[L’unione di Piacenza al Piemonte]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 127 del 24 maggio 1848

Il Ministero ha presentato oggi al Senato la legge relativa all’unione di Piacenza, stata adottata ieri dalla Camera dei deputati: speriamo che il Senato discuterà nella seduta di domani e voterà senza indugio questa legge urgentissima, necessaria a dare effetto al primo atto di riunione che rallegrò la patria italiana. Siamo impazienti di vedere fra noi i deputati di quelle animose popolazioni, che senza esitazione di sorta, senza esagerate pretese municipali, dichiararono unanimemente di volersi riunire sotto il libero e glorioso vessillo del re Carlo Alberto.

Fra pochi giorni la fusione sarà compiuta; solo avremo ancora a lamentare l’esistenza della linea doganale, che separa le nostre orientali provincie dal ducato di Piacenza. Se la riunione di Parma e quella di Reggio e Modena non fossero più che probabili; se non fossimo quasi certi di vedere queste città seguire l’esempio di Piacenza, avremmo altamente biasimata una determinazione fiscale che può produrre un qualche cattivo senso nell’animo dei piacentini. Ma nello stato attuale delle cose, in cospetto dell’irresistibile tendenza che muove all’unione i popoli della riva destra del Po, confessiamo che l’istituzione provvisoria di una linea doganale fra Piacenza e Parma, sarebbe stata un atto più impolitico ancora che quello di lasciar sussistere la linea attuale.

Nell’approvare però la proposizione del Ministero, ci facciamo lecito di indirizzargli due consigli. Il primo si è di raccomandare ai doganieri nostri la massima indulgenza pei viaggiatori e le merci che dal Piacentino saranno dirette alle antiche nostre provincie. Le Finanze avranno a risentirne alcuni danni, e crescerà per breve tempo il contrabbando. Ma tali inconvenienti sono un nulla in confronto della necessità di conciliare l’animo dei nuovi nostri concittadini. Il secondo consiglio sta nel preparare l’ordinamento di nuove linee doganali, nella supposizione della riunione di Parma e di Modena. Appena questa pronunziata dai popoli e sancita dal Parlamento, le linee interne che separano Piacenza e Parma da noi, e quelle che ci dividono da Modena, debbono cadere sul momento. É dovere quindi del ministro delle Finanze di tenersi apparecchiato per provvedere senza il menomo indugio a questa nuova circoscrizione daziaria.

Osserveremo pure che l’unione dei ducati, usi a pagare sulle mercanzie estere dazi mitissimi, fa più urgente la necessità da tutti riconosciuta di riformare su basi larghe, liberali, e perciò profittevoli al Tesoro, la nostra gotica tariffa doganale.

Nelle condizioni nostre il ministro delle Finanze fallirebbe al suo dovere, se, fra le proposizioni finanziarie ch’egli ha annunziate alle Camere, non si annoverasse una nuova legislazione doganale. Per differire una tale riforma, non vale il porre in campo la progettata unione doganale colla Toscana e cogli Stati del Papa. Giacché quest’unione, dovendo avere per base una politica liberale, l’adottare noi questa fin d’ora è un renderla più facilmente effettuabile.

Rimanga pure la linea doganale piacentina, poiché imperiose considerazioni politiche lo esigono. Ma sappiano i piacentini che già si fanno i preparativi necessari per rimuoverla, e che il Governo ed il Parlamento sono decisi di modificare largamente i dazi, che finora sono di maggior aggravio ai consumatori, e porgono maggiori attrattive ai contrabbandieri.

C. Cavour


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