[Il nuovo regolamento dell’Assemblea nazionale francese] [1]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 122 del 19 maggio 1848

[1]

L’Assemblea nazionale francese procedendo, se non con perfetta regolarità, certamente con lodevole ed invidiabile sollecitudine, ha in pochi giorni verificati i poteri dei 900 membri che la compongono, costituito il suo officio, eletto un nuovo Governo, resi vari decreti, e finalmente approvati più capitoli del nuovo suo regolamento.

Questo regolamento viene preparato da una speciale commissione, che vanta nel suo seno i membri dell’Assemblea tenuti in maggior conto, a ragione della loro scienza e della loro pratica parlamentare, Odillon Barrot, Dufaure, Dupin, Vivien ed altri parecchi; e quindi lo crediamo degno di essere attentamente esaminato da tutti i pubblicisti e gli uomini politici, che sono convinti dell’influenza immensa che le norme le quali regolano le discussioni, possono esercitare sulle assemblee parlamentari.

Fra gli articoli già sanciti dall’Assemblea, quelli che ci colpirono di più sono quelli che affidano a comitati permanenti la maggior parte delle attribuzioni che l’antico regolamento francese, copiato in Belgio e quindi ricopiato da noi, affidava ad offici tratti ogni mese nuovamente a sorte.

Questa sostituzione ci pare un notevole miglioramento. La commissione avrebbe desiderato l’assoluta soppressione degli offici, ma per un rispetto degli antecedenti assai strano in un’assemblea così democratica, essi furono conservati, benché più di nome che di fatti; giacché è probabile ch’essi non avranno che rarissime volte alcune funzioni ad esercitare.

L’antico sistema francese di far nominare dagli offici tutte le commissioni incaricate dell’esame preventivo delle proposizioni da sottoporsi all’assemblea, non trovò nessun difensore: i suoi vizi furono posti in luce da più oratori ed in ispecie dal sig. Dufaure, del quale, per istruzione del Subalpino, riferiremo alcune parole.

«Io rimprovero, diss’egli, all’antico sistema (quello dell’esame degli offici) di influire sui lavori delle assemblee in tre modi perniciosi; essi non si compivano con maturità; si compivano lentamente, si compivano in modo parziale.

… Sovente accadeva che per esaminare una legge di finanze, gli offici fossero costretti a nominare un avvocato, un professore od un militare affatto digiuni di studi economici e finanzieri…

… Quindi si aveva una cattiva relazione, opinioni ora arrischiate, ora troppo lentamente preparate. Io chiamo a testimonio tutti i miei antichi colleghi, della lentezza colla quali le relazioni si compivano, del tempo immenso che s’impiegava a deliberare sulle proposizioni che ci venivano presentate».

Passando a discorrere dell’influenza dell’antico sistema sulle minorità, aggiunse:

«Voi avevate un gran numero di commissioni, nelle quali la minorità non conteneva nemmeno una voce che potesse far valere le sue ragioni; quindi la minorità si trovava priva de’ mezzi per studiare le questioni speciali nei loro particolari, ond’era ridotta a combatterle per lo più con massime generali».

Le eloquenti parole del signor Dufaure, i calcoli del matematico signor Stourm, le asserzioni del rispettato signor Vivien avranno, noi speriamo, maggior peso, presso i nostri deputati, degli argomenti coi quali il Subalpino ha cercato di difendere l’opera dei ministri suoi patroni che avevamo ardito di criticare.

Abbiamo piena fiducia che il signor Gargnino stesso, dopo avere letta e meditata nel Monitore la discussione dell’assemblea sull’accennato articolo del suo regolamento, riconoscerà che, ad onta dei nostri sbagli grossi e granchi solenni, le dottrine da noi patrocinate erano più logiche, più conformi ai vari principi, di quelle che hanno ispirato il mal compilato lavoro, di cui si è fatto dono alle Camere, come della quintessenza delle norme le più sapienti introdotte nei regolamenti della Francia, del Belgio e dell’Inghilterra.


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