autorizza la presenza di gente estranea, ma in pratica il pubblico è ammesso nella galleria: i pari, i ministri esteri ed altre persone possono assidersi sotto la galleria; ed ultimamente fu anche destinato un posto speciale agli stenografi dei giornali. Tutto questo però non espone la Camera al menomo inconveniente, perché, siccome gli estranei sanno d’essere solo tollerati, e che in ogni punto essi possono essere mandati via, la Camera sempre ritenendo questo diritto, così essi non rendonsi mai colpevoli dell’indiscrezione di dar segni di approvazione o di disapprovazione ad alcun oratore. L’importanza dell’escludere realmente ogni manifestazione di pubblica opinione che potesse influire sui procedimenti della Camera o anche dominarli, è così universalmente riconosciuta, che io tengo per certo che un estraneo, il quale con applausi o altrimenti peccasse contro la convenienza ed il decoro, non troverebbe in tutta la Camera un solo apologista.

“La subita espulsione degli estranei è il mezzo con cui la Camera è protetta da ogni mancanza di decoro. Gli stranieri ed i giornalisti sentono d’essere solo presenti per tolleranza, e che non corrono rischio d’essere espulsi, se non per propria colpa. Se un estraneo agisce in modo sconvenevole, come avviene talvolta nelle tribune (lobbies), egli è arrestato dal sergente d’armi, e non è liberato, se non dietro ordine espresso e col pagamento di una multa. L’ammontare di questa multa è una questione di competenza dell’assemblea, alla cui discrezione è rimesso il fissarlo; ella deve però stabilirlo in modo fisso anticipatamente e non farne oggetto di discussione ad ogni caso particolare che occorra”.

C. Cavour


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