[Il dazio sui bozzoli: polemica con la Concordia]

«Il Risorgimento», Anno III, numero 729 del 7 maggio 1850

La Concordia nel suo numero d’oggi, dice avere il deputato Cavour cercato d’introdurre nella legge sull’esportazione del fieno, paglia ed avena, discussa nella tornata di sabbato, un emendamento diretto ad accrescere il dazio sulla esportazione dei bozzoli dalla frontiera di Lombardia, onde favorire gl’interessi dei banchieri di Torino; ed aggiunge che un tale emendamento non ebbe l’onore della discussione, per non essersi trovato nella Camera cinque deputati disposti ad appoggiarlo.

Quantunque il deputato Cavour sia solito a vedere sinistramente rappresentate le sue intenzioni, ed a non curare le maligne e calunniose insinuazioni dei suoi avversari politici, ed in ispecie della Concordia, ei crede dovere in risposta al citato articolo osservare che il suo emendamento non mirava che a fare sparire dalle nostre leggi daziarie un’anomalia contraria alle massime le men contestate d’economia politica, ai principi d’eguaglianza proclamati dallo Statuto, e dannosa agli interessi della finanza.

Stante la legge del 23 giugno 1848, mentre si è conservato il dazio di uscita sulla seta greggia di lire 200 ogni quintale metrico; e quello di lire 50 per quintale metrico sull’esportazione in generale dei bozzoli, rimane libera l’uscita di questo prodotto dalla frontiera di Lombardia.

Cosicché gli educatori di bachi a seta delle province finitime alla Lombardia godono di un privilegio di cui sono privi quelli delle altri parti dello Stato, ciò che costituisce una vera ingiustizia. Ragion vuole quindi o che si sopprima il dazio d’uscita per tutto lo Stato, o si ristabilisca sulla frontiera di Lombardia.

Ciò è pure tanto più incontestabile ed evidente, se si riflette che mentre la libera uscita dei bozzoli torna di poco o nessun vantaggio agli abitanti delle provincie di Novara e di Lomellina, in cui sono numerosissime le filande, ed attivissima la concorrenza fra i compratori di bozzoli, essa riescirebbe utilissima ai produttori della contea di Nizza e della Savoia, località in cui per essere soverchiamente scarso il numero dei filanti, questi mercé il dazio d’uscita esercitano un vero monopolio a danno di quelli.

Il deputato Cavour, fedele alle massime economiche ch’egli ha sempre professate ed entro e fuori del Parlamento, dichiarava che sarebbe desiderabile il ristabilire la retta eguaglianza coll’abolire il dazio d’uscita sui bozzoli, tanto sul confine lombardo, quanto sugli altri confini dello Stato. Ma ei soggiungeva che una tale misura avrebbe dovuto di necessità condurre all’abolizione del dazio d’uscita sulla seta greggia; posciaché era cosa assurda e contraria alle più semplici nozioni del buon senso, ed alle massime economiche le men contrastate il mantenere un dazio sui prodotti manufatti, esonerandone la materia prima che serve alla loro fabbricazione.

Che cosa direbbero la Concordia ed i deputati che con tanta veemenza si opposero alla proposta del deputato Cavour, se si colpisse l’olio di un dazio di uscita, senza imporre un dazio corrispondente alla esportazione degli olivi? Certamente essi riputerebbero una tale misura sommamente ingiusta ed inopportuna.

Lo stesso adunque deve dirsi del sistema daziario vigente in ordine all’industria serica.

Pare quindi incontrastabile la conclusione a cui arrivava il deputato Cavour, doversi cioè sopprimere il dazio all’uscita dalla seta greggia, o ristabilire un dazio corrispondente sull’esportazione dei bozzoli.

Lo stato delle nostre finanze non consentendo la soppressione di un dazio che produce oltre un mezzo milione, la seconda alternativa è la sola alla quale possano appigliarsi il Governo ed il Parlamento per far cessare l’indicata anomalia.

Ma per giungere a questo scopo, il deputato Cavour non chiedeva che si tornasse all’antico stato di cose coll’imporre alla esportazione dei bozzoli dal confine lombardo l’eccessivo dazio di lire 50 il quintale metrico; ei proponeva invece che questo dazio venisse ridotto per tutto lo Stato a sole lire 20 senza distinzione fra i bozzoli vivi e morti.

Questo dazio non pareggia ancora la seta ai bozzoli, poiché tutti sanno che col sottoporre i bozzoli ad una semplicissima operazione, dieci quintali di essi essiccati producono assai più di un quintale di seta. Ma esso basta per porre i filanti nazionali in condizioni quasi identiche a quelle dei filanti esteri.

La proposizione adunque del deputato Cavour, mentre per ciò che riflette il confine lombardo non aveva altro effetto che il ristabilire un’eguaglianza approssimativa fra il dazio d’uscita dei bozzoli e quello delle sete, per tutti gli altri confini dello Stato operava una larga riduzione a favore degli educatori dei bachi da seta; e metteva la legge daziaria in armonia coi veri principi di libertà commerciale, i quali sono del pari contrari ai favori che si accordavano altre volte alle classi manufattrici come a quelli che a danno di queste si vorrebbe concedere ai produttori delle materie prime.

Che l’accennata proposizione fosse nell’interesse della finanza è pure evidente; poiché ogni quintale metrico di bozzoli che viene liberamente esportato, priva il Tesoro di una somma di 16 o 20 lire, che esso ricaverebbe dalla uscita della seta che dal detto quintale si estrarrebbe in paese.

Il deputato Cavour si lusinga che queste brevi considerazioni basteranno a convincere il pubblico che l’emendamento da lui proposto nella tornata di sabbato non era dettato dal desiderio di favorire alcuni interessi privati, ma bensì da un sentimento di dovere e di giustizia. Se non piacque alla Camera il discuterlo immediatamente, essa accolse con favore la promessa del Ministero di presentare in proposito una speciale disposizione legislativa. Quando questa sarà sottoposta alle deliberazioni della Camera, vedremo con quali argomenti la Concordia ed i deputati ostili alla proposta Cavour dimostreranno la convenienza e la giustizia di mantenere ad un tempo il privilegio della libera esportazione dei bozzoli dal confine lombardo, ed il dazio proibitivo che colpisce le esportazioni delle altre provincie dello Stato, e segnatamente quelle della Savoia e della contea di Nizza. Aspettiamo con fiducia la prova della pubblica discussione onde porre in chiara luce le vere intenzioni di coloro che presero parte all’attuale vertenza economica.


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