[La moderazione politica]

«Il Risorgimento», Anno III, numero 786 del 15 luglio 1850

Lord Palmerston nel suo ultimo discorso del 25 giugno, in cui difese alla Camera dei comuni tutta la sua politica estera, venendo agli affari d’Italia, così si esprimeva:

«Per quanto poi riguarda alla nostra politica in Italia, io rigetto assolutamente le accuse che ci furono fatte di essere gli avvocati, i sostenitori, i promotori della rivoluzione. Egli fu sempre destino dei difensori delle temperate riforme e degli ordini costituzionali, di vedersi dare addosso come se essi fossero i campioni di ogni rivoluzione (applausi). Questo fu sempre il mezzo adottato per rovinarli; ed è una formola ricevuta, una dottrina stabilita presso tutti i partigiani dell’assolutismo, di dire: non badate mai ai veri rivoluzionari; con essi c’è modo di intendersela; gli uomini veramente pericolosi sono i moderati; ed il solo mezzo di sbarazzarsene si è quello di farsi passare per rivoluzionari, e gridar loro come tali la croce addosso.

Ora io dirò, che vi sono in questo mondo due generi di rivoluzionari; in primo luogo i violenti, gli avventati che si gettano all’armi, che scalzano ogni ordinato governo, e che senza pensare alle conseguenze, senza pesare le difficoltà, o misurare le forze sono ognor pronti ad innondare di sangue il loro paese, ed a chiamare sul capo dei loro concittadini le più terribili sciagure: questi sono i rivoluzionari della prima classe. Quelli della seconda sono coloro, che animati da antichi pregiudizi, spaventati da ogni sorta di apprensioni vorrebbero ciecamente arrestare il corso del progresso umano, finché la pressione del malcontento degli odi accumulati scoppiando a un tratto, rompa ogni ostacolo, e precipiti quelle istituzioni, che riformate in tempo, sarebbero ancora durate forti e benefiche (applausi). I rivoluzionari di questo genere sono quelli che chiamano noi rivoluzionari!» (applausi prolungati).

Queste parole che abbiamo voluto tradurre testualmente dal discorso di lord Palmerston, riferito per intiero dal Times, quante volte non le abbiamo noi dette e ripetute in questo giornale? La verità la considereremo sempre in se stessa, ma pur troppo che certe verità per suonar alto bisogna escano da autorevoli labbra; e su quelle di lord Palmerston, quando parla precisamente degli affari d’Italia, noi abbiamo creduto che possano essere un avvertimento agli unì, ed un incoraggiamento a tutti coloro che esso chiama moderati, ai quali egli non teme di assomigliarsi, e con cui divide le accuse e le speranze.

Ma probabilmente lord Palmerston comprende la moderazione in politica in altro modo di quello che sia compresa da taluni, e non la scompagnerà certo giammai dalla perseveranza, dall’energia nei mezzi e nei fini.

Ciascuno può vedere quale piega prendono le cose di Europa, e ciascuno che abbia senno può prenunziare che si ritorna bel bello a quei tempi in cui il titolo di moderato, lungi dal suonare accusa o spregio, era almeno in Italia il più schietto sinonimo di liberale; e diremo ancor più, nell’intima convinzione in cui siamo delle sorti del nostro partito, che non sono forse tanto lontani i tempi nei quali in tutta Europa il partito moderato avrà a ricominciare quella lotta che combattendo col radicalismo socialista e dell’idea egli credeva di poter sospendere coll’assolutismo del diritto divino.

I fatti i più palpabili, gli avvenimenti i più straordinari che fecero erompere tante speranze, tanti timori, cominciano a venir apprezzati a giusta misura. Si ha bel gridare, si ha bel chiudere gli occhi, ma la verità comincia a farsi strada negli animi anche i più preoccupati; limitiamoci solo all’Italia e dicasi se il trionfo del Piemonte non possa dirsi il trionfo della moderazione politica? Moderazione di popolo, di governo, di principe.

Noi intanto ci teniamo onorati delle minaccie che ci vengono dai due estremi, e siccome il nostro criterio politico ce lo siamo formato nella convinzione dei principi che abbiamo sempre veduto sovrastare agli uomini ed agli avvenimenti, così diremo che giammai più ferma fiducia abbiamo avuta nell’avvenire europeo del partito moderato-conservatore.

Misuriamo le sorti della repubblica democratica di Francia; ricordiamo quelle della repubblica mazziniana in Italia; pensiamo alle sorti della reazione germanica e di quella di Napoli, di Roma e di Parma, ecc., e domandiamo a quali circostanze, a quali virtù, a quali uomini debba il Piemonte di trovarsi nello stato attuale; si faccia pure tal domanda al più esaltato repubblicano come al più ostinato assolutista, e saranno forzati a dire che egli è per non avere voluto essere né l’uno né l’altro.

Lord Palmerston diceva ch’egli è chiamato rivoluzionario dai due estremi: noi possiamo dire di più, poiché non passa giorno che questo titolo ci venga ancor rinforzato da quello di demagoghi, o di reazionari, a nostra scelta; ma noi continueremo nella nostra via senza badare a destra o a sinistra; essa non è la più dolce o la più comoda, ma per quanto possiamo spingere oltre i nostri sguardi, per quanto il nostro pensiero possa portarsi in tutte le contrade di Europa, noi confessiamo che non sapremmo pentirci di averla seguita sin ora, ed auguriamo a tutti gli altri partiti, a tutti gli altri paesi che possano un giorno dirne altrettanto.


Allegati:
Versione pdf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *