[Nuove elezioni]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 240 del 6 ottobre 1848

I risultati, omai tutti conosciuti, delle ultime elezioni dimostrano evidentemente quale fosse la verità e la realtà delle asserzioni dei fautori della opposizione, quando questi ripetevano di continuo essere la politica ministeriale condannata da tutto il paese: non udirsi che un grido unanime di riprovazione dall’una all’altra estremità dello Stato contro uomini abbastanza temerari per rimanere sui seggi del potere, dopo che dai circoli di Torino e di Genova, e dai giornali che seguono le pedate della Concordia, fu loro intimato di lasciarli.

Se queste loro declamazioni avessero avuto qualche reale fondamento, certo non si sarebbero veduti i collegi elettorali di Savigliano, Fossano, Cuorgné, Avigliana ed Utelle rieleggere quasi all’unanimità i membri del Ministero. Certo in alcuni di essi quel preteso sentimento nazionale si sarebbe manifestato, e più di un membro del Gabinetto nella lotta elettorale avrebbe toccato una sconfitta.

Ma al contrario, in nessun luogo i ministri incontrarono seria opposizione; e ciò non può ascriversi alla benignità od all’apatia dei loro avversari; che anzi questi non la perdonarono a disturbi, anzi a raggiri e brighe, per far andare a monte le candidature ministeriali. A questo scopo si valsero in varie località del gran nome di Gioberti, contrapponendolo al ministro Merlo a Fossano, ed a Pietro di Santa Rosa a Savigliano. Ma i sagaci elettori, sicuri della rielezione del sommo filosofo a Torino, non caddero nel tranello preparato dall’opposizione, e si ricusarono a far servire il glorioso suo nome ad un raggiro di parte.

A Utelle poi posero in campo la candidatura di uno dei più distinti officiali dell’esercito, quella del capitano Lyons, onde impedire la rielezione del signor di Revel, che gode, col suo collega Pinelli, del privilegio di essere più specialmente inviso al partito esaltato. Ma ad onta del merito incontrastabile del sig. Lyons e della simpatia di cui gode, come nativo di quelle terre, ad onta degli sforzi dei giornali e dei comitati di Nizza, gli elettori d’Utelle, ad una maggiorità di 4 sovr’uno, riconfermarono il mandato di fiducia già accordato altra volta al così travagliato ministro. La rielezione del capitano Menabrea a Verrez, e la nomina dell’avvocato Battaglione a Caluso, sono fatti entrambi altamente onorevoli pel Ministero. Checché ne dica la Concordia, noi stimiamo troppo il deputato di Caluso per credere ch’egli professi una opinione neutrale nella politica del Gabinetto. S’egli non avesse una fede intera nella lealtà, nel patriottismo di P. D. Pinelli, s’egli supponesse vera la millesima parte delle accuse che contr’esso scaglia ogni giorno la Concordia, non potrebbe rimanere suo primo ufficiale; non potrebbe continuare ad essere il principale agente della politica ministeriale. Ai fatti da noi esposti l’opposizione contrappone le elezioni della capitale. A questo proposito diremo schiettamente qual sia il giudizio che su di esse portiamo. Per ciò che riflette il terzo collegio, l’opposizione non può menar gran vanto della rielezione di Vincenzo Gioberti; poiché chi mai pensò a contrastarla? Qual fu il giornale che abbia preso a combatterla? Nessuno.

Se abbiamo creduto dover nostro di non seguire la via politica ch’egli additava come la migliore, se abbiamo biasimato la vivacità della sua opposizione, non ci cadde mai in pensiero che un tal uomo potesse venire escluso dal Parlamento.

E quand’anche ci fosse tolta la speranza, che tuttora nutriamo, di veder sparire le cause di disunione che lo separano dai nostri amici politici, noi faremo pur sempre plauso ad ogni nuovo contrassegno di stima ch’egli sia per ricevere dai suoi concittadini.

Non diremo altrettanto dell’elezione del quinto circondario. Confessiamo schiettamente ch’essa ci fece provare un sentimento di sorpresa e di rammarico. La rielezione del sig. Evasio Radice fu un colpo tratto al Ministero ed al partito moderato. Ma questo smacco fu prodotto assai più dall’indolenza e dal difetto di concerto fra i nostri amici politici, che dalla preponderanza numerica degli elettori della parte avversa.

Poiché mentre gli aderenti del sig. Radice, mossi dal Circolo politico, facevano riunioni, distribuivano lettere e circolari, si aggiravano in ogni senso; i suoi avversari aspettavano il giorno dello squittinio senza nemmeno andar intesi sul candidato da opporgli; e la candidatura del conte di Revel fu in certo modo improvvisata. Infatti un ministro suo collega, non essendone informato, votò il primo giorno per il sig. Cibrario. Ciò malgrado la maggiorità raccolta dal sig. Radice non può dirsi esuberante, massime se si riflette al gran numero d’elettori che si astennero dal votare. Quindi crediamo potere asserire che se gli amici del sig. di Revel si fossero, adoperati, anche con molto minor zelo di quello che fecero gli amici del sig. Radice, il ministro delle Finanze, avrebbe avuto l’onore di una doppia elezione.

Ma, quand’anche questo modo di giudicare il risultato dell’elezione del quinto circondario di Torino fosse erroneo, ciò nullameno crediamo poter ripetere che le ultime nomine, considerate complessivamente, provano che il paese non ha ratificata la prematura e passionata condanna profeta dall’opposizione contro la politica ministeriale. Gli elettori non hanno creduto dovere ritirare ai ministri il mandato di fiducia che avevano, loro accordato come privati. Questo giudizio certamente non è ancora definitivo. Né il paese può statuire in modo assoluto sulla politica ministeriale, prima che le parlamentarie discussioni non l’abbiano posta in piena luce.

Ma esso è pronunziato contro le accuse premature, le insinuazioni perfide, le allegazioni ingiuriose destituite di prove, di cui il Ministero fu fatto bersaglio dal giorno stesso della sua composizione; e, così facendo, ha dato un nuovo argomento della sapienza civile del popolo piemonteseCerchi dunque la Concordia, se ha in pregio l’esattezza dei vocaboli, un altro nome per qualificare il Ministero contro il quale ella nutre odio tanto implacabile. Per ciò che mi spetta, se non mi è dato l’associare il mio nome a quelli degli onorevoli membri che lo compongono, sono pronto ad unire la mia voce alla loro, se essi nel Parlamento, fedeli al loro programma ed ai loro antecedenti, si faranno propugnatori di una politica leale, forte, sapiente, opposta in tutto a quella politica funesta che ci volevano imporre i ministri, patroni ed amici della Concordia.

C. Cavour


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