[La Francia e l’indipendenza polacca]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 126 del 23 maggio 1848

La dura schiavitù sofferta dalla Polonia, i lunghi martirii che straziarono tanti generosi suoi figli, destano le simpatie di tutti gli amici dell’umanità, di tutti coloro cui è cara la causa del progresso e dell’umanità, e fanno nascere in tutte le nazioni civili, un irresistibile desiderio di cooperare alla sua redenzione.

Questo desiderio è per altra parte pienamente conforme ai dettami della prudenza politica la più volgare, la quale consiglia all’Europa occidentale di ristabilire la nazionalità polacca, come il solo antemurale contro il moto lentamente invasore della potenza moscovita.

Guai a noi, se l’Europa occidentale non fa in modo, in non lontano avvenire, di ricostituire dalla Vistola al Niemen un regno slavo liberale, che serva d’antemurale al regno slavo assolutista. Guai a noi, se gli slavi della Polonia, stanchi di sospirare inutilmente la perduta loro patria, si riconciliassero pienamente cogli slavi della Russia, congiungendosi sotto la bandiera già innalzata del panslavismo. Giacché in allora gravi pericoli sovrasterebbero alle contrade, sedi della civiltà. La prima parte della terribile profezia del prigioniero di Sant’ Elena sarebbe per compiersi, e l’Europa correrebbe il rischio di esser fatta cosacca prima del volgere del secolo.

Non vi è sentimento più naturale, più legittimo di quello che spinge i popoli liberi a cooperare colle armi al risorgimento della Polonia. Quindi non possiamo che far plauso ai francesi, quando dimostrano si vivo desiderio di combattere per questa santa causa, anelando di andare all’incontro di tutti i pericoli, di tutti i sacrifizi d’uomini e di danari, che si dovrebbe trar seco una così terribil guerra.

Ma è egli possibile che il Governo francese attuale, senza tradire ai più sacri suoi doveri, ceda ad un tale desiderio e proclami immediatamente, come lo pretendevano le turbe furenti che violarono la maestà dell’Assemblea nazionale, una crociata contro la Russia per liberare la Polonia? Una tale determinazione invocata tuttora da spiriti ardenti, ma inconsiderati, sarebbe funestissima ai destini della Francia, contraria eziandio ai veri interessi della causa polacca. É facile il dimostrarlo in modo incontrastabile.

La Francia, lo riconosciamo, può, senza esporsi a gravi pericoli, dichiarare la guerra alla Russia. Ma questa dichiarazione tornerebbe inutile alla Polonia, se essa non si decidesse a dirigere un poderoso esercito sulle rive della Vistola. Ma il Reno, che segna la frontiera orientale della Francia, è separato dalla Vistola da uno spazio di oltre trecento leghe, occupato dall’intiera Germania. Come mai attraversare un sì lungo spazio? Tre ipotesi si presentano, che è forza esaminare separatamente onde rispondere a quest’ardua quistione.

  1. La Germania potrebbe unirsi alla Francia e concorrere con essa alla santa impresa.
  2. Oppure, senza stringere con questa un’alleanza offensiva, potrebbe accordare un libero passaggio, alle sue truppe.
  3. Finalmente la Germania, non ancora decisa a muovere guerra alla Russia, non essendo disposta a lasciare scorrere le sue contrade da eserciti stranieri, negherebbe il passo alla Francia, costringendola a cominciare la guerra, non più sulla Vistola, ma sul Reno.

Se la prima delle tre ipotesi si avverasse, le sorti della guerra sarebbero certe, l’ora della rigenerazione polacca non tarderebbe a suonare. Ma il concorso della Germania la Francia non l’otterrà certamente con moti disordinati, con modi violenti. Non dubbie garanzie, patti precisi e lunghe pratiche si richiederanno, per indurre la sospettosa Alemagna a congiungere le sue alle armi francesi. Avremmo; qualche fiducia nella possibilità di una tanto desiderabile alleanza, se l’impero germanico fosse già costituito sulle basi larghe e liberali tracciate dai delegati popolari dell’Assemblea di Francoforte; se un energico potere centrale, circondato da un Parlamento veramente nazionale, esercitasse già una non contrastata azione su tutte le parti della Germania. Ma, nello stato attuale delle cose, non è presumibile che le mal congiunte membra del corpo germanico giungano ad intendersi per riunire le loro forze a quelle della Francia, e muovere concordi contro il gran colosso moscovita.

S’aggiunga che sgraziatamente gli spiriti, in questo punto, sono poco propensi alla causa polacca. Dopo la rivoluzione di Berlino il popolo si dimostrò ad essa molto favorevole. I prigionieri polacchi furono liberati, portati in trionfo; ed alle grida di viva la Germania andavano congiunte grida in onore della nazionalità della Polonia. Cedendo al voto popolare, il Ministero prussiano si affrettò di annunziare al ducato di Posen l’istituzione di un governo schiettamente polacco. Per mala sorte, gli abitanti di questa provincia, spinti da funesti consigli, eccitati dalle antiche gelosie, dagli odi inveterati contro le popolazioni di razza germanica stabilite in mezzo ad essi, si levarono a tumulto, inalberarono la bandiera dell’insurrezione e proclamarono una guerra sociale, una guerra di razze. Orrendi eccessi furono commessi. Le proprietà, gli averi della gente germanica furono saccheggiati e manomessi. Molti di essi furono barbaramente trucidati.

