[Contro l’imposta progressiva]

«Il Risorgimento», Anno I, numero 288 del 2 dicembre 1848

La Camera dei deputati avendo creduto opportuno di chiudere la discussione generale sulla presa in considerazione della proposizione del deputato Pescatore, negandomi la facoltà di ribattere le obbiezioni che erano state fatte contro al primo mio discorso, e di combattere gli argomenti posti in campo dagli onorevoli miei oppositori, credo dover mio fare di pubblica ragione le parole che io intendeva dirigere ai miei colleghi, onde il paese possa con maggior cognizione di causa portare un solenne giudizio sulla grave e pericolosa questione, che durante tre giorni consecutivi si è ventilata nel Parlamento.

C. Cavour

Signori,
Io ho già dichiarato alla Camera, che non giudicava opportuno il discutere sin d’ora il principio stesso dell’imposta progressiva, che la proposizione Pescatore tende a far riconoscere e proclamare dal Parlamento. Una tale discussione richiedendo un esame preventivo e tempo più lungo di quanto ad essa sia ora disposta a dedicare la Camera, ho creduto quindi, che fosse solo il caso di esaminare se la presa in considerazione di questa proposizione potesse considerarsi opportuna o no.

Per dimostrarvene l’inopportunità, io mi son servito di un solo argomento, ed è il seguente.

L’imposta progressiva è considerata, a torto od a ragione, dall’opinione pubblica europea come ostile ai capitalisti, come diretta a colpire con mezzi indiretti il principio della proprietà; di più, nel modo in cui essa è presentata alla vostra approvazione, veste un aspetto retroattivo e rivoluzionario che ne aggrava i sinistri effetti; quindi se voi, prendendo in considerazione la proposizione Pescatore, date a divedere che siete favorevoli al principio che la informa, aumenterete la sfiducia che già esiste nel mondo economico, e renderete più grave, più dolorosa la crisi che travaglia il commercio e l’industria.

Aggravandosi la crisi commerciale scemerà il prodotto delle gravezze indirette che costituiscono i 7/8 degli introiti delle finanze, e così condannerebbesi il Tesoro ad una perdita certa, in vista di un guadagno lontano ed incerto.

A questo semplicissimo e chiarissimo argomento nessuno degli onorevoli miei opponenti rispose in modo categorico: alcuni trattarono la questione stessa della progressività delle tasse; altri cercarono di combattere varie proposizioni incidenti colle quali io aveva cercato avvalorare la mia proposizione. Io tenterò rispondere agli uni ed agli altri, ma specialmente a questi ultimi, giacché, lo ripeto, ove venga dimostrato che la proposizione Pescatore è inopportuna, quand’anche essa fosse riconosciuta giusta e ragionevole in sé (ciò che io nego formalmente), ne mandereste l’esame a tempi più tranquilli o ad epoca più acconcia, per esempio alla discussione generale del bilancio attivo.

Comincierò dal più formidabile dei miei avversari, l’eloquente deputato Brofferio.

Nell’esordire del suo discorso, rispondendo a quanto io aveva detto intorno all’impiego dei mezzi rivoluzionari, da lui di continuo consigliati, accusò le mie opinioni di essere se non retrograde, per lo meno ultra-moderate. A dir vero questo rimprovero a primo tratto mi colpì dolorosamente. Ma quando poi nello svolgere della sua orazione, io potei percepire chiaramente la significazione che egli dava alle parole moderate e retrograde, esso cessò del farmi provare alcuna amarezza.

Infatti io sentii l’onorevole oratore, parlando delle cose di Francia, dichiarare ultra-conservatori e retrogradi l’immensa maggioranza dell’Assemblea nazionale, che respinse energicamente ogni tentativo d’introdurre nella nuova Costituzione repubblicana il principio della progressività delle imposte. Io sentii di più trattare il generale Cavaignac non solo quale retrogrado, ma quale reazionario furibondo. In confronto di tali opinioni professate sopra antichi repubblicani, sopra veterani della causa liberale; in confronto di sì grave giudizio portato su di un generale illustre, che il più puro, il più virtuoso dei campioni che vanti la democrazia francese, il venerabile Dupont de l’Eure proponeva, or son pochi giorni, di dichiarare, in mezzo agli unanimi applausi dell’Assemblea nazionale, come avente ben meritato della patria, io in verità ho trovate non che non severe, ma soverchiamente indulgenti le parole usate dall’avvocato Brofferio; ed ho riconosciuto il dovere alla squisita cortesia che lo distingue, l’avermi egli chiamato solo ultra-moderato, e il non avere impiegato la parola di retrogrado, o quella più volgare, ma più espressiva di codino.

