[Il commercio e i mercati asiatici]

Il Risorgimento», Anno III, numero 803 del 3 agosto 1850

Sin dai primi giorni del corrente anno annunziavamo con molta soddisfazione ai nostri lettori essersi progettata in Genova la costituzione di una società per istabilire su larghe basi relazioni commerciali colle Indie orientali e gli arcipelaghi australi. Questo progetto, dopo essersi andato maturando lentamente a cagione dell’apparente instabilità delle condizioni politiche dell’Europa, pare doversi prossimamente portare a compimento.

Ai primi sottoscrittori si sono congiunte molte altre notabilità commerciali non solo dello Stato, ma anche della Lombardia; onde è probabile che fra non molto troverassi raccolto il capitale di 2.000.000, necessario per dar principio a questa grandiosa impresa.

Abbiamo esaminato l’atto di società, compilato dai tre iniziatori dell’impresa, i sigg. Giuseppe Gamba, Paolo Sconnio e Giacomo Millo, di concerto con i primi sottoscrittori, fra i quali s’annoverano vari fra i commercianti i più capaci di Genova, e ci parve ravvisarvi uno spirito di prudenza e di equità assai commendevole. I vantaggi assicurati ai tre iniziatori che ritenere devono la direzione degli affari della società, sono ragionevoli, e non superano quel giusto compenso al quale hanno diritto coloro che consacrano tutta la loro opera ed una non comune abilità alla creazione di una potente associazione. Anzi crediamo che non sarebbero stati considerati da questi tre distinti negozianti come bastevoli, se oltre all’utile che l’impresa può procurare loro come direttori, non fossero ad essa interessati come principali azionisti.

Fra le varie obbligazioni imposte ai direttori abbiamo notato con piacere quella di tenere un registro separato delle operazioni relative ad ogni spedizione; e di comunicarne, quando portate a termine, i risultamenti, non solo al Consiglio d’ispezione, ma altresì a tutti i singoli azionisti. Il mantenere costantemente chi dirige le minute operazioni di una società anonima commerciale, sotto l’immediato controllo delle persone in essa interessate, è forse il solo modo d’impedire ch’essa tosto o tardi non vada a male per difetto di quello zelo indefesso e di quelle cure costanti che si richieggono pel buon successo di questi delicati negozi.

Noi confidiamo che la società potrà presto costituirsi definitivamente e dar quindi principio alle sue operazioni. Ciò è tanto più desiderabile, inquantoché avendo essa divisato di far costruire apposite navi per suo uso, un anno e più dovrà trascorrere dall’epoca della sua costituzione a quella della prima sua spedizione nelle Indie.

Ora importa assai che Genova sia uno dei primi porti del Mediterraneo a trar profitto dell’apertura dei mercati delle Indie si inglesi che olandesi a tutti i popoli commercianti del globo. Importa assai che essa preceda le sue rivali, e massimamente Trieste, nello stabilire vasti depositi delle merci che l’Europa trae dal lontano Oriente.

Genova è forse già il porto del Mediterraneo. ove si smerciano in maggior copia le spezie delle isole malesi ed il pepe in particolare; conviene ch’essa sia pure il primo emporio rispetto agli indachi ed altri articoli del commercio indiano.

Fra questi ve ne ha uno che ha agli occhi nostri una singolare importanza, ed è il cotone di Surat.

Da pochi anni alcuni negozianti genovesi vedendo ognor crescenti le spedizioni da Liverpool de’ cotoni grezzi per conto delle manifatture nazionali, vennero in pensiero di andar a cercarli direttamente negli Stati Uniti; questa riuscì ottima speculazione; il commercio diretto dei cotoni procurò sin qui a tutti coloro che lo intrapresero larghi benefizi, onde è lecito sperare che esso sia per ricevere un notevole sviluppo, tale da procurare ai nostri filatori il benefizio di un costante e ben fornito deposito in Genova di cotoni americani, vendibili a prezzi non maggiori di quelli che si praticano a Liverpool. Per riconoscere quanto ciò sia probabile, basta il riflettere alla modicità dei noli della marina ligure ed all’ampiezza dei capitali di cui dispone il commercio genovese. I vantaggi di una diminuzione nel costo della materia prima di uno dei principali rami dell’industria nazionale, sono tanto più da apprezzarsi ora che si tratta di ridurre gli enormi dazi, all’ombra de’ quali essa si è sinora sviluppata.

Ma onde il beneficio che il commercio di Genova è in grado di rendere ai filatori di cotone sia compiuto, è necessario che essa abbia un deposito che racchiuda tutte le varie qualità di cotone da essi impiegate, in cui si trovino di continuo ed in gran copia cotoni dell’Egitto o dell’India, al pari dei cotoni di America.

Il deposito dei cotoni d’Egitto si stabilirà senza difficoltà tosto che saranno riformati i vieti ed assurdi regolamenti sanitari, che paiono essere stati fatti in odio del commercio. Ma per ciò che riflette i cotoni dell’India, di un uso più esteso nelle nostre fabbriche, perché adoprati largamente nella fabbricazione delle stoffe comuni, non è sperabile che vi sia in Genova chi ne faccia incetta per speculazione, finché si continuerà a ricavarli dalla via indiretta del mercato di Londra. Non vi sarà deposito di essi se non quando vi esisteranno relazioni dirette con Madras e con Bombay, mercé le quali i cotoni di Surat potranno smerciarsi in Genova alle stesse condizioni che in Inghilterra. La Compagnia delle Indie che sta ordinandosi, colle ampie sue navi ed i cospicui suoi capitali, sarà in grado di farlo e di rendere così compiuto il deposito in Genova dei cotoni grezzi.

Quali sieno le vantaggiose conseguenze di un largo e ben assortito deposito di una merce di generale consumazione, lo dimostra lo straordinario incremento operatosi in Genova stessa nel commercio delle pelli. Mercé le estese relazioni di quella città coi paesi circostanti al Rio della Plata, Montevideo e Rio Janeiro, essa vide aumentarsi d’anno in anno in quantità ed in qualità le spedizioni di pelli, finché nel suo portofranco venne a formarsi un costante e larghissimo deposito di quest’importantissima materia prima; al quale in ora si rivolgono non solo i negozianti di tutti i porti del Mediterraneo, ma altresì parecchi dei paesi settentrionali che per lo passato spedivano pelli a noi invece di ricavarne.

Se quel ch’è accaduto per le pelli accadesse pei cotoni grezzi, la prosperità del porto di Genova ne sarebbe notevolmente accresciuta. La consumazione interna di essi può valutarsi dalle 50 alle 60 mila balle. Un’eguale quantità ne consumano le fabbriche della Lombardia e della Svizzera, che a Genova potrebbero rivolgersi di preferenza nel caso che ivi trovassero un costante deposito di cotone. Sarebbero quindi in complesso 120.000 balle di cotone, rappresentando un valore medio di circa 30 milioni che i genovesi potrebbero annualmente importare e smerciare sul loro mercato.

Questa cifra dimostra abbastanza che non abbiamo esagerate le conseguenze che possono derivare pel nostro commercio dallo stabilimento di relazioni dirette colle Indie; epperciò crediamo dover augurare alla Compagnia, che ha in mira di raggiungere quest’utilissimo scopo, che ottenga un pronto e compiuto successo.


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