[Legge elettorale 2. Del numero dei deputati]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 46 del 19 febbraio 1848

Base fondamentale del nuovo edifizio rappresentativo delineato nel programma degli otto febbraio, è il legittimo e regolare intervento del paese nel governo dei propri affari, per mezzo della rappresentanza nazionale. Epperò non dubitiamo d’affermare che fra tutte le leggi che si stanno preparando per dar effetto alle promesse del Re legislatore, la più importante e la più urgente è la legge elettorale.

I nostri ministri non possono certamente disconoscere una verità così evidente; siamo anzi persuasi aver essi a quest’ora già rivolto i maggiori loro pensieri alla confezione dell’indicata legge, come già pensarono a quella sulla stampa, ed a quella per l’ordinamento della Guardia nazionale. Tuttavia, mentr’essi stanno ponderando con maturità di studi il grave argomento, è dovere della stampa ricercare quali sieno i principi più atti a fondare un buon sistema elettorale. È dovere della stampa coadiuvare con l’opera sua la grand’opera legislatrice, mercé dei lumi che debbono necessariamente emergere da una discussione sincera e piena, e spandere nel pubblico quelle rette e sane idee che, in paese quasi nuovo alla materia, possono indirizzarne il giudizio, e regolarne l’azione.

Il gran problema, che una legge elettorale dee risolvere, si è costituire un’assemblea, che rappresenti quanto più esattamente e sinceramente sia possibile, gl’interessi veri, le opinioni ed i sentimenti legittimi della nazione: e che però sia composta di cittadini atti al difficile incarico e nello stesso tempo dotati di sufficiente scienza e moralità per cooperare utilmente alla confezione delle leggi ed al governo del paese.

A raggiungere l’alto scopo è necessario esaminare prima e risolvere molte ed importanti quistioni; ne indicheremo le principali:

  1. Di quanti membri debba comporsi l’assemblea.
  2. Qual modo di elezione debba adottarsi, e quali norme seguirsi nel disegnare le circoscrizioni elettorali.
  3. A quali categorie di cittadini debbansi affidare i diritti elettorali.
  4. Le condizioni d’eleggibilità.
  5. La durata della legislatura ed il modo con cui debba rinnovarsi.

Determinati questi cinque punti capitali, non è difficile lo stendere una buona legge elettorale; giacché gli altri, come la confezione delle liste degli elettori, i regolamenti di disciplina interna delle assemblee elettorali, ed il modo di votare, sono di molto minor importanza, e di più facile soluzione.

La sola quistione che abbia dato luogo a serie discussioni fra i pubblicisti, e che tenga tuttavia divisi gli uomini di Stato, è l’ultima, quella cioè relativa al modo di votare.

Gl’inglesi e molte repubbliche americane tengono il modo di votare apertamente, mentre quasi tutte le nazioni del continente hanno nelle elezioni adottato il voto segreto.

Se il primo sistema è conciliabile colle lunghe e forti abitudini del viver libero in Inghilterra, non potrebbe introdursi fra noi senza gravissimi inconvenienti. Prima di tutto nuocerebbe all’indipendenza degli elettori, ch’essi debbon gelosamente conservare sia in faccia del Governo, sia in faccia allo spirito di parte, che pretendessero influire sulla spontanea loro elezione. Darebbe luogo a gelosie ed odi personali, spargerebbe in tutto il paese semi di divisioni e di gare cittadine. Il voto aperto è utilissimo nelle assemblee deliberanti per tutte le quistioni di dottrina o di governo; ma nelle quistioni personali è sorgente di pessime conseguenze. E questa è una tal verità, che gli uomini più illuminati della Gran Bretagna chieggono istantemente che il voto segreto venga introdotto nelle elezioni parlamentarie: e questa riforma sarebbesi già operata, se da un lato l’aristocrazia non avesse un interesse immenso a far votare apertamente i suoi dipendenti, e dall’altro il popolo inglese fosse meno tenace nelle vecchie sue abitudini.

Lasciate adunque da parte le quistioni secondarie, tratteremo l’un dopo l’altro i cinque punti principali che costituiscono le basi del sistema elettorale, cominciando dall’esaminare di quanti membri potrà comporsi la Camera dei deputati nel nostro paese.

Forse l’ordine da noi tenuto parrà a taluni poco logico; dovendosi a parer loro prima discorrere e determinare la condizione richiesta ad essere elettore ed eleggibile. Ma noi crediamo erronea una tale opinione, stante che queste condizioni debbono in parte dipendere dal numero de’ deputati da eleggersi, e dal loro modo d’elezione.

