[La situazione della Banca di Francia]

«Il Risorgimento», Anno III, numero 823 del 27 agosto 1850

Come tutti sanno, la crisi della Banca di Francia minacciata un istante dalla rivoluzione di Febbraio 1848, e lo stato eccezionale che ne scaturiva hanno avuto una felice soluzione nel momento in cui l’Assemblea nazionale stava per aggiornarsi. Sul finire di luglio, e appunto quando noi avanzammo la predizione, ragionando del ristabilimento della finanza francese, che il Tesoro sarebbe stato tra non molto in grado di adempiere ai suoi impegni con la Banca e di renderla alle sue funzioni normali, il ministro signor Fould si presentò all’Assemblea e propose una legge con la quale si riabilitava la Banca a ripigliare i suoi pagamenti in numerario, e si faceva cessare il corso forzato de’ suoi biglietti. Questo progetto, di cui fu decretata l’urgenza, appoggiato all’unanimità da una commissione della quale era relatore il signor Gouin passò in legge nel giorno 6 agosto; e noi abbiamo aspettato le prime situazioni della Banca di Francia dopo la legge, per portare uno sguardo retrospettivo su fenomeni degni di studio di questa sua memorabile campagna.

Veramente il ritorno di si grande istituzione di credito alla sua normalità fu più pronto che non osavamo sperare, e che con noi nemmeno sperava una parte delle più distinte capacità finanziere della Francia, e ne sia prova la sorpresa sentita dall’Assemblea alla presentazione del progetto. E questa sorpresa era ben naturale, dacché si presumeva che il corso forzato non sarebbe cessato prima che il Tesoro adempisse ai suoi impegni, ai quali certamente non poteva e non ha potuto corrispondere in un tempo così ristretto; ma invece, la cessazione dello stato eccezionale non si è fatta attendere così lungamente, ed è bastato che il Tesoro siasi trovato in grado di rinunziare a metà dei 150 milioni che la Banca si era impegnata ancora a mutuargli, commutativamente al vantaggio del corso obbligatorio accordato a’ suoi valori.

La crisi di cui quella rinomata istituzione di credito fu minacciata dopo la rivoluzione di Febbraio, era la necessaria conseguenza della rivoluzione istessa. Come accade sempre in così gravi circostanze, tutto il mondo non ha più fede che nelle specie monetate; la Banca dove rimborsare più di cento milioni, la sua riserva metallica dopo 3 settimane appena era ridotta a soli 120 milioni; gli effetti di commercio, che essa possedeva dalle precedenti operazioni di sconto, caduti in discredito subivano la crisi; la subiva primo il Governo, il quale non rimborsava le somme depositate nelle casse di risparmio, e non poteva sostenere il credito de’ suoi boni.

Il 16 marzo 1848 fu decretato il corso, obbligatorio de’ valori della Banca; ma il maximum della circolazione fu limitato a 452 milioni; quanto a dire a 100 milioni circa di più di quel che era in tal momento. Allora si poté sperimentare il vantaggio di due notabili circostanze, la creazione de’ biglietti di 100 franchi che aveva posto i valori della Banca alla portata del picciolo commercio e l’indipendenza maggiore dal Governo, acquistata dallo stabilimento dopo l’epoca della rinnovazione del suo privilegio. Bastarono lo sviluppo che dava alla circolazione il taglio de’ piccioli biglietti e la fiducia nel limite della emissione, per far rinascere il credito e far valutare altamente, come un vantaggio senza pericoli, quello del corso forzato. Il corso rimontò alla pari, e i biglietti di 100 franchi salirono anche qualche volta al di sopra del pari, i metalli affluirono alla cassa, e in fine del 1849 la somma del maximum imposto alla circolazione era già raggiunta. Così il corso forzato non fu che una minaccia; giammai non fu necessario di adoperare alcun mezzo legale per sostenerlo, esempio non unico nella crisi finanziaria europea del 1848, e che più tardi la scienza non sdegnerà di valutare. Per corrispondere alle incessanti domande del commercio fu necessario elevare, con una nuova convenzione, il limite della circolazione imposto alla Banca, sino alla somma di 525 milioni. E questa cifra era già quasi esaurita al finire di luglio ultimo. Questo credito sempre più crescente e il movimento degli affari congiunto alla diminuzione de’ bisogni del Tesoro, secondo il nuovo bilancio, suggerivano naturalmente l’idea di far cessare lo stato eccezionale, poiché tanta era la domanda de’ valori della banca e così spontanea, la riserva metallica da 120 milioni, cifra di marzo 1848, era cresciuta sino a 450 milioni; i valori del portafoglio a 126 milioni, ecc.

Con tutto ciò si poteva forse considerare che gran parte di questo benefizio si doveva attribuire a quello stato eccezionale di cui si proponeva la cessazione, al vantaggio del corso forzato, alla garanzia delle foreste dello Stato ipotecate nell’ultima convenzione, e che pel ritorno allo stato normale sono ora svincolate. E si poteva pensare parimente che gli esempi della Banca d’Inghilterra, de’ quali il credito francese ha fatto tesoro da più tempo, avrebbero consigliato di attendere, prima di rientrare nella normalità, tali condizioni in cui la Banca avrebbe posseduto se non i 0,447 della sua circolazione, come attualmente quella d’Inghilterra, almeno il terzo della teoria francese, o i due quinti dell’antica pratica di Amburgo. Queste riflessioni ci facevano pensare che sebbene si avvicinasse il fatto consumato nel 6 agosto ultimo,non fosse però del tutto maturo, e che la ripresa de’ pagamenti sarebbe annunziata con qualche anticipazione, benché non dovesse essere di tre anni, come fu praticato in Inghilterra quando la legge del 1819 annunziò pel 1822 il ritorno della banca inglese alle sue condizioni ordinarie.

Amiamo credere che gli uomini saggi ed eminentemente pratici del Governo e dell’Assemblea non abbiano in conto alcuno precipitata una risoluzione dalla quale rifuggiva la Montagna per altre ragioni tutte speciali, e che appartengono ai suoi sistemi di finanza. La pace che si consolida in Europa, le voci che si dileguano de’ colpi di Stato, l’ordine che si rafferma, gli affari che si riprendono con calore daranno ragione al decreto del 6 agosto. L’oscillazione che si è manifestata nella situazione della Banca, se da un lato mostra abbastanza il valore che dava l’opinione allo stato eccezionale, dall’altro è ristretta in tali confini, che ben si può argomentare del buon successo del decreto ove non sorgano complicazioni politiche interne, né esterne. I valori del portafoglio da 126 milioni sono diminuiti a 123, il che non è soddisfacente; l’incasso metallico in Parigi solamente è aumentato di 3.250.000 franchi. Sebbene le operazioni di sconto siano quindi scemate nella capitale, la circolazione non è diminuita che di 1.170.000 tra Parigi e i dipartimenti. Ma questa circolazione non è alimentata da’ depositi, poiché sono scemati di 2 milioni a Parigi, e di 300 mila franchi nelle succursali.

P.S. – La situazione del 22 agosto che ci giunge in questo momento conferma le nostre opinioni.


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