[L’aristocrazia torinese]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 242 del 9 ottobre 1848

Il Corriere mercantile nel lodevole scopo di promuovere la concordia e l’unione di cui proclama ogni giorno la necessità, ha inserto nel suo foglio di venerdì una declamazione furibonda contro quella ch’egli chiama l’aristocrazia torinese.

Non sappiamo veramente distinguere in modo preciso coloro che il foglio genovese accusa con tanta veemenza; giacché stante le riforme politiche ed i progressi dei tempi non vi esiste più fra noi aristocrazia di sorta. Ma s’egli avesse voluto accennare alla classe la più agiata della capitale, ci faremmo lecito di proporre alla nota sua imparzialità un mezzo esatto per paragonare l’energia dei sentimenti nazionali che animano quelle classi nelle città di Torino e di Genova.

In entrambe vi esistono associazioni allo scopo di riunirsi in società per conversare, leggere i fogli pubblici e giuocare ai giuochi di commercio. A Genova queste associazioni si chiamano casino a Torino club. Composte in simil guisa possono considerarsi come un’espressione assai esatta della classe più agiata.

Ora ecco la parte presa dalla Società torinese alla guerra nazionale. Sopra 190 membri, di cui essa si compone, 86 furono al campo, fra i quali oltre la metà senza che loro ne corresse l’obbligo. Quattro caddero gloriosamente sui campi lombardi ed otto rimasero feriti.

Non dubitiamo che la società genovese abbia fatti più onorevoli ancora a far valere; eccitiamo quindi il Corriere mercantile a ricercarli ed a pubblicarli onde la vantata superiorità del patriottismo genovese non riposi solo su vane declamazioni, ma sopra cifre incontestabili.


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