Corso di economia politica professato dal signor Francesco Ferrara. Teoria di Malthus [2]

Il Risorgimento», Anno II, numero 616 del 26 dicembre 1849

[2]

Il professore Ferrara, a buon diritto convinto che lo studio preliminare delle leggi, in virtú delle quali il numero degli individui che costituiscono una società diminuisce o s’accresce, è indispensabile all’esatta intelligenza dei principi sopra i quali si fonda la scienza economica, ha dedicato tre delle sue prime lezioni a quest’argomento di suprema importanza, conosciuto volgarmente sotto il nome di teoria di Malthus.

Esso cominciò col ricordare ai suoi uditori quanto impopolare fosse questa teoria, e quanto il suo autore ed i suoi discepoli fossero invisi alle nuove scuole economiche che dir si possono radicali.

Queste rappresentano Malthus come uno, dei più accaniti nemici del progresso civile, dei più crudeli fautori dei difetti dell’ordine sociale; come un avversario implacabile delle classi più numerose e più povere, come un propugnatore inesorabile degl’interessi delle classi ricche e favorite dalla sorte. Nella lor bocca il vocabolo malthusiano è un vocabolo sinistro, che racchiude quanto v’ha di più odioso al mondo, che da sé solo vale quanto gli epiteti infamanti, coi quali i monopolisti di libertà sogliono vituperare i loro avversari scientifici e politici; è un vocabolo di cui il significato è senza paragone più tristo di aristocratico, di retrogrado, di gesuita e persino di codino.

Ciò premesso, il signor Ferrara si affrettò di dirsi altamente malthusiano e di proclamare essere i principi non già scoperti, ma per la prima volta scientificamente esposti dal celebre autore inglese, la pietra angolare sulla quale riposa l’edificio della scienza economica; aggiungendo che con tale solenne dichiarazione ei si riconosceva pienamente meritevole delle contumelie e dei vituperi di coloro che cercano di sciogliere i gran problemi sociali, sia con le utopie socialiste, sia con le reminiscenze del medio evo.

Prima di seguir il dotto professore nella luminosa esposizione di questa tanto calunniata teoria, e far conoscere in compendio gli argomenti coi quali esso ne stabilisce la verità e la giustifica dalle contrarie ed ingiuste accuse di cui è fatta bersaglio dai fautori delle scuole estreme, noi crediamo dover tributargli altissima lode per lo schietto coraggio col quale egli ha spiegato in cospetto del pubblico il vessillo della verità, senza darsi fastidio dei potenti pregiudizi che egli feriva con le sue franche parole, delle passioni che queste potevano suscitare a suo danno.

In questi tempi fortunosi, quando tanti pericoli minacciano l’ordine sociale, e si numerose e si gravi difficoltà circondano l’impresa riformatrice che il nostro secolo è chiamato a compiere, il coraggio morale è la prima virtù degli uomini di scienza, come degli uomini politici. Le sottigliezze legali, gli artifici scolastici, le ambagi diplomatiche, efficaci forse quando i destini del mondo intellettuale e politico si decidevano nelle aule accademiche o nelle anticamere delle corti, sono mezzi puerili e ridicoli quando, come ora, tutte le grandi questioni si teoriche che pratiche si dibattono apertamente al supremo ed inappellabile tribunale della pubblica opinione.

Ma veniamo a Malthus ed alla sua teoria. Comincieremo dall’osservare che se le accuse dirette al malthusianismo sono illogiche ed assurde, quelle rivolte al suo autore sono sovranamente ingiuste; giacché se mai vi fu scrittore animato da sincero amore per le classi operanti, desideroso del loro miglioramento, se mai vi fu pubblicista di rette e pure intenzioni, questi fu certamente Malthus.

Modesto ministro della Chiesa anglicana, e tranquillo professore nel collegio della Compagnia delle Indie Orientali in Haileybury, ei non ricercò né ambì potere, onori o ricchezze. Datosi esclusivamente al culto della scienza, ei non si prevalse mai della celebrità del suo nome, del favore col quale i suoi lavori vennero accolti dai potenti del giorno, per sollevarsi oltre l’oscura sfera in cui si aggirò la lunga e laboriosa sua carriera. Onde possiam dire ch’egli merita il rispetto e l’amore dei posteri per l’eccessiva benevolenza del suo, carattere, gl’istinti caritatevoli del suo cuore, non meno che per l’altezza del suo ingegno.