Giacché in verità, non ho la stolta pretesa di dirmi più liberale, più progressista di Cavaignac, di Dupont de l’Eure, di Odilon Barrot e di tanti illustri francesi, così severamente giudicati dall’avvocato Brofferio: lecito a lui di considerare come soli fedeli rappresentanti delle idee democratiche, come solo degni delle sue simpatie, i Ledru-Rollin, i Pierre Leroux, i Louis Blanc; io non esito a dichiarare di portare su questi cittadini di Francia ben altra opinione; e lascio al paese ed alla storia il decidere chi, fra loro od i legislatori francesi dall’avvocato Brofferio denunziati come retrogradi e reazionari, siano i migliori amici della libertà, del progresso, della vera civiltà.

L’avvocato Brofferio parve poi risentirsi alcun che dell’espressione montagna rossa da me adoperata. Io spero che in questa, come in alcun’altra mia parola, egli non avrà creduto rinvenire nessuna sinistra od ingiuriosa allusione, giacché egli sa che io professo per lo splendido suo ingegno una sincera stima, ed ho sempre riconosciuto la schiettezza e la lealtà delle sue opinioni.

Nell’adoperare l’espressione montagna rossa per indicare la parte estrema dell’Assemblea nazionale francese, non ho fatto che valermi del linguaggio dei partiti, di quello stesso che questa locuzione serve ad indicare. Tutti coloro che leggono i fogli francesi, sanno che i membri che seguono il vessillo di Ledru-Rollin si gloriano del nome di montagnards, e che nei loro convegni, nei loro banchetti, usano sostituire il colore rosso ai tre colori.

Il sapere poi se essi abbiano adottato questo particolare colore come un’allusione alle misure di violenza e di sangue dei montagnards del 1793, oppure come un indizio del roseo avvenire ch’essi preparano alla Francia, è questione ch’io lascio decidere dalla sagacità dei miei onorevoli colleghi.

Poiché sono a trattare gli argomenti ricavati dalla storia contemporanea francese, farò osservare all’avvocato Brofferio che egli cadde in straordinario errore quand’egli asseverò che il giudizio portato contro il principio della progressività delle tasse fu un effetto dello spavento prodotto negli animi dell’Assemblea nazionale dalle giornate di giugno, e che non si può nulla arguire da una discussione che ha avuto luogo, in certo modo, mentre i cannoni della riazione rimbombavano ancora nelle orecchie dei timidi rappresentanti del popolo.

L’avvocato Brofferio sbaglia sulle date. La discussione di cui feci cenno, ebbe luogo in settembre, tre mesi dopo le giornate di giugno; ed il principio della proporzionalità delle gravezze, proclamato allora, fu riconfermato nel mese di novembre, quando la Costituzione fu sottoposta ad una revisione completa.

Il voto solenne dell’Assemblea nazionale, l’immensa maggioranza che vi partecipò, non furono determinati dal cannone di giugno, ma bensì dall’irresistibile evidenza degli argomenti posti in campo dagli oratori che combatterono il principio della progressività delle tasse. Il trionfo delle sane dottrine economiche fu dovuto al mirabile ingegno di chi ne propugnò la causa.

Lo dissi e lo ripeto: io credo che simili risultati produrrebbe in questa Camera la solenne discussione della proposizione Pescatore. Che più? Ho tanta fede nella lealtà e schiettezza dell’avvocato Brofferio che, ove fra noi la causa economica avesse interpreti cotanto abili quanto i Thiers ed i Léon Faucher che la propugnarono nell’Assemblea francese, io porto ferma opinione ch’egli stesso si dichiarerebbe convertito al principio della proporzione delle gravezze.