Infatti egli è chiaro, che quanto più i deputati saranno numerosi, e le circoscrizioni elettorali saranno ristrette, tanto più si dovrà pensare ad allargare le basi dell’eligibilità, e si potrà utilmente e ragionevolmente far partecipare un maggior numero di cittadini ai diritti elettorali.

Per molte ragioni è da desiderarsi che, entro certi limiti, le assemblee deliberative uscite dall’elezione popolare sieno al possibile numerose. E ciò, sia per l’influenza che il numero può aver sulla scelta delle persone ond’é composta, sia per le funzioni cui è chiamata ad esercitare.

L’opera governativa, e perciò quella delle assemblee, che di essa partecipano, si va facendo ognor più ampia e complicata. Il rapido e continuo svolgersi nelle società moderne degli interessi materiali, intellettuali e morali ha aumentato straordinariamente ed aumenta tuttora la quantità e l’importanza delle materie, che il potere legislativo dee trattare. A conferma di questa verità, basti il citare che le strade ferrate e le leggi ad esse relative hanno in certo modo raddoppiato i lavori della Camera inglese; e se nei Parlamenti del continente non ottennero un così grande effetto, hanno tuttavia straordinariamente allargato la sfera delle loro attribuzioni.

Consegue da questo allargarsi dell’azione legislativa, che la Camera dei deputati dee accogliere nel suo seno buon numero d’uomini speciali, atti a trattare sufficientemente le molte e varie materie, che debbono essere sottoposte alle sue deliberazioni. Dee annoverare magistrati, giurisperiti, agricoltori, commercianti, industriali, economisti, ingegneri e varie altre categorie di persone distinte per una qualche specialità. Un simile concorso di forze, di lumi, di speciali attitudini non è sperabile che in una Camera numerosa; se il numero dei deputati è ristretto, la Camera sarà di necessità quasi esclusivamente composta d’uomini politici, e non vi sarà luogo per quegli altri, più operosi che eloquenti, più profondi che brillanti. i quali sì efficacemente contribuiscono al buon governo del paese ed alla confezione di savie leggi.

La libertà, non conviene illuderci, susciterà fra noi, come suscitò altrove, vari partiti politici; questi saranno in generale diretti da alcuni uomini di opinioni decise, di spiriti ardenti, di volontà determinata. Questi uomini, qualunque sia il numero dei deputati ed il modo d’elezione, saranno sempre chiamati a far parte della Camera elettiva. E ciò è regolare, ragionevole, desiderabile, affinché la Camera rappresenti esattamente lo stato dell’opinione pubblica. Ma, se il costoro numero, senza eccezione di partiti, fosse nelle Camere soprabbondante, se venissero a costituire in certo modo la maggiorità di essa, allora ne potrebbero risultare gravi inconvenienti. Allora le passioni politiche, in vece di stimolare ed animare soltanto l’assemblea, ne infiammerebbero a dismisura gli spiriti, e ciò alla lunga sarebbe cagione di pericolose e inevitabili perturbazioni.

Ripetiamolo dunque, perch’altri non ci fraintenda: pel buon andamento dello Stato importa che nella Camera popolare si trovino in gran numero uomini di mente pacata, di spiriti pratici, utili a tutte le parti, senza il concorso dei quali riesce sommamente difficile, per non dire impossibile, il reggere a lungo un governo entro le sue vie naturali.

Della verità di questa sentenza ci somministra luminose prove la storia parlamentare del Belgio. La Camera dei rappresentanti di quel regno, essendo stata costituita su basi assai ristrette, fu per molti anni divisa in numero quasi eguale fra due partiti estremi e violenti; il partito ultra-cattolico ed il partito ultra-1iberale; onde tornarono vani i tentativi degli uomini più distinti ed illuminati del paese, dei primi capi delle rivoluzioni, dei Noetromb, dei Wandweyer ed altri per fondare, colla necessaria imparzialità, un sistema di governo savio e conciliatore. Il potere oscillò più volte fra i due estremi; e, ad onta della sapiente moderazione del Re, del buon senso della nazione belga, i miglioramenti arrecati dal tempo non giunsero per anco a render possibile un ministero scevro d’elementi esagerati o nell’uno o nell’altro senso.

Ora, alle già esposte considerazioni, aggiungeremo che una assemblea numerosa, in grazia dello stesso suo numero, della varietà, della contrarietà degli istinti individuali, potrà meno facilmente venir corrotta dal potere, e resisterà, od almeno non si lascierà intimorire così di leggieri dalle passioni popolari.

