[La Banca nazionale. 3. Il corso forzoso]

«Il Risorgimento», Anno III, numero 801 del 1° agosto 1850

Dal quadro ebdomadario della condizione della Banca, che noi pubblichiamo nel presente numero, risulta avere il ministro delle Finanze pagata la seconda rata del prestito dei 20.000.000, scaduta fin dal mese di aprile; onde il debito dello Stato verso la medesima si trova ridotta a 16.000.000.

Noi facciamo plauso a questo primo passo fatto dal ministro per l’esecuzione della legge del 9 luglio.

Adempiendo esso con pari regolarità alle altre obbligazioni contratte colla Banca, questa verrà abilitata, come già avemmo a notare in un precedente articolo, a restringere entro i limiti dalla legge stabiliti la sua circolazione, senza essere costretta perciò ad essere men larga di sussidi al commercio ed all’industria, che nol sia stato in questi ultimi tempi. E così pure verrà agevolato il ritorno della Banca al suo stato normale, che deve compiersi mercé l’intera estinzione del suo credito verso le Finanze.

Su questo proposito ci faremo lecito di ricordare al sig. ministro quanto sarebbe opportuno che questo ritorno si facesse prontamente, senza aspettare che fosse interamente trascorso il periodo di tempo che gli venne accordato dal Parlamento per compiere quest’importantissima operazione.

Noi crediamo che tornerebbe assai più vantaggioso e per la Banca e pel pubblico, se il corso coattivo dei biglietti avesse a cessare sul finire di quest’anno, o al più tardi al cominciare dell’anno venturo, anziché sul principio del venturo luglio. E ciò per una ragione evidente.

All’epoca del raccolto dei bozzoli si manifestano sempre, ed un insolito bisogno di numerario, ed una maggior ricerca di capitali, per cui la Banca è costretta, anche in circostanze normali, a valersi di tutti i mezzi di cui può disporre. Ora se quell’epoca appunto si scegliesse pel passaggio dal corso obbligatorio al corso facoltativo, ognun vede che potrebbero nascere i più gravi inconvenienti. La Banca, finché non siasi accertata degli effetti di questa misura sulla circolazione, finché non possa calcolare approssimativamente sulla quantità di biglietti che verranno a presentarsi al cambio, dovrà necessariamente usare molta circospezione e restringere momentaneamente il cerchio delle sue operazioni. Questa necessità non durerà a lungo se il cambiamento nella natura del biglietto avrà luogo in circostanze favorevoli.

Noi portiamo ferma fiducia che ove la circolazione non superasse a quell’epoca di molto i 30 milioni, dopo quindici giorni cesserebbe ogni richiesta straordinaria di numerario, e la Banca incasserebbe più scudi di quanto avesse a sborsarne.

Ma anche quel momentaneo rallentamento nelle operazioni della Banca tornerebbe dannosissimo al paese, se dovesse accadere proprio al tempo, del raccolto de’ bozzoli, cioè agli ultimi giorni di giugno ed ai primi di luglio. I bisogni di danaro a quell’epoca sono urgenti; i contratti che debbono farsi non possono rimandarsi nemmeno di una settimana; quindi la cessazione o la diminuzione dello sconto, anche per otto giorni, sarebbe funesta agli interessi del commercio serico e dell’agricoltura.

Noi speriamo che queste considerazioni non sfuggiranno alla sagacità dell’oculato nostro ministro, e ch’egli saprà, prima che s’approssimi il tempo del futuro raccolto dei bozzoli, cogliere il tempo opportuno per ritornare la circolazione monetaria nel suo stato normale.

Poiché siamo a parlare della Banca, noi non possiamo a meno di notare la curiosa polemica che si è impegnata fra due distinti periodici genovesi intorno agli effetti della cessazione del corso, coattivo dei biglietti sui benefici della Banca, e di conseguenza sul corso futuro delle azioni. A vedere la tenacità colla quale ciascheduno di essi sosteneva la propria opinione, si sarebbe detto che erano entrambi impegnati in qualche operazione di borsa il di cui risultato dipendesse dall’aumento o dal ribasso del corso delle azioni.

Noi non vogliamo prendere parte attiva a questa discussione che ci pare singolarmente prematura, e che verte intorno a dati assolutamente ipotetici.

I benefizi futuri della Banca nazionale, come quelli di tutte le banche di deposito e di sconto, retti con norme analoghe alle sue, dipendono da tre diverse cause:

  1. L’ammontare dei conti correnti;
  2. Il tasso dell’interesse;
  3. L’importanza della circolazione.

Ora è impossibile il poter calcolare anche approssimativamente l’effetto della cessazione del corso coattivo su questi tre elementi dei benefizi della Banca nazionale.