Malthus quindi si distingue dai suoi detrattori non solo per la saldezza dei principi ch’egli ha proclamati, ma forse più ancora per un nobile e generoso disinteresse di cui troviamo sí rari esempi fra i nuovi apostoli dell’umanità.

Il preteso fautore degli abusi e dell’ineguaglianza sociale menò una vita oscura e ristretta, senza lasciare ai suoi figliuoli altra eredità che la sua fama; mentre vediamo i promotori delle rivoluzioni sociali lavorare ad una pretesa più equa ripartizione delle ricchezze, in mezzo ai maggiori agi della civiltà moderna.

Tutta la teoria di Malthus è racchiusa in pochi teoremi fondamentali, che si possono distinguere in due categorie.

I primi relativi ai principi che si riferiscono in modo speciale alle cause che determinano direttamente l’incremento o la diminuzione della popolazione; i secondi, alle variazioni corrispondenti, in più od in meno, nei mezzi di sussistenza di cui dispone la società.

La prima categoria consiste in due sole proposizioni così evidenti, che ove non prevalesse lo spirito di parte, sarebbero avute da tutti per verità assiomatiche. Malthus comincia dallo stabilire che il genere umano possiede una potenza riproduttrice tale da rendere possibile la rapida moltiplicazione della specie; e soggiunge che fra gl’istinti innati dell’uomo, quello della riproduzione essendo uno dei più energici, ogni società è sottoposta all’impulso di una forza che tende costantemente a promuovere l’incremento della popolazione.

In secondo luogo Malthus osserva che la forza accrescitrice della popolazione vien contrastata da altre forze, che operano nelle diverse società, con più o meno d’energia. Queste forze di resistenza sono di due specie: le une diminuiscono l’intensità della forza riproduttrice; le altre ne scemano le conseguenze col distrurre gli effetti della riproduzione.

Le prime diminuiscono il numero dei matrimoni e delle nascite; le seconde accrescono il numero delle morti. Queste possono chiamarsi forze od ostacoli repressivi; quelle, forze od ostacoli preventivi.

Dall’azione combinata di queste opposte forze, dalla loro risultante (per valerci d’una immagine tratta dalla meccanica) vengono determinate le successive e continue mutazioni, che si verificano nel numero degli individui che compongono la società.

La prima di queste proposizioni non può dirsi una scoperta di Malthus. Molti scrittori, a cominciare da Platone, l’avevano già proclamata, senza che sia stata mai seriamente contestata. Malthus però ha il merito singolare d’averne fatto argomento di una lunga serie di ricerche ordinate scientificamente. Essa non ha d’uopo in certo modo d’essere dimostrata. Basta por mente alle più semplici leggi della fisiologia per rimanere convinti che la specie è dotata di facoltà fisiche tali da rendere -possibile un rapidissimo aumento della popolazione.

Non cercheremo di determinare in quanti anni una società, posta nelle circostanze le più favorevoli ad immaginarsi, possa raddoppiare; ci basterà il far osservare, che in questi ultimi tempi venne accertato che questo raddoppiamento può effettuarsi in un non lungo periodo di tempo.

La popolazione degli Stati Uniti d’America, dall’epoca della loro emancipazione sino al 1840, anno in cui si fece l’ultimo censimento, provò un quasi regolare aumento dal 32 al 35 % ogni decennio, e si raddoppiò in ogni periodo di 23 a 25 anni.

Nell’Inghilterra l’incremento della popolazione fu men rapido, ma tuttavia notevole. I censimenti operati dal 1800 al 1840 constatano un aumento decennale quasi costante del 15%: ciò che fissa a 50 anni circa il periodo del raddoppiamento della popolazione. Nelle altre nazioni europee, rimaste in condizioni economiche e sociali men favorevoli dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, la popolazione crebbe lentamente, ma crebbe tuttavia; onde puossi asserire che i fatti osservati in tutte le società civili da oltre mezzo secolo confermano, più o meno, la prima proposizione malthusiana sull’efficacia dell’istinto che spinge la specie umana a valersi della sua potenza riproduttrice per accrescere il numero degli abitanti della terra.

