[Prestiti e commercio. L’industria serica] [2]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 140 del 9 giugno 1848

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Il raccolto dei bozzoli è imminente, e la crisi commerciale europea dura tuttora. É vero bensì ch’essa non si è fatta più grave nel mese di maggio; che anzi la sua intensità è alquanto scemata, ma non al punto di ristabilire il commercio serico nella sua condizione normale. Quantunque le incette di sete italiane per l’Inghilterra sieno aumentate, quantunque le fabbriche francesi comincino alcun poco a lavorare, i nostri negozianti ritengono ancora molte mercanzie invendute; essi inoltre son lungi dall’aver riscosso tutto quel che loro è dovuto dall’estero, e quindi non possono quest’anno impiegare nelle filande fondi eguali a quelli degli anni passati. A ciò s’aggiunge l’impossibilità di procurarsi, come al solito, fondi in Francia ed in Isvizzera, e la ristrettezza del credito nell’interno; cause tutte, che concorrono a menomare straordinariamente la quantità di numerario disponibile pei bisogni del prossimo raccolto dei bozzoli.

Questo difetto di numerario può produrre funeste conseguenze pel paese, specialmente nel caso in cui il raccolto fosse abbondante. L’avvilimento eccessivo del prezzo dei bozzoli sarebbe un gran male per l’agricultura, ed in particolare per la classe povera di varie delle nostre provincie, alla quale l’educazione dei bachi procaccia in parte, i mezzi di sussistenza.

Il capitale nazionale non essendo scemato, non dovrebbe riuscir difficile il rimediare a questa mancanza dell’agente della circolazione, necessario a compiere le straordinarie transazioni a cui dà luogo il raccolto dei bozzoli. Infatti, vari sono i mezzi per raggiungere in tutto o in parte questo scopo, e far sì che i prezzi dei bozzoli, senza essere artificialmente elevati (ciò che sarebbe pure un gran male), rimangano adeguati a quelli della seta.

Si poteva creare un Monte delle sete, riunire cioè in società i principali negozianti, onde fare anticipazioni sovra depositi di sete, mediante l’emissione di biglietti all’ordine, aventi tre o più mesi di data, guarentiti solidariamente da tutti i membri della società.

Questi biglietti, mediante una tale guarentia, eguale, se non maggiore, a quelle delle banche le più solide, avrebbero avuto una sicura circolazione nella capitale, e fors’anche nelle provincie. A peggio andare, essi avrebbero supplito a quel tanto di numerario che si richiede di continuo per le transazioni che si compiono fra i negozianti di Torino, ed avrebbero resa quindi disponibile una certa quantità di fondi pei bisogni dell’imminente raccolto.

Abbiamo sperato, durante alcuni giorni, di vedere attivata una istituzione cotanto, proficua al commercio. Un ben ponderato progetto, messo in campo, da uno dei nostri più oculati banchieri, pareva incontrare l’approvazione universale ma per mala sorte i timori eccessivi, le dubbiezze, e fors’anche le gelosie di alcuni pochi renitenti riuscirono a mandarlo a vuoto.

Abbandonata l’idea del Monte, il commercio rimane privo dell’aiuto di ogni qualunque istituzione di credito, senza che le pubbliche finanze, sovraccariche ora dalle spese della guerra, possano in alcun modo sovvenirlo. Quindi non ravvisiamo, in tali frangenti, altro mezzo per alleviare gl’inconvenienti che dal difetto di numerario possono provenire, se non l’accordo dei maggiori proprietari coi trattori e torcitori, onde ritardare il pagamento dei loro bozzoli, se non dopo compiuta la fabbricazione della seta.

Ciò potrebbe ottenersi mediante la vendita a credito dei bozzoli. Ma, stante la sfiducia che domina gli animi, è poco probabile che molti proprietari consentano ad accordare lunghe more pel pagamento dei loro prodotti.

Assai più consentanea allo stato degli spiriti, e più conforme al generale interesse, sarebbe stata l’istituzione di filande sociali, promosse e dirette dalle amministrazioni pubbliche, dai comizi, o, meglio ancora, da alcuni proprietari godenti la confidenza dell’universale. In queste filande si sarebbero lavorati i bozzoli di una o più comunità; quindi, vendute le sete ricavate, se ne sarebbe ripartito il prezzo fra i produttori dei bozzoli. Per evitare gli sconcerti che nascono talvolta dalle imprese industriali condotte da società, sarebbe stato, facile il far eseguire le operazioni della trattura e della torcitura, mediante una stabile mercede, da persone di non dubbia abilità e specchiata onestà.

Forse alcuni riputeranno impossibile l’effettuazione di questa nostra idea, a cagione della difficoltà che s’incontra nello stabilire il valor relativo delle varie qualità dei bozzoli. Ma a questi risponderemo, che coll’escludere assolutamente le qualità scadenti e quelle di merito eccezionale, riesce facile il dividere con bastevole esattezza tutti i bozzoli che s’incontrano sui nostri mercati, in quattro o cinque categorie.

