Piccolo catechismo costituzionale ad uso del popolo di M.A. Castelli e G. Briano

«Il Risorgimento», Anno I, numero 48 del 22 febbraio 1848

Il massimo pregio di nuove istituzioni politiche consiste nell’essere in perfetta armonia colle condizioni intellettuali e materiali della società, cui son destinate.

Noi reputiamo del pari dannoso per un popolo l’ottenere una forma politica alla quale ei non sia preparato, e il rimanere sotto un governo che abbia cessato di corrispondere ai progressi de’ suoi tempi. Noi deploriamo egualmente le sorti delle repubbliche del mezzodì dell’America, per aver esse voluto di lancio passare dal despotismo spagnuolo alla libertà assoluta degli Stati Uniti, e con più forte ragione lamentiamo quelle dei nostri concittadini del Veneto e della Lombardia, che intelligenti come noi, civili come noi, rimangono sotto la dura ed ignobile tutela d’un governo retrogrado.

Se lo Statuto dell’otto febbraio fu accolto con tanto e così sincero entusiasmo dall’intiera nazione, si è perché corrispondeva esattamente alle sue condizioni intellettuali e sociali. Se in esso riponiamo così alte speranze si è perché gli animi tutti sono disposti a secondarne lo spirito; si è perché la gran maggioranza dei nostri concittadini è pienamente atta ad esercitare rettamente i diritti ch’essi hanno acquistati, ed a compiere i nuovi e capitali doveri che da questi derivano.

Mentre il popolo si veniva istruendo ed educando, le classi già istrutte ed educate venivano preparandosi al reggimento costituzionale colla lettura assidua dei giornali francesi, collo studio attento dello spettacolo che presenta di continuo la magnifica operosità delle libere istituzioni fra i nostri vicini d’oltr’alpe.

Onde si può con certezza asseverare non esservi quasi terra di qualche importanza nei regi Stati, dove le idee di libertà legale non fossero più o meno penetrate, non vi avessero più o meno illuminati rappresentanti.

Ma, convien dirlo, queste idee, raccolte in gran parte da’ giornali e dall’esame di fatti da lontano osservati, non potevano essere regolarmente coordinate, potevano essere sino ad un certo punto incerte e confuse.

Per rimediare a tale inconveniente, non vi può essere mezzo più efficace della pubblicazione di un’operetta semplice, chiara, popolare in cui vengono sposti, in modo perfettamente logico e preciso, i principi costitutivi degli ordini costituzionali Uno scritto siffatto dee contribuire a dissipare la confusione che esiste in molti spiriti dotati di varie, ma inordinate cognizioni, e somministrare rette ed elementari idee politiche ai più, rimasti finora poco meno che estranei alla oramai importantissima scienza.

A questo doppio scopo accennano con singolare perizia li signori avv. Castelli e Giorgio Briano nel picciolo Catechismo costituzionale ad uso del popolo, da essi testé pubblicato. Questo ci pare, se l’affezione che portiamo agli autori non c’illude, racchiudere molte delle sovra enumerate condizioni, che concorrono a rendere un libro di tal fatta di somma utilità e per coloro che già avevano idee costituzionali, e per coloro che ne erano, privi.

Le rigorose ed esatte definizioni, le spiegazioni precise e chiare ch’essi hanno saputo disporre in modo così logico, danno una giusta e compiuta idea delle basi principali del nuovo sistema di governo che dee reggerci. Accessibile alle più umili intelligenze, basta a far apprezzare anche dai più rozzi i benefizi delle nuove istituzioni, e a dimostrare la fallacia delle conseguenze pericolose ed estreme che taluno, per errore o mala fede, vorrebbe farne derivare.

Così, mentre diffonderà nel popolo precetti virtuosi, sane idee, solidi principi, il picciolo Catechismo costituzionale servirà pure ai già istrutti quasi a stabilire una linea determinata attorno alla quale verranno a coordinarsi le idee e le dottrine già acquistate, ma rimaste in uno stato confuso, per difetto di pratiche applicazioni.

Noi non dubitiamo che l’utilità dell’operetta dei nostri benemeriti collaboratori non corrisponda al sentimento di patriotismo ardente, di devozione sincera al Trono ed alla libertà che lo dettava. Noi non dubitiamo ch’essa penetri in tutte le terre, in tutte le scuole, in tutte le case del nostro paese, per ispargere ovunque i semi di una savia libertà, che l’avvenire educherà a buoni e santi frutti. Noi crediamo non vi possa essere opera più meritevole d’encomio di quella di spandere nel popolo una giusta idea de’ suoi diritti e de’ suoi doveri. Per questa idea, una volta che l’abbia chiara nella mente e nel cuore egli dee crescere di cognizioni, però di moralità; egli dee mostrarsi ognora più degno delle nuove sorti cui è chiamato; egli dee sicuramente esser meglio apparecchiato a percorrere la carriera di quel nobile progresso che gli fu aperta con tanta larghezza e magnanimità da Carlo Alberto.

C. Cavour


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