Continuando la sua orazione, l’avv. Brofferio respinse con molto calore il sospetto che il principio che informa la proposizione Pescatore potesse condurre al comunismo od al socialismo, ed a questo proposito pronunziò in favore della proprietà e della famiglia eloquenti parole, a cui faccio plauso di tutto cuore. Ma egli commise un’involontaria ingiustizia, attribuendo al conte Revel od al deputato Jacquemoud questa sentenza quale artifizio posto in campo da uno spirito ultra-conservatore o retrogrado. Non furono certamente questi onorevoli nostri colleghi che ebbero il merito di scoprire i primi che il principio della progressività era distruttore della proprietà. Molto prima ch’essi proclamassero una tale verità in quell’assemblea, essa era stata annunziata dall’alto della tribuna francese da un celebre personaggio, che lo stesso sig. Brofferio, qualunque sieno le sue esigenze rivoluzionarie, non può tacciare di moderantismo o di reazione: dal sig. Proudhon, il più fiero nemico che il principio di proprietà si abbia. Che anzi i signori Revel e Jacquemoud non hanno: nemmeno il merito di avere ricordato i primi la sentenza del Proudhon, giacché un mese fa essa fu ripetuta in questa sala da uno dei più distinti membri dell’opposizione, che mi duole di non vedere sul suo scanno, l’onorevole sig. Levet.

Moderi adunque il suo sdegno il deputato Brofferio, e non ci imputi a colpa se intorno alle dottrine socialiste e comuniste noi reputiamo la parola del sig. Proudhon più autorevole della sua.

Finalmente il sig. Brofferio, per scemare la fiducia che si potrebbe avere nei nostri calcoli sui risultati finanzieri della proposizione Pescatore, ci dice che in altra discussione siamo caduti in errore nell’estimo della somma che lo Stato potrebbe ricavare dalla vendita dei beni delle corporazioni religiose. Ed a prova di sua asserzione esso invocava la testimonianza di molti frati, di cui egli dice avere acquistato l’amicizia a cagione delle sue opinioni sulla loro secolarizzazione.

Mi permetta anzi tutto l’onorevole deputato di porgergli le mie felicitazioni su queste nuove amicizie e clientele. Io considero la riconciliazione assoluta degli ordini religiosi collo spiritoso e mordace direttore del Messaggiere, come una prova del possibile ravvicinamento delle opinioni più estreme; e ciò desta quindi in me la speranza di veder sparire un giorno la profonda divergenza d’opinioni che mi separa dal formidabile mio avversario, sostenuto ora con pari zelo e dai circoli politici e dai conventi frateschi.

Ma per tornare alle cifre, io gli dirò che non ho valutato a 7 milioni, come egli assevera, il valore dei beni delle congregazioni religiose; ma bensì a 12 o 14: onde le mie estimazioni non si allontanavano di molto da quelle ch’egli ricava dalle informazioni somministrategli dai frati suoi amici.

Egli quindi non può pretendere, ch’o mi sia ingannato dal doppio al semplice, per ciò che riflette il valore dei beni delle corporazioni religiose. Ma quando ciò fosse, sarebbe facile a ciaschedun membro di questa Camera il verificare, se ho preso uno sbaglio solenne nel dichiarare che l’adozione pura e semplice della proposizione Pescatore non produrrebbe, al Tesoro che 2 o 3 milioni al più. Basta per ciò esaminare due o tre degli elenchi delle dichiarazioni del prestito pubblicati dalla Gazzetta, e si vedrà facilmente che le dichiarazioni che superano le L. 3.000, quelle cioè che sarebbero colpite dalla proposizione ora in discussione, non costituiscono più del decimo al duodecimo delle somme mutuate allo Stato. Ora, supponendo che la legge Pescatore avesse per effetto di duplicare la quota di quelli che colpirebbe, ciò che è anziché no esagerato, si otterrebbe da essa un supplimento al prestito dal 10 al 12, cioè tre milioni incirca.

Gli oratori che dopo l’eloquente deputato Brofferio presero a ribattere le varie ragioni da me addotte contro la presa in considerazione della proposta del deputato Pescatore, poco aggiunsero a quanto venne per me sin qui esaminato.

Il deputato Montezemolo, non bastantemente informato di quanto io aveva detto in sua assenza, combatté molti argomenti che io non ho mai pensato di addurre: così, a cagion d’esempio, egli disse essere io caduto in errore quando io rimproverava alle disposizioni della legge Pescatore di distogliere i capitali dai soliti canali, entro i quali essi corrono a beneficio del commercio e dell’industria, imperocché qualunque altra misura fiscale, salvo il caso non contemplato di un prestito all’estero, avrebbe avuto il medesimo inconveniente economico.

