[Legge elettorale 3. Della circoscrizione elettorale]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 48 del 22 febbraio 1848

Determinare le circoscrizioni elettorali, fissare cioè il modo col quale dovranno radunarsi gli elettori per procedere alla nomina dei deputati, è cosa importantissima, come quella che esercita sulla composizione dell’assemblea rappresentativa non poca influenza.

Faremo astrazione dal sistema d’elezione a due gradi, escluso tacitamente dallo Statuto, contrario all’uso di quasi tutti i paesi costituzionali, il cui esame ci trarrebbe troppo in lungo. Nel sistema dell’elezione diretta, le circoscrizioni elettorali possono venir regolate da due principi diversi.

Gli elettori possono dividersi in altrettanti collegi quanti sono i deputati da nominare; oppure, raccogliendo in una sola assemblea tutti gli elettori di una provincia o di una divisione amministrativa, si può far procedere alla nomina collettiva di tutti i deputati della provincia o della divisione.

Entrambi i sistemi presentano speciali vantaggi ed inconvenienti speciali. Cercheremo di misurare esattamente gli uni e gli altri per poter portare del loro valore relativo un fondato giudizio.

L’elezione collettiva, fatta da un gran numero d’elettori appartenenti ad una vasta circoscrizione territoriale, tende a far prevalere gl’interessi generali sugl’interessi di località, e quindi a far cadere la scelta su persone che più fedelmente rappresentino le opinioni ed anche le passioni politiche della maggiorità degli elettori.

Ognun vede che un tal sistema è contrario agl’interessi delle minorità. Queste riusciranno più facilmente ad ottenere trionfi parziali in piccoli collegi, che non a prevalere nelle elezioni di una numerosa assemblea.

Ora noi non dubitiamo dichiarare, che una delle condizioni essenziali, a parer nostro, di un buon sistema elettorale, si è l’assicurare alle minorità nella rappresentanza nazionale un’influenza adeguata alla sua importanza reale. Se fossimo francesi, forse terremmo a vantaggio che le reliquie del partito legittimista avessero alcuni rappresentanti nella Camera dei deputati.

Notisi ancor questo: i gran collegi elettorali traggono seco la votazione collettiva o per lista, il che può dare argomento a giuste e severe critiche.

Le elezioni collettive non possono mai essere tanto sincere come le elezioni individuali. Danno quasi sempre luogo a negoziati, a convenzioni, a transazioni, che nuocono non meno alla loro dignità che alla verità loro. In Inghilterra, dove il sistema collettivo è in vigore, accade spessissimo che lo stesso collegio elettorale nomini due candidati, uno tory e l’altro wigh; uno progressista e fautore della libertà dei cambi, l’altro retrogrado e protezionista. Se fatti consimili accadessero fra noi, il credito della Camera ne rimarrebbe non poco scemato.

Noteremo finalmente che le elezioni provinciali o divisionarie accrescono di molto le spese e gl’incommodi di un gran numero d’elettori.

Se i centri elettorali sono ripartiti in modo che da ogni parte del circondario gli elettori possano in poche ore partirsene e tornare a casa dopo di aver votato, sarà facile l’ottenere un gran concorso di essi; ma se le distanze sono tali che gli abitanti delle parti più remote sieno costretti a pernottare nel luogo delle elezioni, non è sperabile che la parte meno agiata degli elettori consenta a spese di rilievo e a grave perdita di tempo per esercitare i suoi diritti, e ciò massimamente se le elezioni, come spesso accade, si protraggono a più giorni.

Veniamo al secondo sistema, a quello delle piccole circoscrizioni elettorali. In questo troviamo subito l’opposto difetto, quello di dare influenza soverchia agli interessi locali, di far scegliere cioè deputati disposti alcune volte a sacrificare le grandi alle piccole cose. Questo difetto è grave, nol neghiamo; ma osserveremo che una tale gravità potrà venir temperata in singolar modo dal continuo accrescersi delle relazioni personali e materiali delle varie parti dello Stato tra loro, il che tende a rendere sino ad un certo segno uniformi e solidali gl’interessi delle varie località.

Molti ed importanti sono i vantaggi di questo sistema. Col ravvicinare il candidato all’elettore, questi potrà assai meglio determinare la sua scelta secondo il proprio giudizio, che s’egli fosse costretto a pronunziare fra due individui ch’ei non conosce. Conseguenza diretta di ciò si è che il merito individuale, le qualità personali dei candidati dovranno esercitare una maggior influenza, dovranno aver un peso maggiore, che non nel primo sistema da noi esaminato.

Ora dichiariamo schiettamente che un tal argomento basterebbe a far dare la preferenza ai piccoli circondari. Giacché se è desiderabile che l’opinione dei deputati corrisponda a quella degli elettori, è più desiderabile ancora che la scelta di questi cada su persone di conosciuta moralità, di provata devozione al bene del pubblico; e reputiamo di molto preferibile che la Camera annoveri alcuni uomini politici di meno, ma la sua maggiorità sia composta di tali, sul carattere de’ quali gli elettori possano facilmente portare un sicuro giudizio.

Questa gravissima considerazione, aggiunta alle garanzie che offre alle minorità il sistema dei piccoli circondari, ed alla maggior facilità per gli elettori di esercitare i loro diritti, fanno sì che, senza esitare, noi crediamo dover raccomandare al legislatore di rinunziare alle elezioni per divisione o provincia, e di attenersi, come in Francia, alle elezioni individuali, in appositi circondari.

C. Cavour


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