Altri credono che quando il biglietto e lo scudo avranno un eguale valore, i conti correnti riceveranno un enorme sviluppo. Ciò è forse esagerato per quanto riflette Genova; ma assai probabile per Torino, ove nel breve giro di pochi mesi, i depositi fatti alla banca ad onta del corso variabile dei biglietti, salirono di già ad una somma di considerazione.

In quanto al tasso dell’interesse è da credersi che per alcuni anni esso si manterrà assai elevato. Durante un lungo tempo la Banca di Genova conservò lo sconto al 3½ e l’interesse delle anticipazioni al 4: ora lo sconto è portato al 4 e l’interesse delle anticipazioni al 5. Questo aumento che la Banca operò con molta malavoglia fu reso necessario onde impedire la circolazione di svilupparsi soverchiamente; ciò che prova che nella condizione presente del paese, non sono gli affari che manchino alla Banca, ma i capitali.

L’aumento, nel tasso dell’interesse avendo avuto luogo sul finire del semestre, esercitò poca influenza sull’ultimo dividendo; sarà solo sensibile sul dividendo del semestre in corso, il quale per questi ed altri motivi sarà a quello non poco superiore. Quest’aumento nel tasso dell’interesse non fu avvertito dal Corriere Mercantile; ciò che cresce l’inesattezza dei confronti ch’egli volle istituire fra i benefizi passati ed i benefizi futuri della Banca.

Più ancora che dall’importanza dei conti correnti e dal tasso, degl’interessi, i guadagni della Banca dipenderanno dall’ammontare della circolazione. Se, quando il biglietto sarà rimborsabile a vista, la carta attualmente in giro verrà ridotta al terzo od alla metà, in allora, qualunque sia il tasso dello sconto e delle anticipazioni, i dividendi saranno minimi.

Se invece la circolazione scema di poco, se essa si mantiene oltre i 30 milioni, i dividendi non saranno, gran che inferiori a quelli dei due scorsi semestri.

Il nodo quindi della questione sta nel determinare la futura circolazione dei biglietti spogliati del privilegio del corso forzato. A nostro credere ciò dipende da cause ch’egli è impossibile l’apprezzare sin d’ora con qualche esattezza, epperciò riputiamo inopportuna la discussione sorta fra i due periodici genovesi.

Come mai calcolare l’effetto degli antichi pregiudizi contro i biglietti della Banca? Essi sono scemati, tutti ne convengono e nessuno più del Corriere Mercantile; ma di quanto? Egli è ciò a cui sarebbe una vera temerità il voler rispondere.

Se la circolazione della carta non incontrasse da noi maggiori difficoltà che essa non incontrò in Francia, ove era avversata più che nol sia mai stato in queste nostre contrade, si potrebbe dire che il paese può comportare una circolazione di quasi 50.000.000. Ma ammettendo che la carta sia da noi meno accetta che in Francia, non ci pare esagerato il fissare a 30.000.000 il limite minore della circolazione.

Questa cifra la riconosciamo pei primi come assai ipotetica; solo crediamo che rappresenti la media delle cifre che esprimono l’ammontare probabile della circolazione dopo cessato il corso coattivo dei biglietti.

Dato che il paese comporti una circolazione di 30.000.000, la Banca non avrà difficoltà ad emetterli. Le condizioni presenti son ben diverse da quelle degli anni anteriori al 1848. Con un debito pubblico enormemente cresciuto, con un’industria assai più sviluppata, con un maggior spirito d’intrapresa diffuso in tutte le parti dello Stato, non è a temersi che la Banca incontri serie difficoltà ad impiegare i fondi che essa avrà disponibili. Non conoscendo, quanto lo scrittore del Corriere Mercantile, le condizioni speciali del commercio genovese, non vogliamo asserire che le operazioni della sede di Genova, siano suscettibili di notevole sviluppo. Ma per ciò che riflette il Piemonte, possiamo con certezza pronosticare, che il concorso della Banca sarà ogni giorno maggiormente invocato, onde forse, fra non molto, essa non potrà bastare, a quanto le si richiederà.

Questa nostra asserzione è confermata dall’esperienza. In pochi mesi gli affari che si fanno in Torino si sono sviluppati al punto di raggiungere il limite a cui Genova era arrivata in molti anni. Niente indica che, questo aumento, continuo abbia a rallentarsi, almeno per un certo periodo di tempo. Onde crediamo non andare errati ripetendo la già tante volte profferta sentenza, doversi in non lontano avvenire riconoscere che di capitali, e non di affari difetta la Banca nazionale.

Non vogliamo più oltre protrarre questa discussione che riposa su basi ipotetiche. Ritorneremo forse su questo argomento con dati più precisi, dopoché l’assemblea generale degli azionisti, che deve fra breve raccogliersi, avrà resi di pubblica ragione i particolari delle operazioni dell’ultimo semestre.


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