[Per la libertà di commercio: l’abolizione dei diritti differenziali] [2]

«Il Risorgimento», Anno III, numero 696 del 29 marzo 1850

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Se siamo bene informati, intanto che le commissioni e il Governo preparano con alacrità la discussione delle leggi finanziere e de’ bilanci, la Camera vorrà occuparsi prontamente della legge sull’abolizione de’ diritti differenziali di bandiera, per la quale ha nella tornata del 25 marzo udita la relazione della sua commissione.

Nell’atto che questa legge tiene alle riforme finanziere per la insignificante diminuzione di 46 mila lire annue di dritti che produrrà da una parte, e ben più ancora per l’importantissimo aumento di entrate indirette che il benefizio del commercio apporterà dall’altra, essa è di sì grande interesse pel commercio istesso e quindi anche per la marina mercantile, che non possiamo non sollecitarne co’ nostri voti la immediata discussione e la più sollecita applicazione. Il paese la saluterà come un lieto avvenimento, come un primo pegno dello avviamento alla libertà commerciale, come un nuovo atto di applicazione agli interessi materiali del principio che informa le nostre istituzioni politiche.

E veramente la tenacità che poneva tra noi il potere assoluto nello avversare ogni cosa che sentisse di libertà, anche nel demanio della pubblica economia, del commercio e della finanza, e a creare degli ostacoli persino al semplice sviluppo degli interessi materiali, per ismania di protezione e tutela, deve tanto più far valutare al paese le novelle istituzioni delle quali è consorte ogni utile riforma, tostoché delle utili e liberali riforme avrà colto i primi e non dubbi risultamenti. Si può fino a un certo punto ringraziare il potere assoluto di aver resi solidari del sistema costituzionale que’ miglioramenti che altrove per una accorta inconseguenza si trovavano possibili senza politiche mutazioni. Di cento leggi, delle quali questa è una, può dirsi altrettanto che delle leggi Siccardi: il Piemonte le dovrà al nuovo ordine di cose stabilito nel 1848.

E quindi avviene che ovunque il Governo porti la sua mano per rimuovere un ostacolo alla libertà civile, o commerciale, o politica, trova l’occasione di rimuoverne dieci. Egli accorre per togliere al commercio l’inciampo di incauti favori che si pensava concedere alla marina nazionale allorché non si creavano già, ma si estendevano privilegi nati assai prima e sotto altri auspici da giurisdizioni locali, e incontra per via individui, corporazioni o municipi che pretendono esercitarli. Con l’atto istesso che stabilisce il principio della reciprocanza per l’abolizione de’ diritti differenziali, si abolisce un abuso, avanzo di sistemi feudali, pel quale questi diritti han potuto sinora percepirsi da altri che non sia lo Stato! In altri paesi l’abolizione dello abuso era fatta da più tempo e i diritti differenziali si percepivano ancora dallo Stato a titolo di protezione per la marina mercantile.

Non è nostra usanza di sfondare, come dicesi, gli usci aperti, e fare un lusso di facile erudizione per empire le nostre colonne. Dal momento in cui il progetto fu presentato dal ministro dell’Agricoltura e Commercio fu accolto con viva simpatia dalla Camera e dal paese. Gli organi della pubblica opinione lo hanno commendato, nessuna voce è surta a contraddirlo, e quindi noi non porteremo la polemica in un terreno in cui non siamo provocati da alcuno. Ci dispensiamo dal ripetere ancora una volta tutto quanto fu ampiamente detto su questo argomento in Francia, in Inghilterra, in Olanda, in Danimarca e in altre parti d’Italia, e dal tornare alla biografia del famoso atto di navigazione inglese morto testé dopo due secoli di vita. Abbiamo ferma fiducia che la legge sarà letta, discussa e adottata in unica tornata dalla Camera de’ deputati.

Vi è però una modificazione che crediamo dover proporre da ora alla attenzione del Parlamento. La teoria della libertà commerciale, di che è una prima applicazione l’abolizione de’ diritti differenziali, non si arresta al limite della reciprocità, e gli uomini pratici non hanno mai potuto opporre al rigore de’ suoi argomenti una teoria inflessibile di reciprocanza, ma al più circostanze speciali che non possono autorizzare a fare della reciprocità una condizione indispensabile per l’abolizione di que’ dritti. Il Parlamento inglese ha abolito l’atto di navigazione senza riguardo alla reciprocità. Il difetto di reciprocanza non può che autorizzare il Governo a ricusare il pareggiamento de’ diritti alle bandiere di que’ paesi che non l’accordino a vicenda. Or noi vorremmo che la stessa ampiezza fosse conceduta al potere esecutivo nella nostra legge, e che la reciprocità non vi sia posta come indispensabile condizione dell’abolizione de’ dritti differenziali.


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