[La politica del libero scambio in Inghilterra]

«Il Risorgimento», Anno III, numero 783 del 11 luglio 1850

Le conseguenze benefiche della politica economica liberale portata a compimento quest’anno in Inghilterra coll’intera rimossione dei privilegi di cui da secoli godeva la bandiera nazionale, si fanno ognor più evidenti.

Lo specchio de’ redditi dello Stato del trimestre e dell’anno che hanno termine al 5 andante, come quello del movimento commerciale dei cinque primi mesi dell’anno, ne somministrano una nuova e luminosa prova.

I redditi del trimestre che si chiude il 5 luglio di quest’anno, sommano a
lire sterline13.007.406
Quelli del trimestre corrispondente dell’anno scorso sommavano a»12.445.902
Aumento»561.504

Parimenti l’anno finanziario che si chiude a quest’epoca offre un soprappiù sull’anno antecedente di lire sterline 1.215.887.

Risultati favorevolissimi, che superano di gran lunga le previsioni che servirono di base al progetto di bilancio del Cancelliere dello Scacchiere, e tanto più osservabili in quanto che nel corrente di quest’anno il dazio sugli zuccari, uno degli articoli più produttivi delle dogane, fu diminuito di quasi il 10 per 100; e la gabella sui mattoni fu soppressa interamente.

Il dazio delle gabelle (excise), le quali colpiscono derrate di prima necessità, è quello che dimostra un aumento maggiore, prova incontrastabile della maggiore agiatezza e del maggior benessere delle classi operanti. Ciò conferma sempre più la massima degli economisti, che del benefizio della libertà fruiscono specialmente le masse.

I quadri commerciali somministrano dati non meno favorevoli.

Le esportazioni del mese di maggio del 1850 sommano a lire sterline 5.959.919, ossia in più di quelle del maggio antecedente, lire sterline 1.604.623.

Le esportazioni dei cinque primi mesi di quest’anno e dei due anteriori offrono i seguenti risultati:

Esportazioni dal 5 gennaio al 5 giugno
1848
lire sterline18.944.644
1849»21.191.973
1850»26.027.948
Eccedenza del 1850 sul 1849»4.835.975
» del 1850 » 1848»7.083.304

Le importazioni sia delle materie prime che alimentano l’industria, sia d’immediata consumazione, sono pure aumentate quest’anno, ad eccezione del cotone, il quale stante il fallito raccolto in America presenta una sensibile diminuzione.

Notiamo con piacere l’aumento dell’importazione delle sete, e degli oli d’olivo, che costituiscono i due principali articoli del nostro commercio coll’Inghilterra. Nei cinque primi mesi dell’anno quella contrada ha importato più di 1.300.000 chilogrammi di seta, tanto grezza che lavorata; l’importazione totale dell’anno giungerà probabilmente a 3.000.000 chilogrammi; quantità enorme che supera di gran lunga quella che s’introduce in Francia dall’estero, e ci dà argomento a dire essere Londra il primo mercato del mondo per le sete.

Le cifre testé riferite hanno maggior efficacia dei più eloquenti discorsi che pronunziar si possano in favore delle dottrine del libero scambio. Come mai contrastarle di buona fede, come mai sostenere che per esse la prosperità nazionale vien meno, quando ogni mese ci somministra una nuova dimostrazione, che conseguenze della loro applicazione sono l’aumento delle entrate del Tesoro, lo sviluppo delle esportazioni all’estero, una maggior consumazione delle derrate di prima necessità, una diminuzione nel numero dei poveri e nelle somme consacrate al loro sostentamento? Un partito costretto a combattere fatti così palpabili, a contestare verità cotanto evidenti, è un partito ridotto all’impotenza; qualunque sia il numero e l’influenza degli interessi egoisti ch’egli prenda a patrocinare, ei non giungerà mai a predominare in un paese in cui, mercé la libertà della stampa e la pubblicità di tutte le discussioni, l’opinione pubblica pronuncia in definitiva inappellabili sentenze.

Non dubitiamo quindi di ripetere con profonda convinzione, che il partito protezionista, benché la morte abbia colpito il più potente dei suoi avversari, non ritornerà al potere; o ritornandovi seguiterà esso pure una politica che conduce l’Inghilterra all’apice della prosperità.



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