La diversità qui notata nella ragione dell’incremento della popolazione in varie nazioni, composte d’uomini di una medesima razza, e posti nelle stesse condizioni di clima, è prodotta dalla maggiore o minore efficacia delle cause già indicate, come contrastanti alla propagazione della specie umana.

L’energia delle cause repressive, l’influenza degli ostacoli preventivi, più potente nel continente e nell’Europa che nelle regioni transatlantiche, sono causa che la popolazione francese cresce molto più lentamente della popolazione inglese, e questa della popolazione americana.

Che il grado d’intensità, col quale, si esercita questa forza preventiva, vari fra limiti estesissimi in varie contrade, è cosa incontrastabile; come è incontrastabile che le abitudini morali di un popolo esercitano una singolare influenza sul numero e sulla fecondità dei matrimoni.

Così vediamo che mentre nella città di Ginevra, abitata dalla popolazione la più prudente del globo, non si conta che 2,75 nascite per matrimonio, se ne contano più di quattro nel Belgio, e sino a sei in alcuni distretti della Francia. Del pari vediamo che il numero dei matrimoni sta alla popolazione come 1 a 102 in Prussia, mentre in altri paesi questo rapporto è solo dell’1 a 150. Queste semplici cifre bastano a dimostrare quanto possa variare l’efficacia dell’ostacolo che le abitudini di previdenza possono opporre alla potenza riproduttrice della specie umana.

L’esistenza degli ostacoli repressivi che si oppongono all’incremento della popolazione non ha, pur troppo, mestieri di difficile dimostrazione. In questa categoria si racchiudono tutte le cause che tendono ad aumentare la mortalità: la guerra, le epidemie, le carestie, le occupazioni insalubri, il difetto di un cibo sano e bastevole, le cattive abitazioni, la corruzione dell’atmosfera nelle città popolose, ed altre ancora. Nei secoli addietro le più dolorose fra queste cause, la guerra, la fame, le epidemie operavano con tremenda energia. Ma, grazie ai progressi della civiltà,la loro azione è ora insignificante, e non possono considerarsi come veri ostacoli all’incremento della popolazione. Infatti si è riconosciuto che le gigantesche guerre della Rivoluzione e dell’Impero, le ripetute invasioni del cholera, la malattia delle patate non hanno esercitato una straordinaria influenza sull’incremento della popolazione europea.

Le altre cause da noi accennate, meno apparenti ma assai più efficaci, sono quelle che mantengono nelle nostre vecchie società quest’incremento in limiti assai più ristretti che nol sia in America.

Se si esamina attentamente l’origine di queste cause, se si ricercano le circostanze che ne determinano l’intensità, si vedrà di leggieri che tutte, o quasi tutte, possono riferirsi alle condizioni fisiche e morali della classe la più numerosa, ai mezzi di sussistenza di cui essa dispone: in una parola, alla maggiore o minor somma di miseria a cui è esposta.

Non vale il nasconderlo: la mortalità di un popolo è quasi sempre in ragione del più o meno benessere di cui godono le classi operanti. Essa cresce col crescere della miseria, diminuisce collo spandersi dell’agiatezza.

Debolissima in alcuni distretti della Svizzera, ove la povertà è ignota, è assai maggiore in Francia che in Inghilterra, perché colà più dura è la condizione delle classi faticanti. Varia nei quartieri di una stessa città, secondo che essi sono abitati da persone in condizioni più o meno agiate. La mortalità nel duodecimo circondario di Parigi è quasi doppia di quella del primo. In questo dimora la parte la più ricca, in quello la più povera della popolazione.

Avendo riconosciuto con Malthus che la miseria è il principale, se non il solo degli ostacoli repressivi che incontra il progresso della popolazione, noi ricercheremo qual azione questo progresso eserciti sulle condizioni economiche dei popoli; e verremo così a stabilire le proposizioni sui mezzi di sussistenza, che costituiscono la seconda categoria dei teoremi sui quali si fonda l’edificio del malthusianismo.


Allegati:
Versione pdf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *