[Costantino Reta e l’insurrezione genovese]

«Il Risorgimento», Anno II, numero 392 del 3 aprile 1849

L’insurrezione genovese è fatta invincibile essa ha scelto a capo Costantino Reta, l’intrepido deputato di Santhià.

Noi che conosciamo alle prove questo gran personaggio, che sappiamo quanto nobile disinteresse, quanta maschile audacia, quanto forte sentire alberghi nel suo petto, disperiamo della causa costituzionale in Genova, e temiamo ch’essa abbia a soggiacere peranco a Torino. Come mai in fatti resistere ad un Reta? Che vale a confronto di un tanto uomo il Lamarmora? L’arte guerriera, il valore militare debbono senza fallo soggiacere e cedere davanti alle frasi sonore, alle declamazioni furibonde, alle ingiurie d’ogni conio del retore rivoluzionario. Lo ripetiamo: sotto l’egida di un tanto capo la repubblica è invincibile a Genova; quindi l’unica nostra speranza per ora è di vederla ricostituirsi colle antiche sue forme conservatrici; il solo nostro desiderio si è che il Reta ristabilisca le antiche magistrature, e si degni di cambiare la divisa del corriere colla toga fatta illustre dai Durazzo e dai Doria.

Questo grande avvenimento pone il colmo alla gloria degli elettori della provincia di Vercelli, cotanto benemeriti della patria. Certo che ora possono andare superbi delle famose loro nomine. Se le Camere non fossero state sciolte, su cinque deputati, essi potrebbero vantare quattro celebrità democratiche di primo calibro. Un Bianchi-Giovini, che se le contumelie, le ingiurie, le calunnie fossero armi micidiali, avrebbe da sé solo sgombra da gran tempo l’Italia dai barbari; un Chiò, apostolo del socialismo, e che, meno l’ingegno e la verva [sic], potrebbe nel nostro Parlamento rappresentare la parte di Considérant e Proudhon; un Ramorino, che se tradisce sul campo di battaglia, è invincibile nei circoli e nelle assemblee patriottiche; e finalmente un Reta, il gran rivoluzionario genovese.

In verità, il Vercellese sarà d’indi in poi la più celebre delle nostre provincie. Non sarà più rinomata, come per lo passato, per la feracità del suo suolo, l’industria sua agricola, l’indole gentile de’ suoi abitanti; ma bensì per la singolare accortezza de’ suoi elettori, pel senno politico, che li mosse ad anteporre ai più benemeriti, ai più distinti loro concittadini, uomini ad essi estranei, ma illustri nei fatti della democrazia rivoluzionaria, come i Giovini, i Chiò, i Ramorino ed i Reta,


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