Queste associazioni, che avrebbero procurato ai produttori di bozzoli i vantaggi analoghi a quelli cotanto importanti che i proprietari di piccole mandre di vacche (bergamine) ritraggono dalle cascine sociali (casoni), sarebbero state certamente il mezzo più acconcio per attraversare la crisi a cui andiamo incontro. Ma in un paese, in cui lo spirito di associazione è tuttora nelle fascie, non potevano costituirsi se non mercé l’opera del Governo, od almeno di un’istituzione potente, quale si é la nostra benemerita Associazione agraria.

Per mala sorte, il ministro, cui dal calendario sappiamo essere affidata, la cura dell’agricoltura, non ha campo a pensare ai produttori de’bozzoli, forse perché costretto a consumare moltissime ore nell’ascoltare interminabili discussioni sul valore grammaticale delle voci dell’indirizzo; e l’Associazione agraria fu ed è ancora così esclusivamente dedita all’opera delle elezioni, da non rimanerle tempo onde promuovere società estranee alla politica. Talché è forza abbandonare per ora la speranza di veder applicato lo spirito d’associazione alla più importante delle nostre industrie.

Dopo di aver dimostrata l’impossibilità di sovvenire l’industria serica con nuove istituzioni di credito, o mediante vere associazioni industriali, non ci rimane ad indicare che un solo mezzo, atto nelle presenti condizioni economiche del paese a menomare le funeste conseguenze del difetto di numerario, ed è il determinare i grandi proprietari a far lavorare i loro bozzoli a fattura, per quindi, ad epoca più inoltrata, vendere o far vendere le sete che da essi avranno ricavate.

Sappiamo che molti filanti, per elezione o per necessità, sono disposti quest’anno ad adottare questo sistema. Quindi i grandi proprietari troveranno facilmente chi s’incarichi della trattura e torcitura dei loro bozzoli. Ove abbiano a fare con filanti abili ed onesti, non dubitiamo ch’essi giungano facilmente ad intendersi con vicendevole vantaggio.

Osserveremo però che il nostro consiglio deve tornare specialmente utile ai proprietari, i quali hanno un massimo interesse ad impedire l’avvilimento dei prezzi dei bozzoli. E ciò, sia perché, se tal cosa accadesse, ricaverebbero poco danaro da quelli che avranno a vendere; sia, pure perché gli affittavoli, i massari ed i coloni, i quali ricavano dal raccolto dei bozzoli il mezzo di pagare quanto è ad essi dovuto, si troverebbero ridotti all’impossibilità di adempiere alle loro obbligazioni verso i proprietari.

Ora, il solo mezzo d’impedire il soverchio scapito del prezzo dei bozzoli, poiché non possiamo aumentare il numerario disponibile per le compre, si è di diminuirne le quantità che si esporranno in vendita sui mercati; ciò che si otterrà, se una parte è consegnata direttamente ai filanti per essere lavorata a fattura.

Abbiamo già detto esservi alcuni proprietari di filande disposti ad abbracciare il proposto sistema. Se la loro determinazione fosse fatta pubblica, troverebbero forse molti imitatori fra quelli che, per un falso rispetto umano, temono scapitare in considerazione, cessando dal lavorare i bozzoli per proprio conto, come nei tempi di calma.

A questi ripeteremo, che nelle attuali condizioni politiche dell’Europa è assai miglior consiglio, massime per prudenti padri di famiglia, il sapersi contentare del discreto, ma sicuro benefizio che possono ricavare dal lavorare a fattura, che non l’esporre i loro capitali a rischiose imprese, dalle quali possono bensì ridondare vistosi benefizi, ma altresì perdite gravissime.

Il bene inteso interesse dei filanti dovrebbe determinarli a consentire alcune anticipazioni ai proprietari che loro confiderebbero i loro bozzoli a lavorare.

E così coloro che dispongono di un capitale non bastevole a porre in piena attività le loro filande, sarebbero quasi certi, col pagare al raccolto il terzo o la metà del valore dei bozzoli che riceverebbero, di lavorare al pari degli anni scorsi.

Noi confidiamo che il mezzo indicato, quantunque semplicissimo, basterà (ove sia adottato nelle provincie in cui la produzione è maggiore) ad alleviare gli effetti della crisi finanziaria nell’industria serica.

Passata l’epoca critica del raccolto, essa industria potrà aspettare con minori stenti sorti migliori: le quali non si faranno a lungo desiderare, se non sono errati i calcoli fondati sull’attività delle fabbriche inglesi, sulla scemata produzione della Lombardia, e sulla probabile diminuzione delle importazioni della China.

C. Cavour


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