Crediamo finalmente, che il numero dei membri onde sarà composta l’assemblea, dovrà regolare sino ad un certo punto i limiti entro i quali si può ammettere il pubblico ad assistere ai suoi solenni dibattimenti. Bentham, quel grande indagatore dei segreti impulsi del cuore umano, raccomanda espressamente di disporre le tribune pubbliche in modo che gli spettatori in esse introdotti non superino in numero i membri dell’assemblea; e ciò non tanto a cagione dei disordini e dei pericoli di un numeroso uditorio, ma, principalmente perché, egli giustamente osserva, vi sono molti oratori, i quali, strascinati dal desiderio di acquistare una momentanea popolarità, mirano più a piacere alla parte più numerosa del loro uditorio, che a convincere i loro colleghi.

A Bentham, al gran propugnatore del principio della pubblicità, si può prestar fede, quando ci addita gli inconvenienti di una troppo estesa applicazione di esso. Ma, conceduto ciò, noi riputeremo uno de’ maggiori vantaggi di un’assemblea numerosa quello di poter ammettere in essa, come spettatori, un maggior numero di persone. Le scuole più atte a formare uomini politici sono certamente i pubblici dibattimenti delle Camere legislative. E noi, popoli nuovi nella vita rappresentativa, dobbiamo desiderare che ad esse concorra il maggior numero di persone, compatibile col buon governo delle nostre Camere.

Chiariti i principali vantaggi delle assemblee numerose, siam lungi tuttavia dal conchiudere, che il principio debba determinarsi in modo assoluto per tutti i paesi, senza tener conto della loro popolazione relativa. A costituire sulle migliori basi possibili un’assemblea deliberativa, il numero non basta; conviene altresì por mente al merito degli individui onde sarà composta. Questa è questione delicatissima, ma di tutta importanza. Noi per ora non faremo che accennarla; ci torneremo altre volte con maggiori considerazioni.

A fare un buon deputato si richieggono varie condizioni che non molti riuniscono. Epperciò vediamo, anche nei paesi più avanzati nella carriera delle libere istituzioni, il numero dei candidati alla deputazione esser sempre assai ristretto; e ciò nondimeno si veggon giungere alle Camere persone poco atte a compiere il loro mandato, e che non molto conferiscono al lustro dell’assemblea. di cui sono chiamati a far parte. È forza perciò ridurre ne’ paesi meno vasti il numero de’ deputati adottato dalle grandi nazioni; ma la riduzione non dovrà operarsi in ragione geometrica, le proposizioni [sic] dovendo esserne molto minori. A fissare il giusto segno di questa riduzione concorrono due forze opposte, delle quali difficilmente si può far la debita stima. Nel tentarlo quindi è impossibile evitare affatto qualche giudizio arbitrario. Noi perciò proviamo molta diffidenza nel proporre al legislatore ed al pubblico il numero dei deputati da noi tenuto il più conveniente nella futura Camera elettiva. Tuttavia, volendo dare alle opinioni sin qui espresse una forma concreta, diremo che, ponderata ogni circostanza relativa del nostro paese, porteremmo opinione la Camera doversi comporre non di 452 membri come in Francia, o di 95 come nel Belgio, ma di un numero intermedio, che si avvicini, per quanto è possibile, ai 200.

Un tale risultato si otterrebbe coll’attribuire un deputato ad ogni popolazione di 25.000 anime. In ciò noi ci discosteremmo utilmente dalla Costituzione napoletana, che fissa un deputato ogni 40.000 anime. Errore, che può riuscire assai grave, se, come temiamo, i siciliani persistono nel funesto pensiero di volere un Parlamento separato. La Camera napoletana, non abbastanza numerosa, parteciperà dei difetti indicati nella Camera belgica.

La cifra di 200 non è eccessiva pel nostro paese, in cui le classi agiate e colte sono numerose. Dalla particolar conoscenza che abbiamo di varie provincie, non ci pare difficile il trovare ogni 25.000 anime una persona atta a degnamente rappresentarle.

Si noti che in una contrada di popolazioni agglomerate, ove le distanze che separano la capitale dalle provincie sono brevissime, i sacrifizi richiesti dai deputati sono, senza paragone, minori di quelli a cui soggiacciono nelle vaste contrade, Francia ed Inghilterra. Sciolta così la prima delle cinque questioni da cui dipende, a parer nostro, il difficile assunto della confezione di una buona legge elettorale, piglieremo altra volta ad esaminare le quattro rimanenti.

C. Cavour


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