La sentenza del deputato Montezemolo è giustissima, ma non contraddice alcuno dei miei ragionamenti; non avendo io altrimenti sostenuto dovere l’adozione della proposizione Pescatore allontanare i capitali e quindi scemare il credito, se non perché il principio che la informa è tenuto come ostile alla proprietà, e perché i capitalisti che sono digià in timore pei loro averi, fuggono i paesi ove i governanti si mostrino propensi a pericolose novità nell’ordine economico. Per provare alla Camera come fossero già disposti i capitalisti a concepire eccessivi timori, ho indicato come la corrente gli spingeva da qualche tempo a spedire i loro fondi in Inghilterra. Questo fatto fu negato dal deputato Montezemolo, il quale sostenne che se i cambi erano favorevoli alla Gran Brettagna, motivo ne erano le scemate nostre esportazioni. Ma qui errava l’onorevole mio opponente, dacché assai più che per lo passato abbiamo vendute quest’anno sete all’Inghilterra. La carta su quel paese fu più del consueto abbondante; ma essendo stata di continuo ricercatissima dai capitalisti e dai banchieri di Genova e di Livorno, essa si sostenne costantemente ad un prezzo elevatissimo.

Questa mia asserzione, ammessa tacitamente dai deputati genovesi, può essere ritenuta dalla Camera come rigorosamente esatta.

Non ci dilungheremo sugli argomenti che si presentarono dai fautori della proposizione Pescatore in favore della progressività delle tasse; giacché una questione cotanto grave e difficile non può essere trattata leggermente e di volo.

Osserverò però che il deputato Carquet, in una grave scrittura, spiegò con bastevole esattezza la natura e gli effetti del principio che informa la proposizione Pescatore. Ei confessò assai schiettamente ch’essa tendeva a diminuire la formazione dei capitali per opera dei singoli individui.

Noi prendiamo atto di questa dichiarazione dell’onorevole deputato della Tarantasia, e domandiamo quindi a tutti coloro che hanno alcun poco studiato le dottrine socialiste, se essa non torna a conferma di quanto dissero i deputati Revel e Jacquemoud sulle funeste conseguenze che derivare possono dal principio della progressività: se essa non è un’implicita confessione che questo principio racchiude un germe di socialismo?

Prima di terminare faremo ancora cenno del singolare argomento che il deputato Pescatore trae dalla natura delle spese dello Stato per propugnare la sua proposiz
one. Queste, egli dice, non tornano in utile generale proporzionato agli averi dei singoli citadini; ma essi mirano, in parte almeno, al vantaggio speciale e progressivo delle classi doviziose. Per provare questo singolare assunto, egli citò le spese fatte per le arti belle, le grandi industrie, i larghi commerci. Se questa asserzione del deputato Pescatore fosse esatta, l’imposta progressiva sarebbe talmente conforme ai dettami della giustizia e della ragione, che nessun uomo di buona fede potrebbe pensare a contrastarla. Ma, grazie al cielo, il deputato Pescatore cade in grave errore nella sua classificazione delle spese dello Stato.

Se è vero che ve ne siano alcune, quantunque molto minori in numero ed in importanza che non dice l’onorevole proponente, che fruttino vantaggi ai soli ricchi, ve ne sono assai più che tornano a esclusivo beneficio delle classi povere, come, a cagion d’esempio, gli stabilimenti di pubblica beneficenza o d’istruzione popolare. E se ciò è vero fin d’ora, lo sarà ancora più col progredire del tempo, giacché io considero come sacro dovere di un Governo liberale il promuovere con ogni maniera di sacrifizi e di spese il miglioramento della classe più numerosa e men agiata.

Ciò basti a provare l’insussistenza dei principali argomenti posti innanzi in favore del merito intrinseco della proposizione Pescatore. Essi certamente non possono ravvisarsi tali da contrabbilanciare quelli che abbiamo sottoposti alla Camera per provare la sua assoluta inopportunità, fatta più palese ancora da un’ultima considerazione, colla quale conchiuderò questa lunga mia replica.

Rifletta la Camera, che siamo in circostanze in cui il nostro Governo è costretto a ricorrere ad esteri capitali per sovvenire agli ingenti bisogni dello Stato; rifletta pure che i capitali rifuggono dall’avventurarsi in paesi ove i principi simili a quelli che il deputato Pescatore proclama come base del futuro sistema economico dello Stato, sono accolti dai Parlamenti e dai Governi; e decida quindi se, in vista d’un guadagno di alcuni milioni, convenga l’adottare una proposizione, la quale renderà impossibile un prestito all’estero, od almeno ne aggraverà le condizioni in modo da cagionare al Tesoro una perdita assai maggiore dell’utile che dall’attuale legge si spera.

C. Cavour


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