Agli elettori del circondario di Vercelli

«Il Risorgimento», Anno I, numero 92 del 13 aprile 1848

Il comitato elettorale tra voi costituito, avendo eccitato tutti coloro che provano il vivo desiderio di servire la patria nell’alto uffizio di membri del Parlamento a palesarsi, io mi fo, ardito di sollecitare i vostri suffragi per le prossime elezioni, benché io senta quanto scarsi, quanto deboli sieno i titoli che io possa porre in campo per meritarmi l’onore d’essere scelto a rappresentante dell’antica ed illustre vostra città.

Mi conforta tuttavia il profondo convincimento, che i principi i quali informano il manifesto dal vostro comitato pubblicato, sono quelli dell’intera mia vita; sono i principi, cui ho sacrificato un’onorevole carriera intrapresa, in età giovanile, sotto auspizi assai favorevoli, sono quelli che ho sempre apertamente manifestati cogli scritti e colle parole, in tempo in cui era tenuto prudente il nascondere le idee liberali; sono quelli che ho cercato di propagare e di svolgere nella palestra del giornalismo, dal punto in cui la stampa fu fatta libera. Si, io credo potere dall’intimo della mia coscienza dichiarare che, come i membri del comitato, io volli mai sempre, con tenace proposito, l’Italia unita e libera, ed il nostro paese nel pieno possesso di un sincero sistema costituzionale, nel quale il trono riposi sulla ferma e larga base delle libertà popolari.

Io fui nel passato, e sono tuttora amico schietto e devoto della monarchia costituzionale, perché la reputo la sola capace nelle attuali condizioni della società europea, e dell’Italia in particolare, di conciliare l’ordine e la libertà: la stabilità necessaria allo svolgimento degli interessi economici, coi miglioramenti morali e politici che richieggono le giuste e crescenti esigenze dei popoli; perché la monarchia costituzionale è il solo sistema di governo, nel quale il moto progressivo che spinge la civiltà cristiana a migliori destini, possa essere mantenuto nei limiti segnati dalla ragione.

Lo Statuto adunque sarà il nostro simbolo politico; ma lo Statuto considerato non solo come la consacrazione di molti, grandi e fecondi principi di libertà, ma altresì come il mezzo più efficace ed acconcio ad introdurre nell’ordine economico e politico tutte le riforme, tutti i miglioramenti richiesti da provate esperienze o da incontestabili ragioni scientifiche, e tutti quelli ancora che il futuro rivelerà allo spirito indagatore dei popoli moderni.

Questa dichiarazione racchiude l’intera mia professione di fede politica. A questa credo essere rimasto consentaneo in tutte le discussioni sostenute dal giornale da me diretto, giornale alla creazione del quale molti di voi concorsero.

In queste discussioni io ho palesato schiettamente, senza timore di offendere i depositari del potere, o i momentanei organi dell’opinione popolare più ardente, quale fosse il particolare mio giudizio sui maggiori argomenti politici, sui quali fu rivolta da quattro mesi l’attenzione del paese. Ad esse io mi fo lecito riferirmi, come a un più preciso programma della condotta ch’io intenderei seguire se venissi eletto a deputato.

Ma le questioni politiche non sono le sole alle quali vegliar debba un deputato geloso dell’adempimento del suo mandato. Egli deve curare egualmente gl’interessi economici ed amministrativi dello Stato.

Il Vercellese, fonte di pingui entrate pel pubblico erario, merita l’attenzione speciale del Governo. Le frequenti mie dimore nella vostra provincia, la lunga pratica ed i non leggeri studi dedicati alla prima delle vostre industrie, l’agricoltura, mi lasciano sperare di potere non indegnamente combattere nel Parlamento la causa del progresso materiale e morale della nostra provincia.

Il vostro deputato dovrà, per quanto gli sarà possibile, adoprarsi onde si spandano i benefizi dell’istruzione primaria, ancora cotanto ristretti, e si migliori l’istruzione secondaria che così mal risponde ai bisogni della società: dovrà procurare il miglioramento delle interne comunicazioni, rimaste per lo più in un vergognoso stato di abbandono. Dovrà pure tentare ogni mezzo onde conciliare gl’interessi delle Finanze proprietarie de’ principali navigli del Vercellese, con quelli dell’agricoltura e del pubblico, affinché l’irrigazione delle nostre contrade cessi dall’essere un monopolio abbandonato alla cupidigia privata, ed esercitato con una tanta fiscalità, che contrasta di continuo col bene dell’agricoltura, coi diritti di proprietà, e talvolta persino colle prescrizioni della morale.

Con questa professione di fede, con queste schiette e brevi dichiarazioni io ho creduto dover rispondere all’invito del vostro comitato. Se, per avventura, esse sono tali da conciliarmi i vostri suffragi, io confido che gli atti corrisponderanno alle parole. Ove poi la vostra scelta cadesse sopra altro di me più degno, io mi applaudirò sempre di averle proferite, se esse mi valgano la stima e la simpatia di alcuni di voi.

C. Cavour


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