I disastri del ducato di Posen risuonarono in tutta l’Alemagna, ed eccitarono ovunque un’indegnazione acerba contro i polacchi. Questo cambiamento repentino totale nell’opinione pubblica, viene descritto con molta precisione dall’incaricato d’affari di Francia a Berlino, nei dispacci diretti al suo governo, stati teste pubblicati per ordine dell’Assemblea nazionale. Dopo di avere successivamente indicata nelle lettere da lui scritte nel mese d’aprile, la crescente esasperazione prodotta dagli avvenimenti accaduti nella Posnania ed a Cracovia, esso aggiungeva in un dispaccio del primo del corrente maggio queste tristi parole: «L’odio il più deciso pei polacchi anima oggidì tutti i prussiani; nei clubs si predica apertamente una crociata contr’essi. I corpi volontari, che si erano ordinati per recarsi nel ducato di Schleswig, chieggono ora di muovere in aiuto dei germani oppressi nella Posnania dai polacchi.

«Per ora l’Alemagna non farà nulla per la Polonia. Intraprendere la ristorazione di quella nazione senza la Germania, è lo stesso che dichiarare la guerra».

Non essendo possibile di dubitare della sincerità e dell’esattezza dei ragguagli dati al suo Governo dall’inviato francese, è forza il riconoscere che la prima delle contemplate ipotesi, l’unione cioè della Francia colla Germania, non è effettuabile.

La seconda lo è meno ancora. Come mai supporre che la Germania, inebbriata della sua riconquistata nazionalità, consenta al libero passaggio di un esercito straniero poderosissimo? Un tale atto di debolezza non è presumibile in una nazione, che ha il sentimento delle sue forze e della sua dignità.

Ma, quand’anche fosse possibile il supporre che la Germania, per affetto alla causa polacca o per timore della Francia, consentisse a vedere in ogni verso attraversato il suo territorio dagli eserciti di questa nazione, come mai approfittare di una tal concessione? Con men di duecentomila combattenti non potrebbesi assalire la Russia in casa sua. Ma per far giungere sulla Vistola 200.000 uomini, bisogna muoverne dal Reno almeno 400.000. Tanti ne conduceva Napoleone prima della battaglia di Friedland, e tuttavia non poteva metterne in campo più di centoventimila! Quindi la Francia dovrebbe provvedere a proprie spese nella Germania al mantenimento di 400.000 uomini, e ciò senza poter valersi delle requisizioni, dei pagamenti con cartelle, dei prestiti forzati ed altri mezzi che si adoperano guerreggiando nel proprio paese, od in paese nemico. Le mosse dell’esercito francese attraverso l’Alemagna costerebbero una così ingente somma da dubitarsi molto che gli uomini che amministrano le finanze della Francia fossero nel caso di provvederla.

Abbandonate le due prime ipotesi come prive di fondamento, rimane la terza, quella cioè che era negli animi degli autori del moto anarchico del 15 corrente: la guerra colla Russia, nel fermo proposito di dichiararla pure alla Germania. Ora ogni uomo assennato, non può disconoscere che la maggior disgrazia che possa toccare all’umanità, l’avvenimento che esporrebbe a maggiore repentaglio la causa della libertà e del progresso, il solo forse che ridestare potrebbe le speranze del partito reazionario e retrogrado è appunto una guerra fra la Francia e la Germania, in cui questa, assalita, si levasse a difesa della sua nazionalità conculcata, della sua dignità vilipesa.

Se la nazione francese tentasse varcare il Reno contro il manifesto volere dei popoli germanici, incontrerebbe una resistenza unanime e terribile. Avrebbe a contrastare non solo contro i governi e gli eserciti regolari, ma altresì contro le intere popolazioni. Giacché, convien ripeterlo, il sentimento che domina tutta la Germania, quello che, anche momentaneamente discorde, la farebbe tosto unita, sarebbe la sua nazionalità minacciata: se questa venisse dalla Francia provocata con ingiusta aggressione, tutti i partiti si unirebbero, tutte le differenze d’opinioni sparirebbero. Non vi sarebbe più che una sola opinione, un sol partito, quello dell’indipendenza nazionale.

Questi argomenti, toccati alla sfuggita, basterebbero a provare, come era nostro assunto, non potere ragionevolmente la Francia intraprendere per ora di liberare la Polonia col mezzo delle armi, se non vi fossero taluni che vedono un metodo di giungere a questo scopo senza violare la neutralità della Germania.

Questi consigliano alla Francia di scendere in Italia, di vincere l’Austria e quindi volgersi sulla Russia.

Per confutare una tale proposizione basta aprire le carta dell’Europa. L’idea di far muovere un esercito dalle Alpi Pennine alla Vistola, senza che questo venga appoggiato da un altro esercito che si muova lungo il Danubio, è tale idea da spaventare lo strategico più audace. L’operare in Austria, nella Galizia, nel ducato di Varsavia senza essere padroni della Baviera, della Sassonia, avendo per base unica l’Italia, è consiglio talmente strano che crediamo che coloro, i quali lo posero in campo, non ci abbiano seriamente pensato. Basta esporlo schiettamente questo progetto, per farlo condannare come impossibile ad eseguire.

Quindi conchiuderemo col dire che il risorgimento della Polonia dipende dalla cooperazione della Germania; e quindi facciamo voti ardenti onde l’opinione pubblica europea s’adoperi ad eccitare quella nazione generosa a farsi capo della grande impresa destinata a porre un argine insuperabile al torrente barbarico che ci minaccia dal settentrione. Quando essa sarà costituita e forte, dimenticherà certamente i funesti eccessi, di cui alcune popolazioni polacche si resero colpevoli in un momento di delirio, per ricordarsi solo degli imprescrittibili ed irrefregabili titoli di quella infelice e magnanima nazione alle simpatie dei popoli europei, di quei della Germania in particolare.

Ma prima che quel dì non ispunti, prima che il segnale non venga dato dalla sponda del Reno, s’astenga, per amore istesso dei polacchi, la Francia dal provocare una guerra colla Russia, alla quale la Germania ricuserebbe di partecipare.

C. Cavour


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