[La morte di Pietro di Santa Rosa]

«Il Risorgimento», Anno III, numero 807 del 8 agosto 1850

Abbiamo detto che era obbligo nostro di portare un giudizio sui fatti che precedettero ed accompagnarono la morte di Pietro Santa Rosa, ed ora che compiuti sono gli ultimi uffici che ad esso doveansi, lo facciamo con quel sentimento che ci veniva altra volta da lui stesso ispirato. Quali siano le circostanze che accompagnarono quest’ultima sua malattia è oramai noto a tutti, e l’opinione pubblica si è sovr’esse dichiarata sì altamente e con tale unanimità, che ben può dirsi aver essa pronunziato una sentenza inappellabile. Non pertanto troppo conosciamo l’indole e la pertinacia di quel partito che aveva fatto Pietro di Santa Rosa primo segno alle sue persecuzioni, per non sapere che anche a fronte della ricevuta sconfitta nulla ci tralascerà per illudere gli animi dei creduli, gettare il dubbio ed il sospetto su quei fatti che con tanta evidenza svelarono le sue ire implacabili.

Da più giorni l’illustre defunto, sentendo aggravarsi il suo male, aveva chiesto i conforti della religione, e con sorpresa e dolore preveduto a che cosa si volesse trarlo. Nemico di ogni pubblicità, acconsentiva a trattare col parroco per l’amministrazione del SS. viatico pel mezzo del suo confessore che aveva dichiarato esser egli in istato di ricevere un tale sacramento.

Il parroco esigeva il secreto in tali trattative, e cominciando dai dubbi, veniva sempre crescendo nelle sue domande, sino al punto di esigere una formale ritrattazione del voto e della parte che il Santa Rosa, come deputato e ministro, aveva preso alle leggi sulle immunità ecclesiastiche. Aggravavasi intanto ogni di più l’ammalato, e la desolata famiglia, vincolata in modo assoluto dalla voluta secretezza delle trattative, trovavasi sola a fronte di un partito che calcolava il peso crescente degli affanni domestici e delle angoscie dello scandalo minacciato.

Giunto finalmente l’ultimo giorno, aiutato dall’ottimo suo confessore, che con ogni possa erasi adoperato in questo intervallo a troncare un si crudele conflitto s’induceva a manifestare francamente di aver preso parte in piena coscienza agli atti del Governo, persuaso di non violare i doveri religiosi, e che intendeva in ogni modo di voler morire nel grembo della chiesa cattolica.

Ma questo non bastava più; gli ordini dell’arcivescovo di Torino ingiungevano una piena formale ritrattazione, dalla quale risultasse essere egli stato ingannato ed indotto in errore; ed in difetto di essa minacciavasi il rifiuto dei sacramenti dell’Eucaristia e dell’Estrema Unzione, ed in caso di morte la privazione della sepoltura ecclesiastica.

Spinta la cosa a questi estremi, noi non narreremo le dolorose terribili scene che si passarono in questa straziata famiglia. Esse superano ogni idea; e giammai si sarebbe potuto immaginare che succedessero in un paese civile, libero e cristiano, ed attorno al letto di un uomo la cui vita era specchio di virtù domestiche, di illibatezza di carattere, e delle convinzioni religiose le più schiette e profonde.

Ma non sarà che le ultime parole di questo intemerato cittadino non abbiano a rimanere solenne protesta del suo onore e della sua fede. Sfinito di forze, dopo aver scongiurato invano per ottenere gli implorati sacramenti, dopo essersi sentito ripetere l’ultima minaccia del rifiuto di sepoltura, confortato da quella voce che viva sorgeva dall’intimo del suo cuore, raccolte tutte le potenze dell’anima, volgendosi alla moglie, agli astanti che piangenti, angosciati lo circondavano, portando le mani tremanti al capo, pronunziava queste memorande parole: Dio santo! mi si domandano cose alle quali la mia coscienza non può piegarsi: ho, quattro figli: essi non avranno dal loro padre un nome disonorato.

E poco stante, ricevuta dal confessore la benedizione, stringendo e baciando il crocifisso, spirava l’anima…

Questi fatti ci siamo fatto forza ad esporre nella semplice e solenne loro verità, intimamente persuasi che niuno vi sarà il quale non sappia distinguere la religione da un suo ministro. Si dirà che essi implicano una questione religiosa: noi crediamo invece che essa sia politica; la religione, compagna indivisibile della vera libertà e dell’ordine, sta troppo al di sopra di questi infami raggiri, perch’essa possa mai venirne in qualsiasi benché menoma parte intaccata. Pietro di Santa Rosa doveva dare alla sua patria quest’ultimo esempio, e noi non sapremmo qual più giusto tributo possa,darsi alla sua memoria, che quello di venerare con esso la grandezza, la santità della religione cristiana, ma di non confonderla con quegli uomini e con quegli atti che non furono mai con più terribile sentenza condannati che dal suo Divino Fondatore.


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