[Le esportazioni seriche inglesi]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 170 del 15 luglio 1848

Da un documento testé pubblicato per ordine del Parlamento, ricaviamo essersi esportato dall’Inghilterra nell’anno 1847 drappi di seta per un valsente di lire sterline 985.626, poco meno di 25.000.000 di lire. Queste cifre [sic] accusano un notevole aumento nelle esportazioni, giacché negli antecedenti esse non giunsero mai a lire sterl. 800.000: onde se ne ricava nuova e potente prova dell’utilità e sapienza delle riforme daziarie, operate da sir Robert Peel, come pure della verità delle dottrine di pubblica economia, che quel grande statista tentò ridurre a pratica applicazione.

I risultati della tanto contestata riduzione sui panni di seta, da esso annunziati, vengono pienamente confermati. I fabbricanti, eccitati dall’estera concorrenza, migliorarono i loro prodotti, diminuirono le spese di produzione e giunsero, per certi articoli speciali almeno, non solo a combattere sugli interni mercati i loro emuli francesi, ma altresì a vincerli sui mercati esteri.

La maggiore libertà concessa al commercio delle stoffe di seta in Inghilterra, avrà per effetto di promuovere sino ad un certo punto una divisione nel lavoro fra le fabbriche del continente e quelle d’oltre-Manica.

Le francesi continueranno ad avere il sopravvento per ciò che riflette le stoffe di lusso, di moda, quelle il cui merito dipende dal buon gusto e dalla perfezione delle tinte. Le inglesi supereranno le loro rivali per essere più solide, per essere più ricercate per la loro bontà, che non per la loro bellezza, e cosi ne risulterà un bene universale, sia pei produttori che ricaveranno maggiori e più stabili utili dalla concentrazione dei loro mezzi di produzione, sia pei consumatori, i quali, mercé la concorrenza, otterranno a minor costo stoffe più perfette.


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